Concorso letterario "Racconti di Natale": "Babbo Natale e le letterine smarrite", di Maria Teresa Torti

"BABBO NATALE E LE LETTERINE SMARRITE", di Teresa Torti


Le lettere dei bambini erano ancora ammassate nei sacchi.
Il laboratorio era vuoto, buio e silenzioso.
I folletti camminavano nervosi, avanti e indietro, guardando sconsolati il calendario, in attesa di essere chiamati.

Cosa stava succedendo? Era il 10 Dicembre, ma nulla faceva presagire l’avvicinarsi dell’unico grande evento dell’anno. Di solito, sin dai primi giorni del mese, Babbo Natale concludeva lo smistamento minuzioso delle letterine. Richieste di orsacchiotti nel primo scaffale a destra, di bambole nel primo a sinistra, di soldatini in alto, e così via, ulteriormente suddividendo per le diverse regioni del mondo.
Dopodiché procedeva all’acquisto dei materiali: legno, stoffa, piombo, plastica, fiocchi, carta, ecc.
Infine convocava i folletti e iniziavano, febbrili, i lavori. I folletti fondevano, raffreddavano, plasmavano, tagliavano, cucivano… dall’alba sino alle ore più tarde della notte.

Quest’anno, invece, nessuna convocazione.Strana cosa! Che Babbo Natale avesse trovato altri assistenti? I folletti decisero di investigare.

Arrivarono alla casetta rossa che era già sera. Prima ancora di bussare, sbirciando, da fuori, alla finestra del salotto, videro Babbo Natale sprofondato nella poltrona davanti al camino, lo sguardo perso nel vuoto e l’aria sconsolata.
Bussarono convinti e lo videro sobbalzare e lasciare stancamente il suo cantuccio.
Aprì la porta ed i folletti notarono subito l’aria trasandata, la barba spettinata, lo sguardo confuso.
Non fecero in tempo ad entrare, che Babbo Natale si era già tuffato fra le loro braccia piangendo disperato. Ripeteva fra le lacrime “…non hanno più bisogno di me…”.

“Ma chi? Perché?” chiedevano i folletti cercando di calmarlo.
“I bambini!” rispondeva lui, ma i singhiozzi gli impedivano di spiegare.
Finalmente si riprese e cominciò:
“Le lettere dei bambini… sono arrivate, ma… guardate!!!”.
Ne prese un mucchietto dai sacchi e cominciò a leggere le richieste:
“…Play-station… Karaoke... Bayblade… City Garage… Spiderman … Hamtaro… Monsters… Mini- market…Memory…  Bratz… Winx…e poi, leggete, leggete! Tutti questi Computer: di Winnie the Pooh, di una certa Barbie! (…per caso li conoscete?)”.
Io non capisco cosa mi chiedono, non so come catalogare, non so neanche da dove cominciare…non so più nulla!!! Io…voi… noi… non serviamo più!!! concluse Babbo Natale in un crescendo di disperazione.

Tuttavia i folletti non si lasciarono influenzare dalla effettiva drammaticità della situazione.
Babbo Natale aveva ragione: non era possibile fabbricare degli oggetti sconosciuti. Ma perché disperarsi per quelle richieste oscure e incomprensibili?Bastava… ignorarle!
Presero in mano la situazione: mandarono Babbo Natale dal parrucchiere (aveva la barba veramente inguardabile!) e dal sarto per farsi fare un bel vestito nuovo (non c’è miglior cura contro la depressione).
Appena arrivati i materiali, aprirono il laboratorio e si impegnarono a fabbricare in tempi record i soliti balocchi, ma più attraenti, morbidi, colorati e scintillanti che mai!
Impacchettarono tutto e in ogni pacchetto infilarono un biglietto dorato, che fecero firmare a Babbo Natale, dove era scritto:
Caro/a Bambino/a, Buon Natale! Mi spiace comunicarti che la tua letterinaè stata smarrita. Ma io ti conosco, so che sei stato bravo e ho pensato di donarti…” … seguivano i nomi dei bellissimi giochi preparati con tanta cura.

La notte della Vigilia, Babbo Natale, di nuovo in forma, con la barba tutta arricciolata e il suo smagliante vestito nuovo, partì con la solita espressione di bonaria allegria dipinta sul volto (…ma non senza una lieve ombra di dubbio nello sguardo).

Ma fortunatamente i folletti avevano avuto ragione!
La notte di Natale, i bambini si addormentarono felici nei lettini, abbracciati ai loro orsacchiotti nuovi, morbidi come batuffoli, o alle loro bambole, talmente belle da sembrare vere, o guardando nel dormiveglia la fila di soldatini ben allineati sui comodini o avendo ancora negli orecchi lo sferragliare dei trenini, ora appoggiati sul tappeto.
E tutti scivolarono nel sonno soddisfatti, senza rimpiangere nulla e, anzi, pensando: “Che fortuna che la mia letterina si sia persa… Grazie, Babbo Natale!”.

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