Coyote vs Acme è, infatti, una commedia d'azione che ha per protagonista uno dei personaggi più iconici dell'animazione mondiale: Willy il coyote. Il film si apre, apparentemente in continuità con la mitologia del personaggio, sui continui (e divertenti) fallimenti nella sua infinita ricerca di catturare Beep Beep ma presto subentra il primo e più importante elemento di novità: dopo aver visto una pubblicità in tv di Kevin Avery (Will Forte), uno squattrinato avvocato umano da cartelloni pubblicitari che reclamava piccole cause contro l'Acme Corporation, l'animale si convince che sono proprio i malfunzionanti oggetti della fittizia multinazionale l'unica causa dei suoi insuccessi. Decide così di assoldare Avery e il suo strampalato team per portare in tribunale il colosso tecnologico, rappresentato legalmente dal minaccioso Buddy Crane (John Cena). Ma quella che sembrava una battaglia tribunalizia destinata a una sbrigativa liquidazione - "Noi qui facciamo questo: patteggiare" dice uno dei soci ad Avery per ricordargli il piccolo cabotaggio dello studio -, si rivela a sorpresa un caso gigantesco che scoperchia i più sordidi segreti dell'Acme Corporation...
Coyote vs Acme è un film che prende la coesa struttura del legal thriller a stelle e strisce - il cittadino comune vessato da un impero del male capitalistico a cui solo l'aula dopo un'asfissiante battaglia darà catartica giustizia - impastandolo con le irresistibili gag dei Looney Tunes. Il risultato è coerente su entrambi i filoni perché la follia anarcoide dei cartoon trova sfogo sia in esilaranti scene di forsennata avventura (la fuga nella superstrada e il cameo di Bugs Bunny) sia soprattutto nella caratterizzazione di Willy il coyote. Burbero e patologicamente ossessivo nella sua caccia al pennuto arci-rivale, la sceneggiatura dota il personaggio senza forzature di una riscrittura psicologica del personaggio che inquadra i suoi nevrotici tentativi all'interno di una società come quella statunitense che sin dalla sua nascita ha saputo fare spesso dei freak gli alfieri della sua ideologia incentrata sull'accumulo compulsivo e l'estrattivismo feroce. Il “Progetto Sisifo” con cui il malefico Foghorn Leghorn fa dei suoi simili l’oggetto di crudeli esperimenti per la creazione di utensili destinati ai consumatori umani è difatti una riuscita metafora delle dinamiche che ogni grande agglomerato commerciale mette in atto per ottenere la vittoria dei mercati. Il discorso del ruspante Ceo sulla necessità del dolore per ottenere il progresso e il bene superiore è un riuscito omaggio/aggiornamento di quello dell’avarizia del Gordon Gekko di “Wall Street” ma con perfino qualcosa in più: “i cartoni devono far ridere” a tutti i costi, anche quando la loro sofferenza serve per testare inutili annaffiatoi e l’ennesima superflua marca di cereali. Certo, Coyote vs Acme è attento nel bilanciare questo lato politico con una più prevedibile – comunque gustosa – rivincita degli sfigati umani e animali ma ciò che rimane al termine del film è la sensazione di come, in fondo, nessuno sia innocente nel mondo dell’animazione, nemmeno Beep Beep


