Recensione: Breve storia della letteratura weird, di Eleonora Carta

Titolo:
Breve storia della letteratura weird
Autore: Eleonora Carta
Editore: Graphe.it
Pagine: 96
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 9,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Breve storia della letteratura weird è un saggio ricco e appassionante, con cui Eleonora Carta accompagna il lettore alla scoperta di uno dei territori più affascinanti e difficili da delimitare della narrativa fantastica. Il weird, infatti, non coincide del tutto con la fantascienza, il fantasy, l’horror o il gotico, anche se può accogliere elementi provenienti da ciascuno di questi generi. È una letteratura di confine, che prende forma quando la realtà smette improvvisamente di obbedire alle regole conosciute. Non basta la presenza di un fantasma o di un mostro: ciò che conta è la comparsa di qualcosa di inspiegabile, capace di trasformare ciò che ci è familiare in una realtà estranea e inquietante. Attraverso le riflessioni di Mark Fisher, Sigmund Freud e Howard Phillips Lovecraft, l’autrice mostra come il weird non si limiti a spaventare, ma metta in dubbio la nostra stessa percezione del mondo. Il perturbante nasce quando il confine tra immaginazione e vita concreta diventa incerto e ciò che credevamo di conoscere rivela un volto nascosto. Il weird, dunque, non offre spiegazioni rassicuranti: conduce il lettore davanti a qualcosa che non riesce a comprendere e lo lascia con più domande di quante ne avesse all’inizio. È proprio in questa sensazione di smarrimento, più ancora che nell’orrore, che risiede la sua natura più autentica.


Il cuore del volume è Lovecraft, presentato come il vero punto di svolta nella storia del genere. Carta ne ripercorre la vita tormentata, il lavoro di revisore e ghostwriter, il rapporto con “Weird Tales” e gli aspetti più controversi della sua personalità, senza nasconderne il razzismo e la xenofobia. L’attenzione si concentra però soprattutto sul suo universo narrativo. Dal Ciclo dei Sogni al Ciclo di Cthulhu, da La musica di Erich Zann a La maschera di Innsmouth, fino ad Alle montagne della follia, prendono forma città sommerse, libri proibiti, civiltà anteriori all’uomo e divinità cosmiche. Nella sua visione l’essere umano non occupa il centro dell’universo, ma ne rappresenta un episodio marginale. Il terrore nasce quando i personaggi scoprono che il mondo è molto più antico, vasto e inconoscibile di quanto la loro mente possa sopportare. Non hanno paura soltanto di morire: hanno paura di capire. Carta torna poi indietro nel tempo per rintracciare le radici del weird nei miti, nei riti magici e nell’immaginario medievale. Un passaggio importante è rappresentato dal sublime teorizzato da Edmund Burke, cioè quella sensazione di paura e attrazione che si prova davanti a qualcosa di grandioso e terribile. Il percorso prosegue nel romanzo gotico di Horace Walpole, Ann Radcliffe, Matthew Gregory Lewis e Charles Robert Maturin, tra castelli in rovina, sotterranei e oscuri segreti familiari. Si arriva quindi a Edgar Allan Poe, autore fondamentale perché porta l’orrore dentro la mente umana, trasformandolo in ossessione, malattia, senso di colpa e paura della morte. Da Ambrose Bierce, Bram Stoker e H.G. Wells il viaggio continua attraverso William Hope Hodgson, Arthur Machen, Lord Dunsany, Algernon Blackwood e Montague Rhodes James. Ciascuno aggiunge qualcosa alla futura identità del weird: mostri invisibili, libri maledetti, divinità pagane, mondi onirici e realtà parallele. Dopo la morte di Lovecraft il genere cambia forma. Fritz Leiber trasferisce l’orrore nella città moderna, Ray Bradbury lo avvicina alla fantascienza, Shirley Jackson lo nasconde nelle case e nelle piccole comunità, mentre J.G. Ballard racconta le ossessioni prodotte dalla tecnologia. Particolarmente interessante è il passaggio dedicato a Jorge Luis Borges. Nei suoi racconti non troviamo le creature di Lovecraft, ma biblioteche infinite, specchi, labirinti e libri impossibili. Se Lovecraft conduce il lettore davanti all’immensità ostile del cosmo, Borges gli fa intravedere l’abisso nascosto dentro un’idea. L’eredità lovecraftiana riappare in Stephen King, nelle visioni allucinate di William Burroughs, nei fumetti di Alan Moore e nel pessimismo di Thomas Ligotti. Angela Carter rimette invece in discussione l’impronta maschile e misogina di molta tradizione fantastica, mentre Haruki Murakami trasforma la quotidianità in una porta verso sogni e mondi paralleli. Il libro mostra così come il weird sia riuscito a cambiare nel tempo senza perdere la propria natura: generare una crepa nella realtà e costringere il lettore a guardare oltre ciò che conosce. Molto interessante è anche il capitolo sul weird italiano. Carta ricorda come il modello manzoniano, legato all’utile e al vero, abbia a lungo frenato lo sviluppo di una narrativa apertamente fantastica. Eppure una tradizione italiana dello strano esiste: Giovanni Papini, Dino Buzzati, Juan Rodolfo Wilcock, Giorgio De Maria e Giorgio Manganelli ne sono le figure principali. In Buzzati il mistero si nasconde dietro la quotidianità; Wilcock crea personaggi deformi e grotteschi; De Maria trasforma Torino in un incubo politico ed esoterico; Manganelli gioca con il linguaggio fino a rendere instabile il significato delle cose. A loro si aggiungono Anna Maria Ortese, Mario Soldati, Valerio Evangelisti e altri autori accostati allo “sconcertante italico” o al cosiddetto “canone strano”.


Lo stile di Eleonora Carta è chiaro, scorrevole e accessibile. L’autrice conosce bene la materia, ma non assume mai un tono eccessivamente accademico: racconta vite, riassume opere e propone collegamenti capaci di rendere piacevole la lettura. La quantità di nomi e titoli trasforma il volume in una preziosa mappa e fa nascere il desiderio di recuperare molti dei libri citati. Proprio questa ricchezza rappresenta anche il suo limite: alcuni autori vengono attraversati rapidamente e, in qualche passaggio, il discorso assume il ritmo di una rassegna. Lo spazio riservato a Lovecraft è decisamente maggiore rispetto a quello dedicato alle altre figure, ma la scelta è comprensibile, perché è intorno alla sua opera che Carta costruisce l’intero percorso. Breve storia della letteratura weird quindi, non è soltanto l’introduzione a un genere letterario. È il racconto di una lunga incrinatura nella rappresentazione della realtà: dai castelli gotici agli abissi cosmici di Lovecraft, dai labirinti di Borges fino alla narrativa contemporanea. Eleonora Carta mostra come la paura più profonda non nasca dall’incontro con un mostro, ma dalla scoperta che il mondo potrebbe non essere come lo abbiamo sempre immaginato. Un saggio documentato e coinvolgente, capace di orientare il lettore e, nello stesso tempo, di invitarlo a perdersi nei sentieri più strani e inquietanti della letteratura.

Eleonora Carta è nata nel 1974. Conseguita la laurea in Legge, ha capito che i palazzi di giustizia non facevano per lei. Vive tra Torino e la Sardegna. Per la Newton Compton ha pubblicato i romanzi La consistenza dell’acqua (2014, poi uscito con il titolo Delitto al museo nel 2016), L’imputato (2016) e il racconto Ultima notte nella vecchia casa, incluso nell’antologia Delitti di Capodanno (edizione 2014). Nel 2020 per Piemme edizioni ha pubblicato il racconto La nuova stagione presente nell'antologia Giallo sardo e il legal thriller Piani inclinati. È presidente dell’Associazione di promozione sociale ArgoNautilus che, tra le altre cose, organizza la Fiera del libro di Iglesias e il Big Blue Festival di Portoscuso.

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