Recensione: Monsterium. L'alba dei mostri, di Bruno Tognolini

Titolo:
Monsterium. L'alba dei mostri
Autore: Bruno Tognolini
Editore: Salani
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 14,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Monsterium. L’alba dei mostri di Bruno Tognolini è un romanzo d’avventura fantastica ricchissimo di invenzioni, capace di prendere creature provenienti da miti, leggende e bestiari antichi e scaraventarle dentro una storia in cui convivono droni, biotecnologie, intelligenze artificiali e misteriosi passaggi tra mondi. Il risultato è un libro difficile da rinchiudere in un solo genere: c’è il fantasy, c’è la fantascienza, c’è il viaggio iniziatico, ma soprattutto c’è una domanda che attraversa tutta la storia e che diventa sempre più importante pagina dopo pagina: chi sono davvero i mostri? Il protagonista è Mario Marionete, un ragazzino di tredici o quattordici anni, piccolo, magro, scuro di capelli, cresciuto abbastanza ai margini da aver imparato presto a cavarsela. È diffidente, rapido, abituato a osservare prima di fidarsi e possiede quella specie di intelligenza pratica che nasce più dalla strada che dai libri. All’inizio non ha nessuna intenzione di diventare un eroe e, a dire il vero, neppure di essere coinvolto in qualcosa di particolarmente importante. Ma proprio il suo modo di stare al mondo, istintivo e disordinato, finirà per rivelarsi decisivo. Accanto a lui troviamo il Professore, studioso di mostri e creatura quasi enciclopedica lui stesso, sempre pronto a riconoscere una specie, ricordare una leggenda o collegare ciò che vede ai grandi repertori del mito. Poi c’è Doracòra, energica, imprevedibile, spesso più concreta del Professore e accompagnata dal suo inseparabile Fluflù, cagnetto tutt’altro che normale. È proprio il rapporto fra questi personaggi a dare ritmo al romanzo: Mario porta l’istinto, il Professore il sapere, Doracòra l’azione. E quando nel loro cammino compare Maria, misteriosa ragazza capace di muoversi tra le creature del mondo dei mostri con una familiarità che gli altri non possiedono, gli equilibri cambiano ancora.

La trama prende avvio da una serie di eventi che trascinano Mario lontano dal suo mondo e lo conducono in una terra popolata da esseri che sembravano appartenere soltanto alle pagine dei libri: manticore, sfingi, grifoni, chimere, centauri, licantropi, sirene e moltissime altre creature. Alcune sono feroci, altre enigmatiche, altre ancora semplicemente diverse. Ed è qui che il romanzo comincia a diventare qualcosa di più di una semplice successione di incontri fantastici. Il Professore conosce i mostri attraverso le definizioni, le classificazioni e i racconti tramandati nei secoli; trovarseli davanti, però, significa scoprire che una descrizione non basta mai a spiegare un essere vivente. Tognolini costruisce così un viaggio pieno di pericoli, inseguimenti e scoperte, ma anche di continue revisioni delle certezze dei protagonisti. Le creature che Mario incontra non coincidono sempre con l’immagine che gli esseri umani hanno costruito di loro. Alcune parlano, ragionano, ricordano, soffrono, formano comunità e possiedono una storia. Il confine tra umano e mostruoso diventa progressivamente meno netto, fino a trasformarsi nel vero centro morale della vicenda.

Molto riuscita è proprio l’idea di far convivere due immaginari apparentemente lontanissimi. Da una parte troviamo il patrimonio antico dei bestiari e della mitologia; dall’altra clone-droni, scanner, sistemi automatici, laboratori e tecnologie capaci di analizzare e manipolare il vivente. In mezzo ci sono i protagonisti, costretti a chiedersi se conoscere qualcosa significhi davvero comprenderla e se la curiosità scientifica possa giustificare qualsiasi forma di intervento. Il romanzo non rinuncia mai all’avventura, ma sotto inseguimenti, combattimenti e creature impossibili lascia emergere continuamente questi interrogativi. Anche la struttura contribuisce al fascino del libro. Le diverse sezioni – Partenze, Incontri, Viaggi, Lutti, Rivelazioni, Monsterium, Ritorni – scandiscono il percorso quasi come tappe di una grande esplorazione. Le illustrazioni in bianco e nero, le tavole dedicate alle creature e le cornici ricchissime di dettagli danno al volume l’aspetto di un moderno bestiario e invitano continuamente a soffermarsi sulle immagini. Lo stile di Bruno Tognolini è vivace, curioso, pieno di invenzioni linguistiche e improvvisi cambi di tono. Nei dialoghi c’è spesso ironia, soprattutto nello scontro tra il sapere teorico del Professore e l’impazienza di Mario e Doracòra; nelle scene d’azione, invece, la scrittura accelera e diventa molto visiva. Ma ci sono anche momenti più quieti, nei quali il romanzo lascia spazio alla paura, alla perdita, all’amicizia e alla scoperta dell’altro. Monsterium. L’alba dei mostri è quindi un’avventura fantastica, ma anche una storia sul pregiudizio, sulla conoscenza e sul significato stesso della parola “mostro”. Tognolini parte dalle creature che per secoli abbiamo immaginato come deformi, pericolose o impossibili e rovescia lentamente il punto di vista: forse il vero problema non è ciò che appare diverso, ma lo sguardo con cui decidiamo di osservarlo. E quando Mario arriva finalmente a capire che il mondo è molto più complicato delle categorie con cui proviamo a ordinarlo, anche il lettore ha ormai smesso di chiedersi se i mostri esistano. La domanda, semmai, è un’altra: chi ha il diritto di chiamare mostro qualcun altro?

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