Recensione: Nei Grandi Boschi del Wisconsin. La casa nella prateria, di Laura Ingalls Wilder

Titolo
: Nei Grandi Boschi del Wisconsin. La casa nella prateria
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 132
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 11,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Nei Grandi Boschi del Wisconsin di Laura Ingalls Wilder è un romanzo di formazione e di vita familiare capace di trasformare una quotidianità semplice, scandita dal lavoro e dalle stagioni, in un racconto pieno di meraviglia. Qui non ci sono grandi viaggi né città da conquistare: il mondo di Laura è racchiuso nella casetta di tronchi in cui vive con Papà, Mamma, Mary e la piccola Carrie, circondata da una foresta immensa, animali selvatici e lunghi mesi di freddo. Eppure proprio questa dimensione raccolta rende il libro così affascinante: ogni gesto, ogni visita, ogni cambiamento del tempo diventa per una bambina qualcosa di importante. Al centro della storia troviamo ancora una volta la famiglia Ingalls. Laura è curiosa, vivace, impaziente di capire ciò che accade intorno a lei. Osserva gli adulti lavorare, ascolta le storie di Papà e guarda con attenzione ciò che succede fuori dalla casa. Mary, più grande, appare invece più composta e ubbidiente, e il confronto tra le due sorelle fa emergere già molto bene il carattere della protagonista. Laura non è una bambina perfetta: può essere gelosa, impulsiva, desiderosa di avere ciò che vede negli altri. Ed è proprio questa naturalezza a renderla credibile. Mamma Caroline rappresenta la stabilità. È lei a organizzare la casa, cucire, cucinare, conservare il cibo e trasformare ciò che la famiglia possiede in tutto ciò che serve per affrontare l’anno. Papà Charles, invece, è per Laura il collegamento con il mondo esterno: caccia, lavora nel bosco, si occupa degli animali e, soprattutto, racconta. La sera, quando prende il violino, la casetta sembra diventare ancora più piccola e sicura, mentre fuori il bosco resta buio e misterioso. Anche Jack, il cane, e Black Susan, la gatta, fanno parte di questo piccolo universo domestico. La vicenda segue il trascorrere delle stagioni e il ritmo della vita nei Grandi Boschi. L’inverno significa freddo, neve, provviste da preparare e lunghe giornate trascorse soprattutto dentro casa; con il ritorno del clima più mite cambiano i lavori, aumentano le occasioni per uscire e arrivano momenti di festa o di incontro con i parenti. Non esiste una vera e propria trama unica: il romanzo è composto da episodi che raccontano la vita così come viene vissuta da Laura, fatta di attese, piccoli avvenimenti e rare novità. Ed è forse proprio questo il fascino maggiore del libro. Wilder riesce a rendere interessante ciò che, raccontato in modo diverso, potrebbe sembrare semplicemente ordinario. Preparare il cibo per l’inverno, aiutare gli adulti nei lavori di casa, ricevere una visita o trascorrere una serata tutti insieme diventa parte di un mondo molto concreto, nel quale ogni cosa ha un valore preciso. Nulla viene dato per scontato. Un oggetto nuovo, una giornata diversa dalle altre o un’occasione di festa possono diventare ricordi destinati a durare.


La natura occupa uno spazio enorme. Il bosco non è mai soltanto uno sfondo: è fonte di cibo, lavoro, curiosità e anche paura. Laura cresce sapendo che oltre le pareti della casa esiste un ambiente bellissimo ma non completamente controllabile. Gli animali selvatici, il freddo, la neve e il buio fanno parte della vita quotidiana, così come i racconti che Papà porta con sé al ritorno dalle sue giornate fuori casa. Attraverso di lui, Laura impara che il bosco può essere generoso e minaccioso nello stesso momento. Molto importante è anche il senso della famiglia allargata. Zii, nonni e cugini entrano nella storia in alcuni momenti e mostrano quanto fossero preziose le occasioni per stare insieme in una vita tanto isolata. Le feste diventano così qualcosa di più di una semplice pausa dal lavoro: sono momenti in cui si condivide il cibo, si raccontano storie, si balla, si suona e si rafforzano i legami. La scrittura di Laura Ingalls Wilder è semplice, concreta e ricchissima di dettagli. L’autrice racconta come si preparano le provviste, come si organizzano i lavori domestici, come cambia la casa con le stagioni. Ma non c’è mai la sensazione di trovarsi davanti a un manuale. Tutto passa attraverso lo sguardo di Laura e quindi ogni dettaglio acquista il sapore della scoperta. Nei Grandi Boschi del Wisconsin è quindi un romanzo sull’infanzia, sulla famiglia e sul rapporto profondo tra le persone e il luogo in cui vivono. È forse il volume più domestico e raccolto di questo mondo narrativo, ma proprio per questo anche uno dei più intimi. Racconta una vita faticosa senza renderla cupa, fatta di lavoro, rinunce e qualche paura, ma anche di musica, racconti, giochi e piccole felicità. E alla fine rimane soprattutto l’immagine di quella casetta nei boschi: minuscola davanti alla vastità della foresta, ma abbastanza grande da contenere, per Laura, tutto ciò che conta.

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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