Recensione: Pensare la plusdotazione. Verso un’epistemologia della differenza, di Giovanni Galli

Titolo:
 Pensare la plusdotazione. Verso un’epistemologia della differenza
Autore: Giovanni Galli
Editore: 78Edizioni
Pagine: 212
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 25,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Pensare la plusdotazione. Verso un’epistemologia della differenza è un saggio denso e coraggioso, con cui Giovanni Galli invita a cambiare lo sguardo sull’alto potenziale cognitivo. Più che aggiungere un’altra definizione alle molte già esistenti, l’autore mette in discussione il modo in cui scuola, famiglia e società interpretano la plusdotazione. Non basta misurare l’intelligenza e collocare una persona dentro una categoria: occorre comprendere come pensa, organizza l’esperienza, entra in relazione con gli altri e costruisce il proprio sapere. La plusdotazione viene così sottratta tanto alla retorica del privilegio quanto alla logica del disturbo, per essere letta come una forma complessa di neurodiversità e come un modo differente di abitare il mondo. Galli parte dalle difficoltà che molti bambini e ragazzi ad alto potenziale incontrano nella vita quotidiana. Rapidità di pensiero, sensibilità intensa, bisogno di approfondire e insofferenza verso la ripetizione possono apparire vantaggi assoluti. Nella realtà scolastica e relazionale, però, generano spesso incomprensioni e solitudine. Il bambino che apprende rapidamente può annoiarsi, quello che pone domande continue può essere percepito come oppositivo, mentre chi reagisce con grande intensità rischia di essere giudicato immaturo. Il problema, secondo l’autore, non risiede necessariamente nel bambino, ma nell’incontro difficile tra il suo funzionamento e un ambiente costruito attorno a ritmi e aspettative differenti. Uno dei meriti principali del libro è quello di spostare l’attenzione dalla presunta anomalia dell’individuo alla relazione tra la persona e il contesto. Lo sviluppo cognitivo può procedere rapidamente, mentre quello emotivo, sociale o motorio segue traiettorie diverse. Questa asincronia non rappresenta una mancanza, ma può produrre un doloroso senso di estraneità. Il ragazzo comprende questioni complesse e coglie contraddizioni che sfuggono agli adulti, ma può sentirsi smarrito nel gruppo dei pari. Per essere accettato, talvolta nasconde le proprie capacità o rinuncia a esprimere interessi che teme possano renderlo ancora più diverso. Il percorso teorico attraversa Piaget, Vygotskij, Winnicott, Watzlawick, Morin, Bateson e la Gestalt, ma non assume mai la forma di una semplice rassegna. Galli utilizza questi riferimenti per costruire una prospettiva fondata sulla complessità, sulla relazione e sulla conoscenza come processo dinamico. Apprendere significa creare connessioni e riorganizzare continuamente ciò che si conosce. Particolarmente riuscita è la riflessione sul gioco, definito una vera e propria “epistemologia in azione”. Quando gioca, il bambino esplora possibilità, formula ipotesi, modifica le regole e sperimenta senza essere schiacciato dal timore dell’errore. Nel bambino plusdotato, però, anche il gioco può diventare fonte di distanza: le attività dei coetanei possono sembrargli troppo semplici, mentre gli scenari da lui immaginati risultano eccessivamente complessi per gli altri. La solitudine nel gioco diventa allora la metafora di una più ampia dis-sincronia sociale.

Il tema dell’ordine e del disordine occupa un’altra parte importante del volume. Attraverso immagini efficaci — il magazzino, la stanza da riordinare, la città congestionata — Galli mostra come la mente plusdotata non sia necessariamente disorganizzata: spesso segue un ordine diverso da quello lineare e sequenziale privilegiato dalla scuola. Il pensiero procede per immagini, analogie, intuizioni e collegamenti improvvisi. Ciò che appare caotico può contenere una struttura reticolare, nella quale il significato emerge dall’insieme prima ancora che dai singoli passaggi. Molto interessante è anche il confronto tra scuola e famiglia, descritto attraverso l’immagine del “ping-pong epistemico”. Le due istituzioni possono attribuirsi reciprocamente la responsabilità delle difficoltà del ragazzo, mentre il giovane rimane intrappolato tra sistemi che parlano linguaggi diversi. Lo stesso cambio di prospettiva investe le emozioni: rabbia, frustrazione, entusiasmo e paura non sono ostacoli da neutralizzare, ma segnali del modo in cui la persona interpreta ciò che vive. L’emozione non disturba il pensiero: ne è una componente. La scrittura di Galli è rigorosa, ricca di concetti e sostenuta da tabelle, schemi e metafore. Non è un libro da leggere in fretta: alcuni passaggi richiedono attenzione e il lessico epistemologico può risultare impegnativo. Tuttavia, gli esempi scolastici e le situazioni concrete impediscono alla riflessione di diventare astratta. Pensare la plusdotazione è dunque un libro che non offre ricette immediate, ma una mappa per orientarsi nella complessità. È una critica alla scuola della normalizzazione, ma anche un invito a trasformarla in un ambiente capace di accogliere forme diverse di pensiero. Giovanni Galli ci ricorda che la differenza non è un problema da contenere, bensì una forza che può produrre conoscenza, cambiamento e crescita. Un saggio importante per insegnanti, educatori, psicologi e famiglie, ma anche per chiunque voglia comprendere che vedere il mondo diversamente non significa vederlo in modo sbagliato.

Giovanni Galli, psicologo e psicopedagogista, si è laureato a Ginevra nel 1983. Da oltre 20 anni si occupa di alto potenziale cognitivo. Oltre alle attività di diagnosi, consulenza, supervisione e accompagnamento di giovani APC, propone seminari e corsi di formazione in Svizzera e all’estero, per genitori, docenti e altre figure professionali. Ha un'esperienza pluridecennale nella gestione del disadattamento scolastico di allievi con DSA, ADHD e altre neurodiversità. Lavora con gli allievi, i genitori e i docenti nell’elaborazione, nell’attivazione e nella gestione di progetti pedagogici differenziati. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui Cosa ci insegna l’Alto Potenziale Cognitivo. Dal Big Bang ai vestiti nuovi dell’imperatore (78EDIZIONI 2025).

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