Recensione: La storia di Squirrel Nutkin, di Beatrix Potter

Titolo:
La storia di Squirrel Nutkin
Autore: Beatrix Potter
Editore: Pulce
Pagine: 56
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 10,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

La storia di Squirrel Nutkin di Beatrix Potter mi ha colpito fin dalle prime pagine per la sua apparente semplicità e per la forza sottile che si nasconde sotto il tono gentile della narrazione. All’inizio sembra una piccola storia di animali nel bosco, piena di grazia e leggerezza, ma più la si legge, più si avverte che in quella calma c’è qualcosa di più profondo, quasi inquieto. La trama segue un gruppo di scoiattoli che attraversano il lago per raggiungere un’isola dove cresce una grande quantità di noci. Lì vive Old Brown, un gufo anziano e solenne che accetta di lasciarli raccogliere i frutti solo in cambio di piccoli doni: un pesce, una cavalletta, un topo. Tutti rispettano il patto, tranne Nutkin, il più vivace e provocatore del gruppo. Invece di mostrarsi grato, si diverte a tormentare il gufo con indovinelli e canzoni, finché la sua insolenza non oltrepassa il limite. La svolta arriva quando Old Brown, stanco delle sue prese in giro, lo afferra e gli strappa la coda. È un finale improvviso e quasi brutale, che lascia il lettore spiazzato. Nutkin riesce a scappare, ma non è più lo stesso: il suo spirito ribelle è stato domato, e la sua perdita diventa la cicatrice visibile di quella libertà esagerata. È una conclusione che non consola, ma fa pensare. Non c’è una vera punizione morale, né un perdono; c’è solo una legge naturale, inesorabile, che ristabilisce l’equilibrio.


Quello che rende il libro affascinante è il contrasto tra la dolcezza delle immagini e la durezza del messaggio. Le illustrazioni di Potter sono di una bellezza delicata, curate nei minimi dettagli: gli scoiattoli sono vivaci e realistici, le foglie sembrano quasi muoversi nel vento, e il paesaggio lacustre ha la quiete di una mattina d’autunno. Ma dietro quella serenità si nasconde una tensione costante tra ordine e caos, tra disciplina e istinto. Nutkin non è solo uno scoiattolo dispettoso: è il simbolo della curiosità che spinge a sfidare le regole, del desiderio di libertà che non conosce misura. C’è qualcosa di sorprendentemente moderno in questo racconto. Non offre la sicurezza di una morale rigida, non spiega né giustifica, lascia spazio all’ambiguità. Nutkin non si pente, il gufo non diventa un cattivo, e la natura continua come se nulla fosse. È una storia che mostra il mondo com’è, non come dovrebbe essere.

Leggendo La storia di Squirrel Nutkin per la prima volta, si ha la sensazione di trovarsi davanti a una fiaba che non vuole solo incantare, ma far riflettere. E questro ricorda che anche nelle storie per bambini c’è spazio per l’ironia, per la paura, per la perdita. È un racconto che riesce a restare leggero e profondo allo stesso tempo, con quella sottile crudeltà che fa parte della vita. Alla fine, chiudere il libro lascia un’impressione strana ma affascinante: come se, dietro la coda strappata di uno scoiattolo, ci fosse nascosta la verità su cosa significa davvero crescere.

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Beatrix Potter (1866-1943) è una delle scrittrici di letteratura per l’infanzia più lette e amate di tutti i tempi. I suoi 24 racconti sono stati tradotti in 35 lingue e hanno venduto oltre 100 milioni di copie. Le sue opere celebrano la vita e la natura nella campagna inglese attraverso il racconto delle avventure di animali antropomorfizzati come il celebre Peter Coniglio.

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