Recensione: Canto leggèro. Coro e voci di bambini, di Tullio Visioli

Titolo:
 Canto leggèro. Coro e voci di bambini
Autore: Tullio Visioli
Editore: ETS
Pagine: 172
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo copertina: 24,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Canto leggèro. Coro e voci di bambini è un libro appassionato e necessario, nato da anni di studio ma soprattutto da un lungo lavoro sul campo. Tullio Visioli affronta la vocalità infantile con lo sguardo del musicista, del compositore e dell’educatore, senza mai dimenticare che dietro ogni voce c’è un bambino da ascoltare, rispettare e accompagnare. Il volume non è soltanto un manuale di canto corale: è una riflessione più ampia sull’infanzia, sull’educazione e sul modo in cui il mondo adulto tende troppo spesso a chiedere ai bambini di diventare grandi prima del tempo. Fin dalle prime pagine emerge il bersaglio polemico dell’autore: le esibizioni urlate, i repertori inadatti, l’imitazione delle voci adulte, i talent costruiti sulla competizione e il mito del piccolo prodigio. A questa idea del canto come prova di forza, Visioli oppone una parola che attraversa tutto il libro: leggerezza. La voce infantile viene presentata come uno strumento meraviglioso ma delicato, che comincia a formarsi già nel pianto, nella lallazione, nelle cantilene spontanee e nel dialogo sonoro tra il neonato e gli adulti. Visioli parte quindi dalle origini della comunicazione vocale, osservando come il bambino esplori timbri, intensità, altezze e risonanze molto prima di possedere un linguaggio articolato. Particolarmente riuscite sono le pagine dedicate al “maternese” e alla cantilena, spesso corretta o eliminata in nome di una presunta naturalezza espressiva. Per l’autore, invece, proprio quella musicalità sospesa tra parola e canto costituisce un laboratorio prezioso: permette al bambino di conoscere il proprio schema vocale corporeo, sperimentare il respiro e trovare un’emissione libera dalle tensioni. Il libro alterna continuamente teoria e pratica. Alle riflessioni sulla salute vocale, sull’ascolto e sulla fisiologia si affianca un ricco canzoniere, con spartiti, indicazioni esecutive e proposte da sviluppare in classe. Brani come Nel paese, Due pesci, Rosso, rosso, Quattro stelline, A come aquila o Giro giro in tondo diventano occasioni per giocare con le parole, inventare nuove strofe, muoversi, drammatizzare, improvvisare e avvicinarsi gradualmente alla polifonia. È questa concretezza a rendere Canto leggèro particolarmente utile. Visioli non si limita ad affermare che il coro possiede un valore educativo, ma mostra come organizzare esperienze nelle quali voce, corpo, immaginazione e relazione lavorano insieme. Uno dei nuclei più interessanti è la critica alla distinzione troppo sbrigativa tra bambini “intonati” e “stonati”. Molte difficoltà non dipendono da una mancanza di musicalità, ma da un rapporto ancora incerto con la propria voce, da repertori collocati in tessiture inadatte o dall’abitudine a utilizzare soltanto il registro del parlato. Dietro l’etichetta dello stonato può nascondersi una voce più grave, un futuro contralto o mezzosoprano, oppure un bambino che non ha ancora trovato la coordinazione necessaria. Da qui nasce una visione autenticamente inclusiva del coro: non una selezione di voci già formate, ma un luogo nel quale ciascuno possa scoprire la propria identità sonora. L’immagine più bella proposta dal libro è forse quella del “paesaggio corale”: non bambini immobili davanti a un direttore, ma una comunità viva, simile a un insieme di uccelli, nella quale si ascolta, si sperimenta e si costruisce il suono insieme.


Il concetto di “appoggio emozionale” rappresenta il cuore pedagogico del volume. Prima dei vocalizzi meccanici e delle spiegazioni anatomiche, Visioli invita a partire dalle interiezioni spontanee: l’“oh” della meraviglia, l’“ah” della scoperta, il suono della paura, del rimprovero, del sollievo o della risata. In questi gesti vocali il corpo trova naturalmente una coordinazione efficace tra fiato, emissione ed espressione. La tecnica non viene negata, ma ricondotta alla sua origine più autentica: rendere consapevole e artisticamente controllabile qualcosa che il bambino possiede già. È un approccio intuitivo e teatrale, che non separa mai il suono dall’immagine e dall’emozione che lo generano. Con il procedere dei capitoli, il discorso si allarga alla crescita della voce, alla muta, alla differenziazione dei registri e ai rischi legati alla richiesta di potenza. Visioli si sofferma anche sul jazz e sullo swing, riconoscendovi una leggerezza ritmica capace di liberare il corpo e favorire un’emissione più naturale. Molto belle sono poi le pagine dedicate al rapporto tra musica e poesia: Mario Lodi, Aldo Palazzeschi, Elio Pecora e Sandro Penna diventano compagni di un percorso nel quale la parola viene ascoltata prima ancora di essere musicata. La proposta di trasformare Le voci di Pecora in un coro parlato, fatto di sovrapposizioni, silenzi, fruscii e parole chiave, mostra quanto il libro sappia andare oltre l’idea tradizionale di repertorio scolastico. L’ultimo capitolo, affidato a Franco Fussi, fornisce una base scientifica più specialistica, chiarendo il funzionamento dei quattro meccanismi laringei e la terminologia legata ai registri vocali. È una sezione più tecnica, ma completa coerentemente il percorso: la tutela della voce non può fondarsi soltanto sulla sensibilità educativa, così come la conoscenza fisiologica non basta senza ascolto, esperienza e attenzione alla persona. Lo stile di Visioli è colto, partecipe, a tratti polemico. L’autore cita pedagogisti, musicologi, poeti, foniatri e maestri del passato, ma non scrive mai da una posizione distante: si avverte continuamente l’esperienza di chi ha lavorato davvero con bambini, insegnanti e cori. Qualche digressione e la grande quantità di riferimenti possono rallentare la lettura, mentre gli spartiti richiedono una minima familiarità musicale; tuttavia, la passione che sostiene il discorso rende il volume vivo e personale. Canto leggèro è un libro che invita anzitutto ad ascoltare: la voce reale dei bambini, non quella immaginata dagli adulti; i loro tempi, la loro estensione e la loro fragilità. È un’opera preziosa per insegnanti, educatori, direttori di coro e musicisti, ma anche per chiunque voglia comprendere perché cantare insieme non significhi soltanto fare musica. Significa imparare a stare dentro una comunità, dare il meglio di sé senza coprire gli altri, accordare la propria voce a quelle che ci circondano. E forse è proprio questa la lezione più importante del libro: prima ancora di formare cantanti, il coro può contribuire a formare persone.

Compositore, direttore di coro, cantante e flautista dolce, Tullio Visioli è nato a Cremona. È docente di Musicologia e didattica della musica a Roma, presso l’Università Lumsa e di Pedagogia della vocalità infantile a Ravenna, presso i Master di Alta Formazione in Vocologia Artistica e in Vocologia Clinica --(UniBo). Dal ’90 dirige il Coro dei bambini e insegna flauto dolce a Roma, presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Ha ideato nel 2006 e diretto, per oltre un decennio, il coro integrato Voc’incòro per l’ASL di Centocelle (Roma) e, dal 2014 ha attivato, insieme a un’equipe di specialisti, il coro Mani Bianche Roma, ispirato alle esperienze venezuelane d’integrazione tra sordi e udenti. Attivo nella scrittura di nuovi repertori musicali per bambini e ragazzi, ha pubblicato composizioni destinate al coro di voci bianche, al coro giovanile e al flauto dolce, condensando la sua visione pedagogica nei libri VariAzioni, elementi per la didattica musicale (Anicia 2004), Il Baule dei suoni (Multidea 2011). Attivo nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado dal ’76, è formatore e relatore a convegni e giornate di studio sulla pedagogia musicale, la vocalità, la composizione musicale e la foniatria. Dal 2018 è tra i soci fondatori e promotori dell’Associazione Il jazz va a scuola.

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