Titolo: Le arance di Michele
Autore: Vichi De Marchi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 15,00 €
Molto interessante è proprio il modo in cui Vicki De Marchi racconta l’emigrazione senza trasformarla in una lezione di storia. La condizione degli italiani emerge dalla quotidianità: la madre che realizza fiori destinati ai cappelli delle signore americane, gli uomini che accettano lavori durissimi, le famiglie ammassate negli appartamenti, la difficoltà di imparare l’inglese. Angela sperimenta anche il pregiudizio sulla propria pelle quando a scuola gli italiani vengono chiamati “Macaroni”. Il razzismo, lo sfruttamento, il lavoro minorile e la criminalità entrano quindi nel romanzo naturalmente, attraverso le esperienze dei personaggi e non attraverso lunghe spiegazioni. E in mezzo a tanta fatica resta il sogno di Michele: un giorno avere qualcosa di suo, un banco di frutta e verdura, magari pieno di arance. Un desiderio semplicissimo, quasi povero se confrontato con l’immagine grandiosa dell’America, ma proprio per questo profondamente vero. Le arance diventano così il simbolo di una speranza concreta: non la ricchezza, ma la possibilità di vivere dignitosamente del proprio lavoro. Lo stile di Vicki De Marchi è semplice, scorrevole e immediato, perfettamente adatto alla voce di Angela. La prima persona avvicina il lettore alla protagonista e permette di osservare il nuovo mondo con i suoi stessi occhi, alternando curiosità, paura, nostalgia e meraviglia. La ricostruzione storica è accurata ma mai pesante: passa attraverso i fagotti, la nave, Ellis Island, Mulberry Street, i laboratori, la scuola, le parole inglesi che entrano lentamente nella vita degli emigranti. Le arance di Michele è quindi un romanzo di formazione, perché Angela cresce attraversando due mondi; un romanzo storico, perché racconta dall’interno l’esperienza dell’emigrazione italiana; ma soprattutto è una storia di amicizia, dignità e appartenenza. Vicki De Marchi riesce a trasformare una grande pagina della Storia in una vicenda vicina, concreta, fatta di persone che hanno paura ma continuano ad andare avanti. E alla fine sono proprio le cose più piccole a restare impresse: una bambola di pezza, un violino, qualche lettera e il sogno di un banco pieno di arance.
Vichi De Marchi è nata a Venezia e vive a Roma. Giornalista, ha scritto per tv, quotidiani, settimanali e ha lavorato a lungo per le Nazioni Unite. I suoi libri hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, una menzione al premio Andersen e l’inserimento nella cinquina del premio Strega Ragazze e Ragazzi 2016. Le sue biografie di scienziate, tra cui La mia vita tra i gorilla e Ragazze con i numeri, scritto con la divulgatrice Roberta Fulci, sono state tradotte in molti paesi. Tra i suoi romanzi più recenti, I maestri di strada (Einaudi Ragazzi, 2018) ha vinto il premio Procida – Il mondo salvato dai ragazzini, mentre Nato a Hiroshima (De Agostini, 2020) ha vinto il premio Città di Castello. Per Feltrinelli ha pubblicato Chiamami Giulietta (2024), finalista al Premio Andersen e al Gigante delle Langhe, e Le arance di Michele (2026; con la prefazione di Walter Veltroni).
Autore: Vichi De Marchi
Editore: Feltrinelli
Pagine: 192
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 15,00 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
Le arance di Michele di Vicki De Marchi è un romanzo storico intenso e delicato, capace di raccontare una delle pagine più importanti della nostra storia attraverso lo sguardo semplice e diretto di una ragazzina. Ambientato tra l’Italia e New York a cavallo tra Ottocento e Novecento, il libro mescola con sensibilità il romanzo di formazione, il racconto di viaggio e la narrativa storica, mostrando cosa significasse davvero lasciare la propria casa per attraversare l’oceano inseguendo quella parola enorme e quasi mitica che era l’America. Al centro della storia troviamo Angela, una ragazzina di San Stino di Livenza che parte insieme alla madre, ai fratelli Giovanni e Giuseppe e al nonno Vittorio per raggiungere il padre, emigrato tempo prima negli Stati Uniti. Angela è curiosa, sensibile, a volte ingenua, ma possiede anche quella capacità tutta infantile di osservare gli adulti e accorgersi delle loro contraddizioni. Non comprende sempre fino in fondo ciò che accade intorno a lei, ma registra tutto: le paure della madre, l’orgoglio del nonno, l’eccitazione dei fratelli, le speranze e le delusioni dei tanti emigranti incontrati lungo il viaggio. Con sé porta una bambola di pezza, piccolo legame con la vita lasciata in Italia e con un’infanzia che il viaggio sembra costringerla ad abbandonare troppo in fretta. La madre è probabilmente una delle figure più forti del romanzo. Ha venduto il poco che la famiglia possedeva per permettere a tutti di partire e affronta ogni difficoltà con una determinazione che non ha nulla di eroico nel senso tradizionale del termine: è la forza concreta di chi non può permettersi di arrendersi. Nonno Vittorio, invece, è legato alla terra, alle proprie abitudini e a un’idea di dignità che gli impedisce di accettare passivamente ogni umiliazione. Giovanni e Giuseppe portano nella storia una leggerezza che spesso alleggerisce i momenti più difficili, mentre il padre rimane a lungo una presenza lontana, quasi costruita attraverso le lettere e i racconti, prima di tornare a essere una figura reale nella nuova vita americana. E poi c’è Michele. Angela lo incontra durante la traversata e fin da subito il ragazzo porta con sé qualcosa di misterioso. Viaggia da solo, ha un violino e sostiene di avere diciotto anni, anche se in realtà ne ha appena tredici. È costretto a sembrare più grande perché la vita gli ha chiesto troppo presto di cavarsela da solo. Michele è orgoglioso, scaltro, generoso, qualche volta brusco, e cerca continuamente di mostrare una sicurezza che non sempre possiede. Il rapporto con Angela è uno degli aspetti più riusciti del romanzo: nasce quasi per caso e cresce attraverso confidenze, battute, piccoli litigi e promesse. Non c’è bisogno di grandi dichiarazioni per capire quanto i due finiscano per diventare importanti l’uno per l’altra. La trama segue il viaggio della famiglia prima fino a Genova, poi attraverso l’Atlantico e infine verso New York. La nave diventa un piccolo mondo popolato da uomini, donne e bambini che hanno lasciato alle spalle la propria vita senza sapere con certezza cosa troveranno dall’altra parte. L’arrivo a Ellis Island spezza subito l’immagine romantica del sogno americano: controlli, visite mediche, domande e decisioni prese da sconosciuti possono cambiare in pochi minuti il destino di un’intera famiglia. Quando Angela raggiunge finalmente Little Italy, l’America si rivela molto diversa da quella immaginata in Italia: appartamenti affollati, lavori malpagati, bambini costretti a crescere in fretta e una comunità che prova a restare unita mentre cerca faticosamente il proprio posto nel nuovo mondo.
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