Recensione: Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi, a cura di Michela Pollutri con la collaborazione di Andrea Gide
Titolo: Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi
Autore: Michela Pollutri (a cura di) con la collaborazione di Andrea Gide
Editore: Oblivium
Pagine: 510
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 24,90 €
Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi è un’antologia affascinante e inquieta, costruita attorno a una delle paure più antiche dell’essere umano: smettere di riconoscersi. Curato da Michela Pollutri con la collaborazione di Andrea Gide, il volume non si limita a raccogliere racconti di lupi mannari, ma usa la metamorfosi come filo rosso per attraversare secoli, tradizioni e generi diversi. Il risultato è un vero viaggio nell’immaginario del mostruoso, dove il confine tra uomo e animale, civiltà e natura, razionalità e istinto diventa ogni volta più incerto. La raccolta comprende venticinque testi suddivisi in quattro sezioni.
Autore: Michela Pollutri (a cura di) con la collaborazione di Andrea Gide
Editore: Oblivium
Pagine: 510
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 24,90 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
La prima, Licantropie vere o presunte, è anche la più ampia e costruisce una sorta di piccolo atlante letterario dell’uomo-lupo, mostrando quanto uno stesso mito possa cambiare attraversando epoche e culture differenti. Il Lupo mannaro di Orest Somov, che apre il volume, ha il gusto del racconto popolare narrato davanti al fuoco, tra villaggi, superstizioni, stregoneria e paura collettiva. Con Il lupo bianco dei Monti Hartz di Frederick Marryat compare invece una delle più interessanti incarnazioni femminili della licantropia, mentre Hugues, il Lupo Mannaro di Sutherland Menzies gioca soprattutto sul confine tra mostruosità reale e credenza superstiziosa. La storia di un Lupo Mannaro di Catherine Crowe prosegue lungo la tradizione gotica ottocentesca, mentre Rudyard Kipling, ne Il segno della bestia, porta il tema della regressione verso l’animale nell’India coloniale. Il lupo bianco di Kostopchin di Sir Gilbert Campbell lega invece una misteriosa giovane donna alla comparsa di una feroce lupa bianca in un remoto scenario lituano, giocando ancora una volta sull’incertezza tra sembianze umane e natura bestiale. Con I lupi mannari di Honoré Beaugrand il mito si trasferisce nel Nord America francofono e si intreccia alle tensioni culturali e religiose del mondo coloniale; La lupa di Saki ne offre al contrario una versione ironica, costruita intorno all’equivoco e alla beffa. Completano questo ricco percorso Il licantropo di Virgínia de Castro e Almeida, Il lupo mannaro di Ponkert di H. Warner Munn, che affida significativamente il racconto alla voce dello stesso licantropo, e La Fanciulla-Lupo di Josselin di Arlton Eadie, pubblicata originariamente sulle pagine di Weird Tales. Ne emerge una figura continuamente reinventata: mostro, vittima, inganno, maledizione, creatura del folklore e proiezione delle paure umane.La forza dell’antologia emerge ancora di più quando, con Altre metamorfosi, abbandona il lupo e rende il cambiamento imprevedibile. La tigre mannara di Hugh Clifford porta il lettore nelle credenze legate al Sud-est asiatico, mentre La fanciulla con il gatto d’oro di Marcel Prévost costruisce l’inquietante sospetto di un’identità condivisa tra una giovane donna e un felino, senza sciogliere completamente il dubbio sulla natura della loro relazione. Ambrose Bierce, con Gli occhi della pantera, intreccia invece ferinità, paura e dimensione psicologica; Saki, in Laura, trasforma ancora una volta il soprannaturale in humour nero. Tra i racconti più disturbanti spicca La voce nella notte di William Hope Hodgson, dove la metamorfosi non ha nulla di liberatorio: diventa contagio, invasione del corpo e progressiva perdita della forma umana. La maledizione di Yig, nata dalla collaborazione fra Zealia Bishop e H. P. Lovecraft, conduce infine verso il weird più puro, dove il serpente diventa insieme divinità, ossessione e minaccia di un’alterazione irreversibile. In questa seconda sezione il concetto stesso di metamorfosi si amplia: non è più soltanto il passaggio dall’uomo alla bestia, ma una destabilizzazione dell’identità, qualcosa che modifica il corpo e insieme incrina la certezza di sapere dove finisca l’umano e dove cominci il mostruoso.
Uno dei meriti maggiori di Trasformazioni è proprio la varietà. Non tutti i racconti cercano di spaventare nello stesso modo: alcuni puntano sull’atmosfera gotica, altri sulla superstizione, altri ancora sull’ironia, sul folklore, sull’orrore corporeo o sul perturbante psicologico. Alcuni testi mostrano inevitabilmente lo sguardo e i pregiudizi dell’epoca in cui furono scritti, soprattutto quando raccontano culture extraeuropee; letti oggi, acquistano anche un interesse storico, perché mostrano come l’idea di “bestiale” sia stata spesso costruita attraverso lo sguardo dell’Occidente. Molto riuscito anche l’apparato visivo: incisioni, immagini in bianco e nero e cornici decorative accompagnano le sezioni e restituiscono al libro l’aspetto di un vecchio bestiario o di un volume trovato in una biblioteca dimenticata. Non sono semplici ornamenti, ma contribuiscono all’atmosfera e trasformano la lettura in un’esperienza quasi materiale. Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi è quindi molto più di una raccolta di storie di uomini-lupo. È una piccola storia letteraria della paura di cambiare, perdere il controllo, diventare altro. Un’antologia ricca, colta ma accessibile, capace di mettere in dialogo folklore, gotico, fiaba e weird e di ricordarci che il mostro più inquietante non è sempre quello che assume sembianze animali. A volte è quello che continua ad avere il nostro volto.
Fiabe e dintorni mostra quanto queste paure siano più antiche della narrativa horror moderna. Bisclavret, nella rielaborazione di Constance Cary Harrison, riporta al cuore medievale della licantropia: il mostro non coincide necessariamente con il male, mentre tradimento e crudeltà possono appartenere agli esseri umani più che alla creatura. La meravigliosa storia della bella Melusina di Ludwig Tieck recupera invece una delle figure ibride più seducenti della tradizione europea, sospesa fra donna e serpente, amore e interdizione. Le fiabe di Christina Rossetti, Mary Mapes Dodge e Robert Hamill Nassau ampliano ulteriormente il quadro, dimostrando che la metamorfosi può essere punizione, prova, ammonimento morale, ma anche modo per raccontare paure collettive e desideri che la ragione preferirebbe tenere nascosti. La sezione conclusiva, Ultime trasformazioni, cambia ancora tono. La famiglia del Vurdalak di Aleksej Konstantinovič Tolstoj è un racconto gotico feroce, costruito sull’idea che il mostro più terribile possa tornare a casa con il volto di chi amiamo. Qui la trasformazione contagia gli affetti e rovescia la famiglia in una trappola. Lazzaro di Leonid Andreev compie invece il gesto più radicale dell’intero volume: non trasforma l’uomo in animale, ma fa della resurrezione stessa una metamorfosi. Il Lazzaro tornato dalla morte non è più davvero parte del mondo dei vivi; porta con sé qualcosa di indicibile e il suo sguardo diventa una finestra aperta sull’orrore dell’esistenza.
Uno dei meriti maggiori di Trasformazioni è proprio la varietà. Non tutti i racconti cercano di spaventare nello stesso modo: alcuni puntano sull’atmosfera gotica, altri sulla superstizione, altri ancora sull’ironia, sul folklore, sull’orrore corporeo o sul perturbante psicologico. Alcuni testi mostrano inevitabilmente lo sguardo e i pregiudizi dell’epoca in cui furono scritti, soprattutto quando raccontano culture extraeuropee; letti oggi, acquistano anche un interesse storico, perché mostrano come l’idea di “bestiale” sia stata spesso costruita attraverso lo sguardo dell’Occidente. Molto riuscito anche l’apparato visivo: incisioni, immagini in bianco e nero e cornici decorative accompagnano le sezioni e restituiscono al libro l’aspetto di un vecchio bestiario o di un volume trovato in una biblioteca dimenticata. Non sono semplici ornamenti, ma contribuiscono all’atmosfera e trasformano la lettura in un’esperienza quasi materiale. Trasformazioni. Licantropie e altre terribili metamorfosi è quindi molto più di una raccolta di storie di uomini-lupo. È una piccola storia letteraria della paura di cambiare, perdere il controllo, diventare altro. Un’antologia ricca, colta ma accessibile, capace di mettere in dialogo folklore, gotico, fiaba e weird e di ricordarci che il mostro più inquietante non è sempre quello che assume sembianze animali. A volte è quello che continua ad avere il nostro volto.




