Recensione: Il mio amico speciale, di Susanna Bailey

Titolo
: Il mio amico speciale
Autore: Susanna Bailey 
Editore: Il Castoro
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 16,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Il mio amico speciale di Susanna Bailey è un romanzo per ragazzi delicato e commovente, che affronta temi difficili come l'abbandono, la solitudine, la malattia e il bisogno di sentirsi amati. Ambientato nella campagna inglese, tra fattorie, stalle e brughiere battute dal vento, il libro racconta la storia di Addie, una bambina costretta a separarsi dalla madre e ad affrontare una situazione che non riesce né a comprendere né ad accettare. La mamma è malata, ha bisogno di cure e di tempo, ma nessuno sembra in grado di dirle quando potrà tornare a casa. Addie si sente tradita dagli adulti, arrabbiata con il mondo e soprattutto spaventata dall'idea che la propria vita non possa più tornare quella di prima. Ad accoglierla è Ruth, che insieme al marito Sam vive in una grande fattoria dove si prende cura anche di altri bambini. Qui Addie conosce Sunni e Flo, vivaci e spesso invadenti, Gabe, un adolescente dal carattere brusco, e Jude, un bambino di sei anni che porta con sé una storia familiare dolorosa. Ma Addie non ha nessuna intenzione di ambientarsi. Diffida di Ruth, si irrita per le regole della casa, tiene stretti gli oggetti appartenuti alla madre e aspetta le visite di Penny, l'assistente sociale, nella speranza che sia finalmente arrivato il momento di andare via. La sua rabbia si manifesta anche nei gesti più piccoli: una risposta sgarbata, una porta sbattuta, il rifiuto di sedersi a tavola con gli altri. Ogni attenzione le sembra un'intrusione, ogni promessa l'ennesima possibilità di essere delusa. La svolta arriva quando Addie scopre che nella fattoria è stato accolto un puledro di Exmoor, rimasto senza madre e trovato in condizioni difficili durante una tormenta di neve. L'animale è spaventato, debole, diffidente nei confronti degli esseri umani e poco disposto a lasciarsi avvicinare. Addie riconosce qualcosa di sé in quella creatura che scalcia, si ritrae e cerca continuamente una via di fuga. Con l'aiuto di Gabe impara a nutrirlo, a rispettare i suoi tempi e a conquistare lentamente la sua fiducia. Tra la bambina e il puledro nasce così un rapporto speciale, fatto di piccoli progressi, gesti affettuosi e inevitabili difficoltà. Un'amicizia che finisce per coinvolgere anche Jude, inizialmente chiuso nel proprio silenzio.

Immagine generata con l'IA

Il parallelismo tra Addie e il puledro è evidente: entrambi sono stati separati dalla madre, entrambi hanno paura e faticano a fidarsi di chi cerca di aiutarli. Bailey, però, non trasforma questo incontro in una soluzione miracolosa. Prendersi cura di un animale non cancella la sofferenza della bambina, né risolve i problemi familiari che l'hanno condotta alla fattoria. Particolarmente dolorosa è la scena dell'appuntamento al bar, quando Addie aspetta invano l'arrivo della madre. In quel momento emergono tutta la sua fragilità e il senso di impotenza di chi continua a sperare, nonostante le delusioni. La protagonista è impulsiva, ostinata, a volte perfino sgradevole, ma sono proprio queste contraddizioni a renderla credibile. È una bambina che soffre e che non possiede ancora gli strumenti per affrontare ciò che le sta accadendo. Anche i personaggi secondari sono ben caratterizzati. Ruth è una donna affettuosa e paziente, ma sa essere ferma quando è necessario. Gabe alterna battute pungenti a gesti di attenzione, mostrando una sensibilità che inizialmente Addie fatica a riconoscere. Jude, separato dal fratellino Thomas e segnato dalle proprie esperienze familiari, trova nell'amicizia con Addie e nel rapporto con il puledro un'occasione per recuperare fiducia e comunicare i propri sentimenti. Intorno a loro prende forma una famiglia particolare, nella quale i legami non dipendono necessariamente dalla parentela, ma dalla capacità di accogliere, comprendere e rispettare le fragilità degli altri. Non mancano, inoltre, le difficoltà scolastiche e il bullismo, che contribuiscono ad aggravare il disagio di Addie e il suo sentirsi diversa dagli altri bambini.

Lo stile di Susanna Bailey è semplice, scorrevole, adatto ai lettori più giovani, ma attento alla dimensione psicologica dei personaggi. I capitoli brevi, i dialoghi frequenti e le descrizioni della natura mantengono viva l'attenzione. La brughiera, con i suoi paesaggi selvaggi, il vento, la neve e i cambiamenti delle stagioni, occupa un posto importante nella vicenda. È uno spazio affascinante ma anche pericoloso, che accompagna le emozioni della protagonista e il suo lento percorso di crescita. Alcuni sviluppi risultano abbastanza prevedibili, soprattutto nella costruzione dei rapporti tra i personaggi, ma il romanzo conserva una notevole sincerità nel raccontare la sofferenza infantile, senza banalizzarla. Uno degli aspetti più interessanti riguarda il significato stesso dell'amore. Addie deve imparare che proteggere qualcuno non significa necessariamente trattenerlo accanto a sé. Il puledro appartiene alla brughiera, a un mondo libero e selvaggio, e il suo futuro non può dipendere soltanto dal desiderio della bambina di non perderlo. È una consapevolezza difficile da raggiungere, soprattutto per chi ha già conosciuto il dolore della separazione. Il mio amico speciale è un romanzo che parla di amicizia, perdita, fiducia e nuove possibilità. Una storia che riesce a emozionare senza nascondere le difficoltà della vita e che ricorda quanto sia importante trovare qualcuno disposto ad ascoltarci anche quando non riusciamo a esprimere ciò che proviamo. Un libro che può essere apprezzato dai ragazzi, ma che offre anche agli adulti qualche spunto di riflessione sul mondo dell'infanzia, sulle ferite che spesso non sappiamo riconoscere e sull'importanza di non lasciare nessuno solo ad affrontarle.

Susanna Bailey è un’autrice britannica di libri per ragazzi che divide il suo tempo fra la scrittura e il lavoro come assistente sociale. Si è laureata alla Bath Spa University, dove ora insegna Scrittura creativa. Durante il suo percorso universitario, ha scritto Snow Foal, traendo grande ispirazione dal suo tutor, il pluripremiato David Almond.

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