Recensione: Sulle rive del Plum Creek. La casa nella prateria vol.2, di Laura Ingalls Wilder

Titolo
: Sulle rive del Plum Creek. La casa nella prateria vol.2
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 224
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 14,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Sulle rive del Plum Creek di Laura Ingalls Wilder è un romanzo di formazione e d’avventura che prosegue il cammino della famiglia Ingalls, ma introduce un cambiamento importante rispetto a La casa nella prateria: Laura non vive più soltanto dentro il piccolo universo familiare e nella natura sconfinata della frontiera. Poco alla volta entra in un mondo più ampio, fatto di scuola, coetanei, feste, chiesa, amicizie, rivalità e differenze sociali. La prateria continua a essere bellissima e imprevedibile, ma questa volta il romanzo racconta soprattutto cosa significa crescere mentre tutto intorno resta fragile, provvisorio e continuamente da ricostruire. La storia comincia quando gli Ingalls arrivano in Minnesota e si stabiliscono lungo il Plum Creek. La loro prima abitazione è una curiosissima casa scavata nella riva del torrente, con pareti di terra e un tetto ricoperto d’erba. Per Laura quel luogo diventa subito un piccolo regno: ci sono il ruscello, i salici, gli iris, gli insetti, i pesciolini, gli animali da osservare e mille possibilità di avventura. Il Plum Creek è un posto meraviglioso, ma non innocuo, e Laura impara presto che la sua curiosità può portarla un po’ troppo oltre. Al centro della storia troviamo ancora una volta la famiglia Ingalls. Laura, però, qui appare più grande e più definita. È curiosa, impulsiva, orgogliosa, spesso insofferente alle regole e incapace di accettare facilmente ciò che considera ingiusto. Mary continua a essere il suo contraltare: più composta, paziente e obbediente. Proprio il confronto fra le due sorelle rende Laura così vera, perché Wilder non cerca mai di trasformarla in una protagonista perfetta. Laura può essere gelosa, testarda, competitiva, ma sa anche riconoscere i propri errori e lasciarsi sorprendere dalle persone e dalle cose. Mamma Caroline resta la presenza più stabile della famiglia, quella che riesce a conservare ordine, dignità e calma anche quando la situazione diventa difficile. Papà Charles, invece, continua a rappresentare lo slancio verso il futuro. È lui a immaginare una vita migliore, a costruire, lavorare, progettare e ricominciare. Ma in questo volume il suo ottimismo appare anche più vulnerabile: non basta saper lavorare duro per controllare il raccolto, il clima o la fortuna.

Uno dei passaggi più belli è proprio la costruzione della nuova casa di legno. Dopo l’abitazione sotterranea, gli Ingalls iniziano finalmente ad avere stanze vere, finestre, pavimenti, una stufa. Wilder racconta ogni dettaglio con quella precisione concreta che caratterizza tutta la serie, ma senza appesantire il racconto. Anzi, proprio perché vediamo la casa nascere pezzo dopo pezzo, comprendiamo quanto possa significare per una famiglia possedere una finestra di vetro o un pavimento liscio. La grande novità, però, è l’ingresso di Laura nel mondo degli altri. Arriva la scuola, con i nuovi compagni e soprattutto Nellie Oleson. Nellie è viziata, altezzosa, ben vestita, abituata ad avere cose che per Laura rappresentano quasi un lusso irraggiungibile. Il loro rapporto introduce nel romanzo qualcosa che prima era rimasto sullo sfondo: il confronto sociale. Laura non osserva più soltanto la propria famiglia e la natura, ma comincia a misurarsi con ciò che possiedono gli altri, con l’imbarazzo, l’invidia, il desiderio di essere accettata e anche con una certa voglia di rivalsa. Intorno a lei il mondo continua ad allargarsi: ci sono feste, incontri, nuovi vicini, la chiesa e occasioni in cui Laura deve imparare come comportarsi fuori dall’ambiente familiare. È una crescita lenta, fatta di piccole esperienze quotidiane, ma proprio per questo molto credibile. In Sulle rive del Plum Creek Laura comincia davvero a diventare una bambina consapevole del proprio posto tra gli altri. La natura, però, non smette mai di ricordare agli Ingalls quanto ogni sicurezza sia relativa. Uno degli episodi più impressionanti è l’invasione delle cavallette: il cielo cambia, gli insetti arrivano in massa e in pochissimo tempo ricoprono campi, animali e ogni superficie. Wilder descrive la scena attraverso gli occhi increduli di Laura e riesce a trasformare un evento naturale in qualcosa di quasi apocalittico, senza bisogno di esagerazioni. Anche l’inverno porta con sé momenti di grande tensione, ricordando continuamente quanto la vita nella prateria dipenda da forze che nessuno può controllare.
 

La scrittura di Laura Ingalls Wilder resta semplice, limpida e profondamente sensoriale. L’acqua del torrente, l’erba alta, il rumore degli insetti, la neve contro le finestre, il profumo del pane e la musica del violino di Papà costruiscono un mondo concreto, vivo. La natura non è mai un semplice sfondo: può essere luogo di gioco, rifugio, promessa, ma anche minaccia. Sulle rive del Plum Creek è quindi un romanzo sulla crescita, sulla famiglia e sulla tenacia, ma anche sul primo vero incontro di Laura con la società. Se La casa nella prateria raccontava soprattutto il fascino e la durezza della frontiera, questo secondo volume aggiunge qualcosa in più: il confronto con gli altri, con le differenze, con l’invidia e con il desiderio di trovare il proprio posto. E proprio per questo Laura appare ancora più vicina e autentica. Un romanzo semplice solo in apparenza, capace di raccontare quanto possa essere difficile crescere quando anche la casa, il raccolto e il futuro sembrano sempre appesi a un filo.


Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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