Titolo: Il lungo inverno. La casa nella prateria vol.4
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 14,90 €
Acquista su Amazon: https://link.amazon/B06hShBWu
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Il lungo inverno di Laura Ingalls Wilder è il volume più duro e forse più teso della saga fino a questo punto. Se Sulle sponde del Silver Lake raccontava una frontiera che cominciava rapidamente a cambiare sotto la spinta della ferrovia e dei nuovi coloni, qui quella stessa idea di progresso viene messa alla prova da qualcosa di molto più antico e potente: la natura. L’inverno arriva presto, con una violenza fuori dal comune, e per mesi trasforma la prateria del Dakota in un deserto bianco nel quale anche una cittadina collegata alla ferrovia può ritrovarsi improvvisamente isolata dal resto del mondo. Fin dalle prime pagine si avverte che qualcosa non va. Papà osserva i segnali della natura, nota lo spessore insolito della tana dei topi muschiati e ascolta con attenzione un vecchio indiano che entra nell’emporio di Harthorn per avvertire gli uomini del paese: sta arrivando un inverno eccezionale, segnato da continue bufere. Charles decide allora che la famiglia non può trascorrere quei mesi nella casa isolata sulla concessione e trasferisce Mamma e le ragazze nell’edificio che possiede in paese. Una scelta prudente che ben presto si rivelerà fondamentale.
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 14,90 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
Al centro della storia ritroviamo Laura, ormai adolescente e sempre più lontana dalla bambina impulsiva dei primi romanzi. Continua ad amare la prateria, gli animali e gli spazi aperti, ma il suo ruolo nella famiglia è cambiato. Lavora accanto a Papà, aiuta Mamma, si occupa delle sorelle e continua a studiare con la consapevolezza che un giorno dovrà diventare maestra, anche se quella prospettiva non la entusiasma. Mary, ormai cieca, mantiene invece il desiderio di andare all’università; Carrie è cresciuta ma resta fisicamente più fragile, mentre Grace è ancora la piccola di casa. Intorno a loro Mamma Caroline conserva quella calma concreta che abbiamo imparato a conoscere, mentre Charles affronta ogni difficoltà cercando sempre una soluzione, anche quando le risorse cominciano davvero a mancare. Il paese offre inizialmente a Laura una vita sociale che nei primi volumi sarebbe stata impensabile. Ci sono la scuola, Mary Power, Minnie Johnson e soprattutto Cap Garland, ragazzo allegro e coraggioso che entra nel gruppo dei nuovi amici. Compare anche Almanzo Wilder, ancora osservato da una certa distanza: è più grande di Laura, possiede bei cavalli e conduce una vita indipendente insieme al fratello Royal. Ma tutto questo passa presto in secondo piano. Le bufere arrivano una dopo l’altra, la scuola chiude, le strade scompaiono e persino attraversare poche centinaia di metri può diventare pericoloso. In una delle scene più efficaci del romanzo Laura e Carrie vengono sorprese dalla neve mentre tornano da scuola e rischiano di perdere completamente l’orientamento nel bianco.
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| Immagine dall'omonima serie tv (1977) |
La vera protagonista del libro diventa così la sopravvivenza quotidiana. I treni smettono di arrivare, il carbone scarseggia, poi finiscono anche kerosene e provviste. Wilder racconta tutto attraverso gesti ripetuti e apparentemente semplici: Papà e Laura intrecciano il fieno trasformandolo in bastoncini da bruciare nella stufa; la famiglia macina a mano il grano nel macinacaffè per avere farina; Mamma divide con attenzione ciò che rimane del cibo. Il freddo entra nella casa, il ghiaccio ricopre i chiodi delle pareti e le giornate sembrano ridursi alla lotta per produrre abbastanza calore e abbastanza pane. Ed è proprio questa ripetizione a rendere Il lungo inverno così diverso dagli altri volumi. Non c’è un singolo grande pericolo da superare: c’è una prova che sembra non finire mai. Ogni giornata di sole viene accolta come una tregua, ogni nuova bufera cancella la speranza che il peggio sia passato. La fame cresce lentamente, insieme alla stanchezza, e Wilder riesce a comunicarla senza bisogno di scene melodrammatiche. Persino la musica di Papà, che negli altri libri trasformava la casa in un luogo sicuro, a un certo punto deve fare i conti con mani troppo fredde e con corde che il gelo rende fragili. In questo clima acquistano particolare importanza Almanzo e Cap Garland. Entrambi appartengono a quella generazione di ragazzi che sulla frontiera è costretta a diventare adulta molto presto. Davanti alla possibilità che il paese rimanga senza grano, il romanzo li mette di fronte a scelte nelle quali coraggio e incoscienza finiscono quasi per toccarsi. Wilder non li trasforma però in eroi perfetti: restano giovani capaci di scherzare, discutere, avere paura e continuare comunque ad andare avanti. La scrittura di Laura Ingalls Wilder mantiene la consueta semplicità, ma qui assume un ritmo quasi ipnotico. Il vento, la neve, il buio e il rumore della bufera tornano continuamente, fino a diventare presenze fisiche. Proprio per questo i piccoli momenti di serenità acquistano un valore enorme: una canzone, una patata calda, una partita a dama, una giornata limpida, qualche pagina di un libro. Il lungo inverno è quindi un romanzo sulla resistenza, ma soprattutto sulla capacità di non lasciarsi consumare dalla paura. È il libro in cui Laura cresce forse più di quanto lei stessa si renda conto e in cui la famiglia Ingalls scopre quanto fragile possa essere la sicurezza costruita dall’uomo. Un volume più cupo dei precedenti, meno legato alla scoperta e più alla necessità di resistere, ma proprio per questo tra i più intensi della saga: una lunga battaglia contro il freddo nella quale continuare a sperare diventa, giorno dopo giorno, una forma di coraggio.
Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.


