Recensione a cura di Mario Turco Partiamo da una notizia, datata i primi di Maggio di quest'anno, che segna un altro passo dello schizofrenico rapporto dell'industria del cinema con una delle sue componenti più futuristiche: il Consiglio dell'Academy of Motion Picture Arts and Sciences, che gestisce gli Oscar, in quell'occasione aveva stabilito nuove e ferree regole che vietano candidature per attori e sceneggiature generate dall’IA per la prossima edizione della cerimonia dei premi cinematografici più famosi. Un blocco limitato quindi al solo uso "creativo", qualunque cosa voglia dire, e non all'aspetto meramente tecnico delle categorie più professionali, come ad esempio successo nel caso della tempesta mediatica che investì "The brutalist", di Brady Corbet che si era sì servito di un software di IA, Respeecher, per modificare la pronuncia dei due protagonisti nelle parti in ungherese ma che infine si è rivelata una scelta che Hollywood ha mand...