Recensione: L'educazione comparata nell'intercultura, a cura di Camilla Boschi

Titolo:
L'educazione comparata nell'intercultura
Autore: Camilla Boschi (a cura di)
Editore: Unicopli
Pagine: 198
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 17,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

L’educazione comparata nell’intercultura è un volume che si colloca con decisione dentro il dibattito contemporaneo sulle sfide educative poste dalla globalizzazione, dalle migrazioni e dai nuovi rapporti di potere tra Nord e Sud del mondo. Ciò che lo rende particolarmente interessante è il modo in cui rifiuta, fin dalle prime pagine, una visione ingenua dell’intercultura come semplice “dialogo tra culture” o celebrazione della diversità. Il libro mostra invece come la comparazione, quando assume uno sguardo critico e decoloniale, diventi lo strumento per scardinare gerarchie, rinegoziare narrazioni storiche, decostruire categorie che spesso la scuola perpetua senza accorgersene.


L’introduzione insiste su un punto cardine: non esiste educazione interculturale che non passi per un’operazione di disvelamento delle asimmetrie. Questo significa che educare “all’incontro” non può prescindere dall’indagare la genealogia dei concetti con cui interpretiamo il mondo – libertà, alterità, identità, civiltà – e che tali concetti sono a loro volta figli di precise stratificazioni storiche, spesso legate alla colonizzazione. La comparazione, in quest’ottica, non è un esercizio statistico né un catalogo di differenze: è una lente che mette in crisi ciò che appare naturale, e che invita a sostare nelle zone di ambiguità. Il libro si muove con agilità tra pedagogia critica latinoamericana, epistemologie indigene, filosofia politica e antropologia della traduzione, mostrando come ogni forma educativa sia già inscritta dentro un sistema di poteri e di saperi. Le pagine del primo capitolo – a partire dalla potente scena dell’incontro fra gli emissari aztechi e Cortés – aprono immediatamente lo spazio di quella che l’autrice chiama un’“educazione allo sguardo obliquo”. L’incontro coloniale non viene letto come evento storico distante, ma come matrice di tutti i successivi modi in cui l’Occidente ha interpretato e catalogato l’Altro. Il volume non cerca di “assolvere” o “condannare” i protagonisti, quanto di evidenziare come dalle narrazioni sorgano sistemi di pensiero ancora attivi. Le cronache del Nuovo Mondo diventano così non un semplice documento del passato, ma una grammatica epistemica che continua a modellare l’immaginario collettivo: chi osserva? Chi viene osservato? Da quale posizione di potere? Nei capitoli successivi, il libro attraversa temi come: l’“ecologia dei saperi” di Boaventura de Sousa Santos, utile per comprendere che ogni sapere è situato; le narrazioni indigene latinoamericane, non come folklore ma come forme di pensiero autonome; la necessità di liberare la comparazione dal modello coloniale del “confronto” per trasformarla in uno spazio di co-emergenza tra soggettività diverse. Il filo rosso è l’idea di pedagogia come atto politico: l’educatore non media tra culture, ma si interroga su quali categorie egli stesso porta in classe, spesso inconsapevolmente. Il testo si chiude riproponendo una tesi forte: la comparazione, se esercitata in modo critico, permette di immaginare futuri educativi non subordinati all’universalismo occidentale né al capitalismo come destino. Il confronto con gli autori latinoamericani – da Freire a Rivera Cusicanqui – rafforza l’idea che educare significhi ampliare la capacità di pensare il mondo da più punti di vista, facendo emergere ciò che la tradizione dominante tende a occultare. In sintesi, L’educazione comparata nell’intercultura è un testo denso, impegnativo e profondamente necessario. Non offre ricette, né semplificazioni concilianti, ma invita a un ripensamento radicale dell’educazione come pratica di giustizia cognitiva. È un libro che parla agli studiosi e ai pedagogisti, ma anche agli insegnanti, ai formatori, agli studenti universitari che vogliono capire come l’educazione possa diventare uno spazio di trasformazione reale, capace di mettere in crisi ciò che normalmente diamo per scontato.

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Camilla Boschi è ricercatrice junior di EURESIS, il Laboratorio di Epistemologia della Formazione del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara. Ha lavorato come educatrice sociale e di comunità in diversi contesti educativi.

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