Recensione: Con i piedi per terra, di Pieroad

Titolo:
Con i piedi per terra
Autore: Pieroad
Editore: Sonzogno
Pagine: 432
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 19,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Con i piedi per terra non è soltanto il racconto di un'impresa straordinaria, ma è soprattutto una riflessione sul tempo, sulla solitudine, sugli incontri e sul significato di mettersi in cammino quando tutti sembrano correre nella direzione opposta. Quando Nicolò Guarrera parte da Malo nell'agosto del 2020 con l'obiettivo di fare il giro del mondo a piedi, la sfida appare quasi impossibile. Davanti a lui ci sono deserti, montagne, frontiere e anni di strada. Alla fine saranno oltre 35000 chilometri percorsi e 25 paia di scarpe consumati, dal Veneto fino al Sudamerica, dalla Terra del Fuoco all'Australia, attraverso l'India, il Medio Oriente e infine lungo la strada che lo riporterà a casa. Accanto a lui c'è soltanto Ezio, il passeggino da trekking che trasporta tutto ciò che gli serve per vivere. Eppure, pagina dopo pagina, ci si accorge che la vera avventura non riguarda la distanza percorsa, ma la trasformazione interiore che ogni passo porta con sé. Ciò che colpisce maggiormente è la naturalezza con cui l'autore racconta un'esperienza che, nelle mani sbagliate, avrebbe potuto facilmente trasformarsi in un elenco di imprese sportive o in una celebrazione personale. Qui accade l'opposto. I chilometri, i deserti attraversati, le notti in tenda, il caldo soffocante e il freddo estremo diventano lo sfondo di qualcosa di molto più umano: la scoperta degli altri. Nel corso del viaggio il mondo perde progressivamente i contorni di una cartina geografica e assume quelli delle persone incontrate lungo la strada. Famiglie che aprono la porta di casa a uno sconosciuto, viaggiatori occasionali, comunità che offrono un pasto caldo, amicizie nate per caso e rimaste impresse per sempre. Il racconto restituisce con sincerità la sensazione che la vera ricchezza del cammino non sia arrivare da qualche parte, ma tutto ciò che succede mentre si procede.


Uno degli aspetti più belli del libro è proprio questa fiducia nell'essere umano. Nicolò non nasconde le difficoltà, gli imprevisti o i momenti di sconforto, ma ciò che emerge con forza è la quantità di gesti gratuiti ricevuti lungo il percorso. In un'epoca in cui siamo abituati a sentire soprattutto storie di divisioni e paure, queste pagine ricordano quanto la gentilezza continui a esistere, spesso lontano dai riflettori. Anche la scrittura sorprende. Pur raccontando un viaggio lungo oltre cinque anni, il libro mantiene sempre un tono diretto e autentico. Le riflessioni nascono dall'esperienza concreta e non danno mai l'impressione di voler insegnare qualcosa al lettore. Ci sono momenti profondi, altri ironici, altri ancora segnati dalla nostalgia o dalla meraviglia. Tutto appare vissuto prima ancora che raccontato. Particolarmente riuscita è la dimensione più intima del racconto. Se da una parte c'è l'entusiasmo della scoperta, dall'altra emergono i costi emotivi di una scelta così radicale: gli affetti lasciati a casa, gli eventi familiari vissuti a distanza, la consapevolezza che ogni sogno richiede inevitabilmente delle rinunce. Sono forse queste le pagine che restano più a lungo nella memoria, perché mostrano il lato meno visibile dell'avventura. E poi c'è il ritorno. Un ritorno che non rappresenta semplicemente la conclusione di un viaggio, ma la presa di coscienza che nessuna meta è davvero definitiva. Nel momento in cui il cammino si avvicina alla fine, il libro assume quasi il tono di una riflessione sul significato stesso della felicità. Non qualcosa da raggiungere una volta per tutte, ma una direzione, un modo di stare nel mondo.

Con i piedi per terra
è il diario di un'impresa eccezionale, ma riesce a parlare anche a chi non attraverserà mai un deserto né percorrerà decine di migliaia di chilometri. Perché, in fondo, racconta qualcosa che riguarda tutti: il desiderio di trovare il proprio ritmo, di uscire dalla corsia di sorpasso e di riscoprire il valore delle persone incontrate lungo la strada. Un libro che fa viaggiare, ma soprattutto che invita a rallentare. E forse, una volta chiusa l'ultima pagina, lascia una domanda semplice quanto potente: se la vita è davvero un cammino, stiamo prestando abbastanza attenzione ai passi che facciamo ogni giorno?

Nicolò Guarrera, vicentino di Malo, è partito il 9 agosto 2020 per realizzare un sogno: fare il giro del mondo a piedi. In 1862 giorni ha attraversato quattro continenti e percorso oltre 35.000 chilometri, accompagnato da Ezio, l’inseparabile passeggino divenuto casa e compagno di avventure. Conosciuto sui social come Pieroad, ha condiviso il suo viaggio cercando di restituire la realtà di un mondo a misura d’uomo. Con i piedi per terra è il suo primo libro.

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