4 dicembre 2015

Recensione: QUEL FANTASTICO PEGGIOR ANNO DELLA MIA VITA di Jesse Andrews. Il romanzo da cui è tratto l'omonimo film al cinema dal 10 dicembre

Titolo: Quel fantastico peggior anno della mia vita 
Autore: Jesse Andrews  
Editore: Einaudi
Pagine: 264  
Anno di pubblicazione: 2015  
Prezzo copertina: 17,50 €

Recensione a cura di Eleonora Cocola

Greg sta per cominciare l’ultimo anno del liceo, e il suo solo scopo è passarlo indenne. Per uno come lui, grassottello, parecchio imbranato e innegabilmente strano, vivere ai margini della vita sociale della scuola è già un ottimo risultato. L’importante è dribblare l’appartenenza a qualsivoglia gruppo (per questo non pranzare in mensa è fondamentale): e se questo vuol dire non essere amico di nessuno, per Greg è un sacrificio più che accettabile in nome del quieto vivere. Nel
tempo libero c’è sempre Earl, che non è solo suo amico ma soprattutto suo collega nella realizzazione di film sperimentali. Quando la loro compagna di scuola Rachel si ammala di leucemia, la madre di Greg decide che suo figlio ha il dovere di starle vicino, e il ragazzo finisce col girare un film sulla ragazza che sta morendo.

Dopo il successone di Colpa delle stelle, la sick-lit impazza e gli scaffali delle librerie si riempiono di adolescenti malati che si innamorano e che con l’incombere della morte comprendono il senso ultimo della vita. Per fortuna Quel fantastico peggior anno della mia vita è diverso: niente amore, niente riflessioni esistenziali, niente passi strappalacrime, niente buonismo e niente pietà. Scrivere un libro divertente su un’adolescente che muore di leucemia è un paradosso, ma Jesse Andrews ci è riuscito perfettamente. Il protagonista è cicciotto, volgare, insensibile; sta vicino a Rachel perché sua madre glielo impone, e la cosa, anche se i due finiscono per diventare amici, per la maggior parte del tempo, non gli fa particolarmente piacere. Di amore poi non se ne parla proprio, la ragazza in questione è pure bruttina, coi denti troppo grandi e i capelli così crespi che quando li perde per via della chemio possiamo ipotizzare sia più carina di prima.

Lo stile del libro rispecchia perfettamente l’irriverenza del contenuto e dei personaggi: a tratti descrittivo come la sceneggiatura di un film, pieno di voli pindarici, elenchi e liste; il tono rimane sempre leggero, ironico, talvolta così sincero da sfociare nel cinismo. La voce del protagonista sa essere esilarante la maggior parte del tempo, anche certe digressioni sono superflue e ripetitive, come nelle profferte di falsa modestia dell’autore che ribadisce l’inutilità e la bruttezza del libro.

Quel fantastico peggior anno della mia vita è un libro che ti inganna quasi fino alla fine, perché ti fa credere che sia capace di parlare in modo leggero di una ragazza che muore di leucemia, riuscendo persino a far ridere; ma la verità è che parla della morte, e la morte fa schifo. Andrews poi ne parla in una maniera completamente priva di sovrastrutture, solo come di una cosa di cui è difficile cogliere il senso. Proprio per la totale mancanza di sentimentalismi e di uno straccio di consolazione, finisce per lasciare un peso sullo stomaco non molto facile da mandare giù.
 
Dal libro il film diretto da Alfonso Gomez-Rejon con Thomas Mann, Olivia Cooke, Rj Cyle. Al cinema dal 10 dicembre

 
 
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