Recensione: IL CANTO DEL DESERTO di Adele Vieri Castellano

Titolo: Il canto del deserto
Autore: Adele Vieri Castellano
Editore: Leggereditore
Pagine: 695
Anno di pubblicazione: 2015
Prezzo copertina: 12,00 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Torna in libreria Adele Vieri Castellano con un nuovo romanzo storico intitolato Il canto del deserto. Questa volta, attraverso le sue descrizioni, accompagna il lettore tra misterici deserti egiziani ed arcane verità, celate dietro grandi ritrovamenti archeologi. Il libro narra la storia di Lady Sylvia Dunmore, una vedova, reduce da un matrimonio disastroso combinato per mere questioni sociali. La donna, stanca della routine britannica, decide di partire con il padre per l’Egitto.

In quei luoghi esotici e pregni di cultura riuscirà finalmente a ricongiungersi con il fratello Adam e l’amore perduto della sua giovinezza, Nicholas duca di Brokenwood, da anni impegnati in una serie di scoperte archeologiche. La passione e l’interesse accademico di Sylvia per quelle scienze che studiano le civiltà e le culture umane del passato, si fa vivo quando il duca la invita ad unirsi alla spedizione nell’oasi di Siwa, finalizzata a ritrovare segni del passaggio dell’esercito del mitico sovrano persiano Cambise. La presenza di Lady Dunmore però, in quei luoghi lontani ed enigmatici, non passa inosservata all’occhio di chi, di tesori ci vive. Uno fra tutti uno strano conoscitore di reperti antichi, quello che oggi chiameremmo ‘’tombarolo’’. La situazione precipita quando viene portato alla luce il ritratto di una delle donne più famose della XVIII dinastia, avutasi durante il periodo Amarniano: la regina Nefertiti. Sovrana di inestimabile valore, decantata per la sua bellezza e per le sue doti politiche. Questo ritrovamento innesca una serie di drammatici eventi che porteranno Lady Sylvia vicina alla morte. Sarà un potere forte come l’amore, che affonda radici in epoche immemori, a salvare la spedizione dalla catastrofe.

La particolarità del romanzo risiede nella descrizione di quei luoghi in cui hanno vissuto centinaia di sovrani e persone che hanno fatto la storia. Nulla è lasciato al caso. Dalla semplice descrizione climatica caratterizzata dal caldo e dall’afa; a Deir el- Bahari formata da una serie di templi sia con funzione funeraria che religiosa; al Ramesseum, il tempio funerario del grande faraone Ramses II; a Saqqara vasta necropoli egiziana dominata dalla maestosa piramide di Djoser; fino alla grande oasi nel deserto libico, Siwa, luogo ammaliante, e ladro delle anime dei sovrani sia egiziani che ellenistici. I deserti con le lunghe distese sabbiose, i villaggi abitati da mercanti di ogni rarità locale, i profumi, i colori, le scoperte archeologiche, i suoni, gli usi e i costumi, le tradizioni antiche ed ottocentesche, tutto ciò la scrittrice riesce ad evocare nella mente del lettore, che non farà fatica ad indossare una tunica egiziana per camminare in quei luoghi lontani.

Per quanto riguarda i personaggi, a mio avviso sono fortemente delineati ed ognuno presenta una propria peculiarità. Lady Sylvia, donna astuta, intelligente, coraggiosa, avventuriera e intraprendente, un misto tra Alexandrine Tinné (la grande esploratrice ottocentesca dell’Africa) e Ida Pfeiffer, la viaggiatrice per eccellenza che visitò il mondo in lungo e in largo. Lady Sylvia si presenta come una donna agli antipodi delle corbellerie della società britannica dell’epoca; ai banchetti, ricevimenti, merletti e taffetà, preferisce di gran lunga imprese in luoghi inesplorati e scoperte nei meandri più reconditi del deserto. Judith Brassey, amica americana di Lady Sylvia, spirito indomito e ribelle dalla lunga capigliatura rossa, con un animo votato alle arti e una spiccata passione per il disegno. Infine i due archeologi per eccellenza: Adam visconte Conway, uomo dai lineamenti orientali con una distinta inclinazione per le regole e il moralismo, presenta a sua volta un animo sensibile e gentile; Nicholas, duca di Brokenwood, persona dalla fiera bellezza, animato dal “sacro fuoco della conoscenza”, nobile nell’animo e nel titolo, nonché eterna ferita aperta di Lady Sylvia.

Lo stile è scorrevole, entusiasmante, originale ed elegante. La scrittrice con le parole dimostra come l’amore e la passione per le persone e per le proprie vocazioni superino qualsiasi ostacolo; che siano le difficoltà, la lontananza, il tempo, le persone, gli impedimenti fisici o pregiudizi, alla fine con impegno, determinazione e forza d’animo, la ricompensa tanto bramata e ambita, si ottiene. Del romanzo ho apprezzato in particolar modo il glossario, in cui l’autrice dà una definizione accurata di ogni elemento che può risultare “estraneo” al lettore durante la lettura, così come la spiegazione delle poche “ libertà letterarie” che si è concessa.

Consiglio questo libro non solo alle persone che hanno voglia di immergersi in una lettura piacevole e ricca di cultura, ma anche a quelle che vogliono approfondire la conoscenza di luoghi lontani senza dover studiare manuali interi di storia ed archeologia.  

FANCASTING

Lady Sylvia Dunmore

Judith Brassey

Nicholas duca di Brokenwood

Adam visconte Conway

L'AUTRICE
Adele Vieri Castellano ha pubblicato per Leggereditore il suo primo romanzo storico, Roma 40 d.C., Destino d’amore, dopo aver vinto il concorso di racconti indetto dalla stessa casa editrice nel 2011. Un successo seguito da Roma 42 d.C., Cuore nemico (2012) e Roma 39 d.C., Marco Quinto Rufo (2013). Ha vissuto per anni in Francia e ha due punti ben saldi nella sua vita: la lettura e la scrittura. Vive a Milano con tre gatti e un computer portatile. Nonostante le traduzioni, l’editing di libri, gli articoli e i romanzi che affollano le sue giornate, non dimentica mai le amiche. Perché senza di loro il suo sogno non si sarebbe realizzato. 

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