12 febbraio 2012

Recensione: PESCA CON LA MOSCA di Gianni Simoni

Titolo: Pesca con la mosca
Autore: Gianni Simoni
Editore: TEA
ISBN: 9788850225941
Pagine: 307
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo copertina: 12,00 €

Tavernole sul Mella, Val di Ledro, Brescia: i vertici di un macabro triangolo all'interno del quale si consuma una catena di omicidi sconcertanti, il cui solo comun denominatore pare essere l'abito talare indossato ora dai sospettati, ora dalle vittime. E l'ex giudice Petri questa volta sembra finirci in mezzo proprio per caso, quando, in un tiepido pomeriggio di fine estate, durante una battuta di pesca con la mosca, s'imbatte in un macabro spettacolo: il cadavere di una giovane donna che galleggia pigramente in un'ansa del torrente nel quale sta pescando. È l'inizio di una trama sempre più intricata, in cui gli omicidi si susseguono a ritmo inquietante; in cui la soluzione un momento appare a portata di mano e subito dopo è ambigua e fuorviante; in cui le acque si confondono in continuazione e assassini e vittime paiono scambiarsi le parti in un gioco perverso. Un'indagine molto scomoda per Petri e Miceli, che, tuttavia, come sempre, non scenderanno a compromessi in nome della giustizia.

RECENSIONE

Pesca con la mosca è il primo libro che leggo di Gianni Simoni, un ex magistrato che si è dedicato alla scrittura, ma si tratta della quinta indagine della coppia formato dall’ex giudice Preti e dal commissario Miceli.
Questa volta i due sono alle prese con l’apparente suicidio di una donna, il cui corpo è stato ritrovato, durante la pesca, dallo stesso giudice in pensione. Il caso sembra abbastanza semplice, ma ben presto nuovi agghiaccianti omicidi sconvolgono le loro convinzioni. Una catena di violenza che sembra strettamente connessa, in qualche modo, al mondo sacerdotale.
In un susseguirsi di rivelazioni e piste false, alla fine i due protagonisti riusciranno a far luce sulla vicenda, superando il muro di ambiguità tra vittime e carnefici, scoprendo una verità amara.

La struttura è quella del giallo classico, con gli omicidi a catena e i pochi dettagli da decifrare per scoprire la verità. L’originalità del romanzo, però, sta nell’approccio dei due protagonisti, molto attenti all’analisi dell’animo umano, oltreché a quella delle prove.
Una coppia ben affiatata, esempio di amicizia sincera e di grande complementarità, che da vita ad un’indagine appassionante, capace di coinvolgere il lettore dall’inizio alla fine, quando finalmente il mistero viene svelato.
La struttura narrativa funziona grazie ad un intreccio ben congeniato. Lo stille dell’autore è asciutto, essenziale, e l’immediatezza del discorso favorisce la scorrevolezza dell’opera, che si legge facilmente
Molto buona la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli secondari, che appaiono poco stereotipati e risultano piuttosto “umani”. Infatti lo scrittore è bravo a catturale le sensazioni e le emozioni contrastanti dei protagonisti.
A livello tematico risulta molto interessante l’ambiguità della storia e dei protagonisti, palese tentativo, direi riuscito, di porre in evidenza il lato oscuro dell’essere umano. Del resto l’autore, grazie all’esperienza sul campo (come giudice istruttore in materia di criminalità organizzata, eversione nera e terrorismo) , dimostra di conoscere bene la psiche umana e, in generale, la materia trattata.

Dunque un buon giallo, coinvolgente, scritto bene, che mi sento di consigliare a chi ama il genere e a chi non crede che in Italia esistano scrittori dotati.

Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Presso la Procura generale milanese ha sostenuto l'accusa nel processo d'appello per l'omicidio Ambrosoli e ha condotto l'inchiesta giudiziaria sulla morte di Michele Sindona nel carcere di Voghera.

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