Recensione: Pedro, di Roberto Errichetti

Titolo
: Pedro
Autore: Roberto Errichetti
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 18,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Ci sono libri che si leggono, e poi ci sono libri che si attraversano. Pedro di Roberto Errichetti appartiene alla seconda categoria: è un romanzo che si percorre con il fiato corto, con un nodo alla gola e con il cuore in mano. Al centro della storia c’è Teo, un ragazzo giovane ma già stanco, segnato dalla morte improvvisa del padre, investito da un pirata della strada. Da quel momento la sua vita resta sospesa: il bar di famiglia da mandare avanti, una madre forte e fragile allo stesso tempo da sostenere, e una tristezza silenziosa che scava dentro senza fare rumore. Teo non esplode, non si ribella, ma si spegne piano, giorno dopo giorno. Finché, quasi per istinto, decide di adottare un cane. Non uno qualsiasi, ma uno come lui. Pedro è un meticcio marrone, con l’aria di un lupetto diffidente, salvato dal canile; è timido, segnato, in cerca di una seconda possibilità. E proprio in quella fragilità condivisa nasce qualcosa di potentissimo: Pedro non parla, ma resta; corre, aspetta, guarda. Con la sua presenza discreta rimette ordine nel caos, diventa cura, diventa ancora di salvezza. Per Teo è il primo vero spiraglio dopo il buio. Per un anno e mezzo costruiscono una quotidianità fatta di piccoli gesti, fiducia e abitudine. Una felicità semplice, concreta. Poi, per una leggerezza che pesa come un macigno — quel buco nella rete del giardino mai riparato — Pedro scappa. E il mondo crolla di nuovo. Da qui prende forma la parte più intensa e dolorosa del romanzo: la ricerca disperata. Teo attraversa Roma e la sua periferia — Talenti, Tufello, Montesacro — camminando chilometri tra cemento e parchi, attaccando volantini, inseguendo segnalazioni, vivendo di false piste e improvvise speranze. Ogni avvistamento è un battito che accelera, ogni delusione è un colpo che riapre la ferita. Ma quella di Teo non è solo una ricerca fisica: è un viaggio dentro il lutto che non ha mai davvero elaborato.
 

Nel suo cammino incontra un’umanità variegata e vera: la realtà di un campo rom, associazioni di animalisti che combattono contro i combattimenti clandestini, proprietari di cani solidali e partecipi. E poi Luca, un ragazzo con sindrome di Down, e la sua inseparabile Stella: uno degli incontri più luminosi del libro, capace di restituire al protagonista un frammento di speranza quando tutto sembra perduto. Accanto a lui c’è anche Valeria, la fidanzata universitaria, immersa in una quotidianità fatta di lezioni ed esami. All’inizio gli resta vicina, ma col tempo si allontana, spaventata dal suo chiudersi, dall’ombra della depressione che rischia di tornare. E poi c’è la madre, che pur vedendo il dolore del figlio, lo incoraggia a non arrendersi, a credere, a continuare a cercare. La ricerca dura più di un mese. Teo perde peso, perde sonno, perde lucidità. Ma non perde Pedro. O meglio: non perde l’idea di lui. Perdere Pedro significherebbe perdere di nuovo tutto, accettare un altro abbandono, un’altra fine.  Errichetti sceglie una scrittura diretta, scorrevole, senza fronzoli. Una lingua pulita che non ha bisogno di artifici per colpire. Proprio questa semplicità rende il romanzo autentico e profondamente umano. Si legge d’un fiato, ma lascia dentro una traccia lunga. Pedro è un libro sull’amore per gli animali, certo, ma è soprattutto un libro sull’affidarsi, sul rischio di voler bene, sul coraggio di cercare anche quando tutti ti dicono di lasciar perdere. È una storia che parlerà in modo speciale a chi condivide la propria vita con un cane — perché sa cosa significa quell’amore incondizionato, totale, viscerale — ma può toccare chiunque abbia conosciuto la perdita, la paura di ricadere nel buio, la fatica di ricominciare. Io l’ho letto con il mio cane, Argo, accucciato accanto a me. E forse anche per questo alcune pagine hanno fatto più male, e altre hanno scaldato di più. Un romanzo doloroso ed emozionante. Una lettura intensa, sincera, che ricorda quanto possa essere salvifico — e insieme fragile — l’amore tra un essere umano e il suo cane.

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Roberto Errichetti è nato a Roma nel 1973. Conosciuto con lo pseudonimo di Teo, è un cantautore, rapper e interprete cresciuto artisticamente alla scuola poetica di Franco Califano. Nel suo percorso personale ricco di collaborazioni e contaminazioni, fonde musica e scrittura in un linguaggio intimo e autentico.

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