Recensione: UNA MOGLIE A PARIGI di Paula McLain

Titolo: Una moglie a Parigi
Autore: Paula McLain
Editore: Beat
Pagine: 368
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo copertina: 9,00 €  


Recensione a cura di Beatrice Pagan

La vita di Ernest Hemingway è appassionante come i suoi romanzi. Paula McLain in Una moglie a Parigi dà voce a Hadley Richardson, la prima moglie dello scrittore, e si addentra in una storia d'amore, tradimenti e ferite reciproche.
La ventottenne Hadley, nella Chicago degli anni Venti, sta cercando di superare la morte della madre e traumi giovanili. Il suo incontro con l'esuberante e appassionato Ernest Hemingway illumina rapidamente la sua esistenza con un amore travolgente.

Nonostante gli avvertimenti di una sua cara amica, Hadley decide di sposare l'aspirante romanziere e trasferirsi con lui a Parigi. L'impatto con la capitale francese è inizialmente difficile a causa delle difficoltà incontrate da Ernest nel trovare lavoro e dei problemi economici. L'incontro con Gertrude Stein, Ezra Pound, Scott e Zelda Fitzgerald trasformano radicalmente la vita della coppia. Gli Hemingway scoprono così una società in cui la monogamia è un'eccezione e la voglia di diventare famosi alimenta collaborazioni ma anche tante competizioni. Ernest, con il suo passato da reduce di guerra, trova la sua stabilità emotiva in Hadley. La sempre più crescente popolarità di Ernest e la sua inquietudine lo porteranno a mettere a rischio il suo legame più importante.

Paula McLain riesce a dare voce a una donna spesso rimasta in ombra e all'unicità della fervente società parigina degli anni Venti. La storia d'amore tra Haldey e Hemingway è ripercorsa in tutte le sue fasi con uno stile scorrevole che, però, perde di efficacia nella seconda parte del romanzo. Il personaggio di Hadley fatica più del dovuto a emozionare il lettore. Le motivazioni che la portano a sostenere una così totale dedizione nei confronti del marito non vengono mai approfondite veramente, limitandosi a registrare quanto accade attraverso la sua voce narrante. Un difetto riscontrabile anche nel fare emergere le ferite interiori dei due protagonisti. Quello che manca a Una moglie a Parigi è la capacità di stabilire un legame con il lettore, permettendogli di essere coinvolto dagli eventi narrati. E' difficile provare una vera empatia nei confronti di Hadley fino alle pagine in cui si racconta il viaggio di ritorno da Antibes dopo la distruzione di un grande amore. La maternità, inoltre, viene sviluppata in modo lacunoso ed eccessivamente asettico. Risulta quasi impossibile credere alla nostalgia nei confronti del figlio, dopo la minuziosa descrizione delle serate, delle bevute, dei lunghi soggiorni trascorsi tra letterati e amici, mentre Bumby è affidato alle cure di una tata. Più intriganti, invece, le pagine dedicate alle corride e ai soggiorni in Spagna dei coniugi Hemingway, che hanno ispirato alcune delle pagine più amate dai lettori.

Pur con molti difetti, il romanzo di Paula McLain è una lettura interessante per chiunque sia rimasto affascinato dalle opere dello scrittore e dalla sua complicata vita privata. Parigi conserva intatto tutto il suo fascino e la descrizione delle varie fasi di un amore è efficace. La rappresentazione elegante e impeccabile convince, pur regalando un numero esiguo di passaggi veramente emozionanti.

L'AUTRICE
Paula McLain è nata a Fresno, in California, nel 1965. Nel 1996 riceve dall’Università del Michigan il premio MFA per la poesia. La sua prima raccolta poetica, Less of Her, viene pubblicata nel 1999. Nel 2003 appare il suo libro di memorie Like Family: Growing Up In Other People’s Houses e nel 2005 la sua seconda raccolta di poesie, Stumble Gorgeous. Attualmente insegna presso il New England College e la John Carroll University, e vive a Cleveland. 

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