La recensione de "Amleto", di William Shakespeare per la regia di Giorgio Barberio Corsetti in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 4 Dicembre

Recensione a cura di Mario Turco

In un formidabile momento dell’altrettanto ingegnoso “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” il regista cinematografico ed autore teatrale Tom Stoppard fa esclamare ad uno dei suoi due protagonisti – non vi sveleremo chi per spingervi a recuperare almeno il film!- questa battuta: "Attori! Io sto parlando della morte e voi della morte non avete alcuna esperienza. Morite migliaia di morti occasionali e rientrate in scena con un altro cappello. Ma dopo la morte nessuno si rialza e non ci sono applausi. Solo silenzio e qualche vestito usato". Lo stesso tono di (finto) inverecondo ma puntualissimo affetto verso il magistero di William Shakespeare si può già trovare nella prima scena dell’ “Amleto” portato in scena da Giorgio Barberio Corsetti al Teatro Argentina di Roma fino al 04 Dicembre quando il principe di Danimarca, interpretato da un magnetico Francesco Cabra, a luci ancora accese sale sul palco per sbertucciare con una camicia a tinta colorata aperta sulla pancia ed un tono declamatorio e raffazzonato allo stesso tempo il più celebre monologo del teatro moderno. Anticipata ad inizio della piéce – ma poi ripreso anche nella sua collocazione originale – la riflessione sulla possibilità del suicidio viene qui amplificata dal protagonista accarezzando gestualmente l’idea di gettare acqua su una ciabatta elettrica accesa e vellicata dal piede. Ed anche la successiva introduzione dell’altrettanto famoso parterre di protagonisti della tragedia, presentati come se fossero intercettati mentre sorseggiano dentro un cocktail bar al ritmo di musiche lounge, sembra voler rispondere all’esigenza modernistica di un testo sempre potente ma oggettivamente datato dopo più di quatto secoli. 


Siamo in presenza del solito primo impatto destabilizzante del teatro di ricerca di Giorgio Barberio Corsetti: il suo Amleto si abbatte giustamente come una scure sul lato scenografico ed interpretativo delle spesso ingessate trasposizioni classiche ma lascia quasi invariato uno dei testi fondamentali della modernità. La maggiore novità di questa trasposizione è l’architettura multipiano progettata da Massimo Troncanetti che essendo divisa su tre livelli verticali e potendo contare su agili ruote consente subitanei cambi di scena. Come se fossimo all’interno di un lungometraggio cinematografico, il ritmo di questo “Amleto” non subisce mai né pausa né inflessioni arrestandosi soltanto dopo due ore d’attanagliante pathos. Forse l’unico difetto di questo flusso, (è proprio il caso di scriverlo considerato l’enorme lavoro compiuto su una messinscena mai uguale a sé stessa), audiovisuale è che non sia stato così radicale: lasciando nel primo grosso blocco narrativo anche l’acme della tragedia, e cioè la pantomima “L’assassinio di Gonzago” fatta dagli attori reclutati da Amleto per smascherare l’omicidio compiuto dallo zio Claudio, la mezz’ora finale dopo la pausa può essere vissuta da uno spettatore distratto come un epilogo non necessario. In questa rivisitazione intrapresa da Corsetti è Amleto a raccontare in prima persona le vicende che lo vedono coinvolto per la successione al regno di Danimarca. 


Questa focalizzazione sul fosco ed inquieto principe che parla col padre morto ed ha, a voler essere criticamente aeri, qualche problema con le donne riesce in maniera miracolosa sia ad aumentare l’empatia col celeberrimo personaggio – eccezionale Brasca nella sua performance accurata ma a volte addirittura guascona che dona un’indolenza nuova ad un carattere già sovrabbondantemente re-interpretato – sia a dare il giusto risalto ai temi del Bardo, non pedissequamente omaggiati quanto lasciati liberi di correre in altre direzioni critiche. Così ecco che il fantasma del padre non è la classica apparizione spettrale che ci si potrebbe aspettare ma un’inquietante figura che emerge dalle brume nonostante l’opposizione di un bastone di metallo che lo traina lateralmente (perché chi ha detto che l’aldilà debba essere necessariamente giù???), così ecco che Amleto e Ofelia discutono del loro amore su un piano inclinato cadendo infine nel letto sottostante ma senza la consumazione dell’atto sessuale, così ecco che Polonio trova la morte nascosto dietro l’arazzo del re Claudio come geniale prefigurazione della vera vendetta che il nipote vorrebbe portare a compimento contro il despota zio. L’ “Amleto” di Corsetti riesce quindi a mettere in atto una delle massime più attuali del principe di Danimarca: “Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce”.

POST PIU' POPOLARI DELL'ULTIMO MESE

Recensione: I confini della nostalgia: Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos, di Anna Maria Geraci con la prefazione di Amedeo Pagani

Una voce tra le stelle, Senza festa non vale, Volpyria. Il tempo dei ribelli, Nespolo, La marionetta in fuga: novità per bambini in libreria dal 16 ottobre

Una strega a Notting Hill, Altri mondi oltre a questo, Tè, fiori e incantesimi a Iris Cottage, Cattiva condotta e altre novità in libreria tra il 13 e il 16 ottobre

Il trailer di "Nina Roza", un film di Geneviève Dulude-De Celles Con Galin Stoev, Sofia Stanina, Ekaterina Stanina, Michelle Tzontchev, Christian Bégin, Chiara Caselli, Nikolay Mutafchiev, Tsvetan Todorov, Elena Atanasova, Svetlana Yancheva. Al cinema dal 29 ottobre distribuito da LSPG Popcorn

Il trailer di URCHIN, esordio alla regia dell'attore britannico Harris Dickinson, al cinema dal 22 ottobre

All in. Menti pericolose, Il miglior cane del mondo, La rete a maglie strette e altre novità in libreria dal 20 ottobre

La recensione di "Tragùdia - Il canto di Edipo", di Alessandro Serra in scena al Teatro Vascello di Roma fino al 4 ottobre

Il nuovo trailer di "It ends", di Alexander Ullom con Phinehas Yoon, Akira Jackson, Noah Toth, Mitchell Cole. Al cinema dal 28 ottobre

Recensione: Psicologia per le arti performative, di Chiara Carlotta Leonetti

Recensione: Piccola città del West. La casa nella prateria vol.5, di Laura Ingalls Wilder