Recensione: "E' giusto obbedire alla notte" di Matteo Nucci, romanzo finalista del Premio Strega

Titolo: E' giusto obbedire alla notte
Autore: Matteo Nucci

Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 363
Anno di pubblicazione: 2017

Prezzo copertina: 18,00 €


Recensione a cura di Eleonora Cocola

Avete presente la Roma delle borgate delle pagine pasoliniane? O la Roma mondana e suggestiva di Jep Gambardella? O la Roma anni settanta raccontata da Albinati ne La scuola cattolica? Dimenticate tutto. Matteo Nucci in È giusto obbedire alla notte decide di raccontare tutt’altro: di Roma sceglie i margini più lontani sia dal centro che dalle borgate, là dove il Tevere crea un'ampia ansa prima di sfociare in mare. Dove nuotano le nutrie, uomini e donne vivono in baracche - qualcuno
addirittura su una barca, e fanno le cose più disparate per tirare a campare: chi pesca anguille, chi si barcamena tra qualche lavoretto nei campi e una trattoria improvvisata, chi fa il mestiere più antico del mondo. Poi c’è il Dottore, che preferisce non dire il suo nome ma si presta volentieri ad offrire le sue cure a qualunque membro di quella sgangherata piccola comunità. Nessuno sa bene chi sia, che cosa faccia, da dove venga. Inutile dire che il suo passato nasconde un segreto, una perdita, o forse più di una.

Un vero e proprio inno alla città, in cui l’ambientazione gioca un ruolo centrale, ma serve anche da trampolino per i continui rimandi colti, come a stabilire un nesso tra la Roma narrata e i suoi personaggi e il mondo perduto delle mitologia greca. Questa «Roma perduta» del tutto inedita, la cui atmosfera suggestiva in cui realismo e surreale mi ha ricordato Le notti di Cabiria di Fellini, Matteo Nucci la racconta con uno stile unico nel suo genere, destreggiandosi tra flusso di coscienza, espressioni idiomatiche del dialetto romano, e citazioni letterarie. Le vicende sono di una potenza emotiva notevole, di coraggio e profondo dolore, che però contiene anche un forte messaggio di rinascita.

Un esperimento linguistico e narrativo davvero ambizioso, che nel bene e nel male non vi lascerà indifferenti: la pecca di questo romanzo è sicuramente la scarsa scorrevolezza, dovuta proprio alla prosa estremamente complessa, barocca, che a tratti diventa pesante. Non è di certo un libro adatto a rilassarsi sotto un ombrellone, mentre rappresenta una vera chicca per quei lettori che non vogliono perdersi le uscite più notevoli del panorama letterario italiano.

L'AUTORE
Matteo Nucci è nato a Roma nel 1970. Ha studiato il pensiero antico, pubblicando saggi su Empedocle, Socrate e Platone e una nuova edizione del Simposio. Nel 2009 è uscito da Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Sono comuni le cose degli amici, finalista al Premio Strega 2010; nel 2011, il romanzo-saggio Il toro non sbaglia mai. Nel 2013 ha pubblicato il saggio narrativo Le lacrime degli eroi (Einaudi). I suoi racconti sono apparsi in antologie e riviste (soprattutto Il Caffè Illustrato e Nuovi Argomenti); i suoi articoli e reportage di viaggio escono regolarmente su Il Venerdì di Repubblica. 

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