La recensione del film "Notre-Dame in fiamme", di Jean-Jacques Annaud nelle sale dal 28 marzo e dal 15 aprile su Sky Cinema e Now
Recensione a cura di Mario Turco
Al cinema dal 28 Marzo e dal 15 aprile su Sky Cinema e in streaming su NOW, appunto a tre anni esatti dal rogo che avvenne il 15 Aprile 2019, il film “Notre-Dame in fiamme”, di Jean-Jacques Annaud ripercorre il prima, il durante e il dopo di quella fatidica giornata. La pellicola, distribuita da Vision è prodotta da Wildside, Pathé, TF1 Film Production, Jérôme Seydoux e François Pinault, è un'operazione Sky Original che esce con grande coraggio in sala prima della sua (limitata) distribuzione su piattaforma. A visione ultimata, si può ben comprendere il senso di questa scelta dato che l'ultimo film di uno dei registi più “spettacolari” del cinema europeo si pone mai come in questo caso in aperto dialogo coi meccanismi più smaccatamente popolari della fabbrica dei sogni hollywoodiana. Crediamo quindi che sarà ben in grado di intercettare le emozioni di un pubblico generalista, uso ed aduso ai canoni filmici statunitensi a cui l'immaginario del lungometraggio si riallaccia con grande ma intelligente mestiere. “Notre-Dame in fiamme”, pur facendo i conti con un evento fortunatamente privo di vittime umane, ha infatti i connotati della tragedia nazionale e perfino continentale: la cattedrale parigina è difatti una delle chiese cristiane più antiche d'Europa e con la sua imponente architettura gotica ben rappresenta il senso di grandeur tipicamente francese. Il film, sceneggiato dallo stesso Jean-Jacques Annaud e Thomas Bidegain, basa il suo serrato e corale racconto sulle 24 ore che hanno preceduto la mattina del 16 aprile 2019, quando finalmente l’incendio che ha devastato la cattedrale di Notre-Dame è stato dichiarato sotto controllo.
Aiutandosi attraverso l'uso della didascalie, Annaud comincia in medias res e rispettando la timeline degli eventi. I primi minuti del film sembrano quasi accondiscendere alle aspettative dello spettatore: Notre-Dame ci viene presentata in una giornata di ordinaria follia turistica, alle prese con la ressa di persone pronte a fotografare qualunque statua della cattedrale e pendere dalle delucidazioni delle cosmopolite guide. Ma Annaud, pur in questo inizio da cartolina, da spazio ad alcuni frame che anticipano la catastrofe che da lì a poco si abbatterà. Soprattutto con l'entrata in scena del nuovo addetto alla sicurezza della chiesa (Oumar Diolo), si cominciano a intravedere le prime crepe di un sistema che, come sempre, risparmia proprio sul settore più cruciale. L'impiegato infatti non ha la preparazione adatta né i documenti in piena regola - e pur in un prodotto di cassetta chiaramente celebrativo sono questi inside jokes a svelare le crepe dei subappalti - e compie il primo di una serie di piccoli grandi errori che porteranno alla nefasta propagazione delle fiamme sul tetto dell'edificio. "Notre-Dame in fiamme" arresta qui la sua (lieve) denuncia per diventare da subito una deflagrante (è proprio il caso di scriverlo!) messa per immagini, incentrata molto di più sull'angosciante lotta dei pompieri contro il fuoco e il tentativo disperato di salvare le migliaia di opere d'arte presenti nelle navate. La cifra stilistica del film oscilla tra la verosimiglianza ipertrofica dell’intervento del coraggioso manipolo di volontari e tutta una serie di microstorie laterali connesse al rogo, dalla corsa a perdifiato dell’intendente della cattedrale che ha la chiave per aprire la cassaforte della corona di spine di Gesù Cristo (l’altra stilettata che Annaud si concede è sull’incredibile cifra pagata, in debito tra l’altro, dallo Stato francese per porsi così surrettiziamente a capo della cristianità europea) fino al robot lancia-acque Colossus, fondamentale per arginare il rischio umano ed arrestare il rischio di crollo della volta. Così il film rinuncia a qualunque rilettura politica – perfino gli inserti documentali su Macron fanno fare una buona figura al presidente francese – per essere una strabordante macchina sensoriale di lapilli, zolfo e legno ardente e che ha perfino come unica onta a suo carico la ricerca forsennata di immagini-chiave. Perché se il Gargoyle che dalla sua bocca di pietra erutta il piombo fuso della struttura di metallo da cui si è propagato l'incendio è potente nella sua sintesi, quella del fiocco a forma di cuore attorcigliata dalla bambina in un cero votivo rasenta il peggior fanatismo. Che non è quello alla religione ma alla mecca hollywoodiana.

