1 dicembre 2013

Recensioni: C'era una volta un'estate (2013); Hunger Games - La ragazza di fuoco (2013); Come il vento (2013); Don Jon (2013)

Duncan (Liam James), ragazzo introverso, è costretto a trascorrere le vacanze estive con la madre Pam (Toni Collette) e il suo nuovo compagno Trent (Steve Carell), che non perde occasione per denigrarlo. Per questo Duncan si prepara ad un'estate monotona e noiosa, ma l'incontro con Owen (Sam Rockwell), un tipo bizzarro che lavora in un parco acquatico, è destinato a cambiare tutto. L'uomo infatti si rende conto delle difficoltà del ragazzo e decide di aiutarlo, assumendolo come aiutante...

C'era una volta un'estate è un racconto di formazione che trova la sua forza nel realismo della quotidianità. La storia di un ragazzo, Duncan, che non riesce ad accettare la separazione dei genitori, ma soprattutto a conformarsi con la superficialità che lo circonda.
Un ragazzo che ha bisogno di fiducia, quella che riuscirà a dargli Owen (un eterno Peter Pan con il dono di capire gli altri), per trovare se stesso. Un film recitato bene da tutti i protagonisti, compreso Steve Carell che vediamo in un ruolo inedito rispetto al passato. Un film consigliato agli adolescenti e a tutti coloro che amano le storie di formazione.

Katniss Everdeen (Jennifer Lawrence) è riuscita a vincere la 74° edizione degli Hunger Games insieme al suo amico Peeta Mellark (Josh Hutcherson), di cui ha finto di essere innamorata durante i giochi. Katniss tuttavia è diventata un simbolo per tutti coloro che sono pronti a ribellarsi contro Capitol City, e per questo il Presidente Snow (Donald Sutherland) decide di infangare la sua reputazione costringendola a diventare l'immagine della felicità e dell'obbedienza a Capitol City. Tuttavia il fallimento di questa strategia porterà il Presidente, dietro suggerimento del nuovo stratega Plutarch Heavensbee (Philip Seymour Hoffman), a favorirne l'eliminazione in una nuova edizione degli Hunger Games, a cui sono chiamati a partecipare tutti i vincitori dei vari distretti. Riuscirà la "ragazza di fuoco" ad avere la meglio anche questa volta?

Il secondo capitolo della trilogia cinematografica di Hunger Games, tratto dal romanzo di Suzanne Collins, si rivela decisamente superiore rispetto al primo. L'imprevedibilità diventa il filo conduttore del racconto e bisogna arrivare all'epilogo per comprendere il senso di alcuni passaggi. Anche in questo episodio, tuttavia, l'organizzazione del potere non è ancora molto chiara, al di là della figura del presidente, anche se il dispotismo di Capitol City è senza dubbio più evidente.

Tra le tematiche centrali del film ritroviamo il potere dei media e l'attenzione per le strategie di comunicazione, che possiamo considerare di strettissima attualità nella società odierna. In particolare l'idea di coprire i disagi dei distretti con la storia d'amore ci ricorda inevitabilmente il tentativo di alcune trasmissione televisive di creare modelli inconsistenti che inducono le persone a non pensare o, peggio, a scambiare la realtà mediatica con quella della vita reale.

Un altro passo in avanti riguarda la creazione di un clima torbido e violento, decisamete meno velato rispetto al primo episodio, mentre conferme arrivano dal ritmo, dalla qualità estetica del film (computer grafica ed effetti speciali) e dalla recitazione dei protagonisti, in particolare del premio Oscar Jennifer Lawrence, che si conferma sempre più come una delle migliori attrici della nuova generazione. Un film rivelazione che merita l'attenzione di un pubblico giovane e non. Consigliato!

Armida Miserere (Valeria Golino) lavora come direttrice nel carcere di Lodi e vive con il compagno Umberto Mormile (Filippo Timi), educatore in servizio al carcere di Milano-Opera. Quando quest'ultimo viene assassinato nel 1990, la vita di Armida si spezza e la donna, nonostante l'apparente forza, è costretto a convivere con questo dolore fin al suicidio del 2003. Come il vento racconta la sua biografia, muovendosi sul doppio binario della vita professionale e privata della donna. Una storia privata che si intreccia con quella più grande del nostro Paese, in particolare con la lotta contro la mafia e la camorra, che ha causato la morte di diversi servitori dello stato. Tra i punti di forza del film c'è sicuramente l'ottima prova della Golino, intensa ed espressiva, così come risulta convincente Filippo Timi nei panni di Umberto Mormile. Mentre la durata risulta eccessiva e il ritmo troppo lento. Per questo il film non è adatto a tutti ma consigliato principalmente a chi ama le storie drammatiche e vuole saperne di più sulla vita di questa figura, tanto controversa quanto forte e coraggiosa.

Jon Martello (Joseph Gordon-Levitt) è un don Giovanni che scopa ogni sera con una donna diversa ed ha una dipendenza dai film porno. Jon infatti nonostante l'attiva vita sessuale non riesce a provare la stessa eccitazione derivante dalla visione di un video. E nemmeno l'incontro con la bellissima Barbara (Scarlet Johansson), di cui finisce per innamorarsi, sembra in grado di guarirlo. Ma quando conosce Esther (Julianne Moore), una donna più grande che frequenta insieme a lui la scuola serale...

Don Jon, esordio alla regia di Joseph Gordon-Levitt, è una commedia atipica che racconta la storia di una dipendenza, un po' come capitato, in chiave completamente diversa, per Shame. Un film che si sviluppa con un flusso continuo di immagini, spesso sessualmente esplicite, che attraverso la routinaria vita del protagonista raccontano il vizio e le sue contraddizioni, a partire dall'immancabile confessione domenicale. E proprio in queste immagini è insita la comicità del film, piuttosto che in dialoghi fin troppo coloriti. Una commedia, dunque, che trova il suo punto di forza nella scelta stilistica del regista, che rende originale il racconto di una tematica già ampiamente trattata in altre pellicole. Un film consigliato a chi cerca qualcosa di originale ed è pronto ad accettare dialoghi volgari e immagini sessualmente esplicite.