Recensione: La marchesa, di Sarah Dunant

Titolo
: La marchesa
Autore: Sarah Dunant
Editore: Neri Pozza
Pagine: 336
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 20,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

La marchesa è un romanzo storico affascinante e insolito con cui Sarah Dunant riporta al centro della scena una delle donne più straordinarie del Rinascimento italiano: Isabella d’Este. Colta, ambiziosa, raffinata, abilissima nella politica e appassionata d’arte, Isabella fu marchesa di Mantova ma soprattutto una donna capace di esercitare un potere reale in un mondo costruito quasi esclusivamente dagli uomini e per gli uomini. Dunant ne ricostruisce l’esistenza intrecciando romanzo, biografia e documenti storici, dando vita a un’opera ricchissima che non si limita a raccontare il Rinascimento, ma prova a restituirne le voci, gli splendori, le contraddizioni e perfino gli odori. La scelta narrativa è sicuramente uno degli aspetti più originali del libro. Tutto prende avvio nell’Archivio di Stato di Mantova, nel presente. Tra migliaia di carte conservate nei secoli, una studiosa lavora sulle lettere di Isabella d’Este. Ma Isabella è ancora lì. Il suo spirito osserva chi consulta i documenti, interviene, commenta, quasi si diverte davanti agli errori e alle interpretazioni degli studiosi. È come se fosse rimasta imprigionata nelle proprie carte, in attesa che qualcuno riesca finalmente a ricomporre la sua storia. Il passato prende così lentamente forma attraverso due voci che appartengono a epoche diverse: quella della ricerca storica e quella, molto più viva e personale, della stessa Marchesa.

Fonte: https://www.guideverona.net/isabella-deste-ritratto-di-signora/

Il materiale certo non manca. Isabella ha lasciato dietro di sé un patrimonio enorme di corrispondenza, quasi tredicimila lettere che permettono di entrare con una precisione rara nella sua vita e nel suo tempo. Dunant utilizza questa documentazione senza trasformare il romanzo in una semplice biografia: le lettere diventano piuttosto il punto di partenza per immaginare ciò che nessun archivio può conservare completamente, dal carattere alle emozioni, dalle ambizioni ai desideri. Isabella emerge così come una personalità difficilmente contenibile nelle categorie riservate alle donne della sua epoca. Educata fin da bambina, già a sei anni era in grado di recitare a memoria Cicerone davanti a un diplomatico mantovano incaricato di valutarla come possibile futura sposa. A quindici anni diventa Marchesa di Mantova sposando Francesco Gonzaga. Il matrimonio, tuttavia, è soltanto una delle dimensioni della sua vita. Mentre Francesco è spesso lontano per combattere, Isabella governa, tratta, scrive, costruisce alleanze e difende gli interessi di Mantova. Quando le circostanze lo richiedono, dimostra di possedere intelligenza politica, capacità diplomatica e una determinazione che nulla hanno da invidiare a quelle dei grandi signori del suo tempo. Il rapporto con Francesco è inevitabilmente una parte importante del romanzo. Il marchese è un uomo molto diverso dalla moglie, spesso lontano e infedele, mentre Isabella deve fare i conti anche con ciò che il matrimonio dinastico pretende da lei, compreso il dovere di garantire una discendenza. Avrà otto figli, sei dei quali sopravviveranno al parto. Eppure Dunant non lascia mai che Isabella venga definita soltanto attraverso il ruolo di moglie o di madre. La sua protagonista continua a cercare spazi nei quali affermare la propria individualità, sfruttando con intelligenza ogni possibilità che il rango e le circostanze le concedono. C’è poi l’Isabella forse più celebre: la grande mecenate e collezionista. Arte, abiti, profumi, oggetti preziosi e architettura diventano per lei strumenti di espressione personale ma anche manifestazioni di prestigio e potere. Nel romanzo incontriamo artisti come Mantegna e Giulio Romano e seguiamo Isabella nel desiderio inesauribile di circondarsi di bellezza, commissionare opere e costruire una raccolta che possa resistere al tempo. Ma attorno a lei il Rinascimento è tutt’altro che un’epoca immobile da contemplare nei musei. È un mondo attraversato da guerre, rivalità tra stati, alleanze instabili e improvvisi capovolgimenti politici. Isabella attraversa questa realtà dalla giovinezza ferrarese fino agli anni della maturità, passando attraverso le vicende della propria famiglia, le assenze del marito, il governo di Mantova e gli sconvolgimenti che culminano anche nel Sacco di Roma del 1527. Ed è proprio nel rapporto tra la ricerca della bellezza e la violenza della storia che il romanzo trova una delle sue tensioni più interessanti.

Fonte: Wikipedia

La scrittura di Sarah Dunant è ricca, raffinata e profondamente immersiva. La marchesa richiede certamente attenzione: la quantità di personaggi, opere, eventi e riferimenti artistici rende la lettura più densa di quella di un semplice romanzo d’intrattenimento. Ma superata una prima parte necessariamente più introduttiva, la storia acquista forza e Isabella finisce per imporsi con tutta la sua personalità. La marchesa è quindi il ritratto di una donna che seppe essere molte cose contemporaneamente: moglie e madre, governante e diplomatica, collezionista e creatrice di mode, protagonista politica e instancabile cercatrice di bellezza. Sarah Dunant prende una figura rimasta per secoli dentro migliaia di lettere e le restituisce corpo, voce e carattere. E forse è proprio questa l’impressione più forte lasciata dal romanzo: che Isabella d’Este non appartenga affatto a un passato polveroso, ma abbia soltanto aspettato, tra le carte di un archivio, che qualcuno tornasse ad ascoltarla.

Sarah Dunant, dopo una laurea a Cambridge, ha lavorato a lungo per la BBC e scritto tredici romanzi, tradotti in tutto il mondo. È stata docente di storia del Rinascimento in varie università. Tra le sue opere ricordiamo: Le notti al Santa Caterina (Neri Pozza 2013, BEAT 2012), La cortigiana (BEAT 2013), Sangue e onore. I Borgia (Neri Pozza 2013, BEAT 2018), La nascita di Venere (BEAT 2014) e Danzando con la fortuna. I Borgia (Neri Pozza 2017, BEAT 2018).

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