Recensione: Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità, di Armando Palmegiani e Raffaella Notariale

Titolo:
Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità
Autore: Armando Palmegiani, Raffaella Notariale
Editore: Armando
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 15,00 €

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Recensione a cura di Mario Turco

"Santità. Ho pensato molto, molto in questi giorni. E ho capito che c'è una sola speranza per cercare di salvare la spaventosa situazione che mi vede coinvolto con lo IOR in una serie di tragiche vicende che vanno sempre più deteriorandosi e che finirebbero per travolgerci irreversibilmente. Ho pensato molto, Santità, e ho concluso che Lei è l'ultima speranza, l'ultima". Sì, "bisogna partire da questa lettera che Calvi che scrive a Giovanni Paolo II", per cercare di dipanare lo "gnommero" di quel pasticciaccio brutto della Prima Repubblica che è l'omicidio del "banchiere di Dio". Ed è infatti così, con giusto acume e grande senso cinematografico, che comincia "Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità", di Armando Palmegiani e Raffaella Notariale pubblicato da Armando Editore. Perché partendo proprio dalla fine, da questo senso di oppressione ravvisabile sin dalle due ripetizioni in appena tre periodi di un testo scritto, che i due autori del libro provano a risalire la corrente di una morte voluta da alcuni - i mandanti che giuridicamente non sono mai stati trovati - ma salutata con sospiri di sollievo dai tantissimi che avevano le mani in pasta nel crac del Banco Ambrosiano, l'istituto di credito finanziario al centro delle vicende economiche più opache di quegli anni. 

Fonte: https://ichef.bbci.co.uk/

Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità è un libro che a quasi 45 anni dal macabro ritrovamento del cadavere dell'uomo, trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri di Londra, prova a combinare un lavoro d'inchiesta che conserva ancora i caratteri d'urgenza di un caso politico dirimente per la storia d'Italia, combinato ad uno sguardo che dal presente può guardare a quel groviglio di collusioni e crimini dall'alto delle più tarde realizzazioni. Sono soprattutto i primi capitoli delle 220 pagine a viaggiare, in questo senso, con più libertà narrativa: Palmegiani e Notariale, infatti, partono dall'oggetto del loro libro per muoversi a raggiera su molti dei personaggi e dei gruppi di potere coinvolti. Così, ad esempio, il capitolo 6 "Non si muove foglia" delinea il coinvolgimento della Banda della Magliana come "pezzo del sistema" che tra ottime entrature istituzionali e sordide feste nella suburba romana ebbe un ruolo mai chiarito del tutto nelle avventure più spregiudicate del Banco Ambrosiano. La presenza di Calvi nelle ville dei Testaccini, acclarata dalla testimonianza di Sabrina Minardi - che proprio Notariale ha intervistato per ultima in una famosa puntata del programma televisivo "Chi l'ha visto" - , sono qui documentate con grande professionalità e hanno il merito di ricordare il ruolo apicale che la "mafia romana" ebbe in uno dei periodi più controversi della nostra nazione. Il libro, pur dovendo riassumere vicende che singolarmente hanno riempito fiumi di pagine, riesce comunque a ricordare anche al lettore più sprovveduto i silenzi, le omissioni e le vere e proprie complicità (il caso della tomba di Enrico De Pedis rimasta per oltre vent'anni nella Basilica di Sant'Apollinare!) che soprattutto i vertici del Vaticano, rette economicamente in quel periodo dal famigerato arcivescovo Paul Marcinkus, hanno perpetuato per nascondere la loro influenza nel tracollo della banca che tanto li aveva aiutati per decenni nelle operazioni finanziarie più ardite e non esattamente probe. Così, dopo questa prima parte contestuale, Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità sceglie nella seconda di tornare alla cronaca nera vera e propria riproponendo alcuni degli atti dell'inchiesta e il relativo corredo di foto, lettere e fotografie (anche quella celebre del cadavere): il capitolo “L’ultimo viaggio”, in particolare, esamina l'improbabile dinamica con cui il pingue banchiere si sarebbe tolto la vita in quel ponteggio così difficile da percorrere per un uomo della sua stazza che avrebbe avuto, tra l’altro, addosso anche i cinque mattoni che gli furono ritrovati al momento del ritrovamento. Ma è nel successivo capitolo, il quindicesimo, “Anatomia di un omicidio… secondo noi” che i due autori tirano le somme delle loro ipotesi puntando il dito apertamente sul ruolo del faccendiere Flavio Carboni e di una morte per procura difficilmente smentibile. Più preciso nell’analisi cruda dei fatti che nella percezione politica del caso in sé, Il peso della fede. Roberto Calvi, tutta la verità è comunque un ottimo testo di partenza per chi volesse tornare a respirare i miasmi della Repubblica che non ci siamo mai lasciati alle spalle.

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