2 marzo 2012

Recensione: L'IMPERATORE DI PORTUGALLIA di Selma Lagerlof

Titolo: L'imperatore di Portugallia 
Autore:
Selma Lagerlöf 
Editore: Iperborea
Pagine: 448
Anno di pubblicazione: 1991
Prezzo copertina: 18,50 €

Il racconto è ambientato in un nord fiabesco ed il protagonista del libro è Jan di Skrolycka, uomo povero ed onesto che dalla vita ha avuto ben poco, fino a quando la nascita della figlia Klara diventa il più grande dono che abbia mai ricevuto. Tale avvento lo rende un uomo diverso, grazie alla piccola comprende cosa vuol dire provare emozioni, originari sentimenti umani che erano già nella sua natura ma che non erano mai emersi prima di allora. La prima parte della storia rappresenta l'esempio dell'amore assoluto e incondizionato di un padre nei confronti della figlia e si snoda con la narrazione di una tipica infanzia serena. Ma il tempo trascorre e, sfogliando le pagine del libro, Klara si trasforma in una giovane donna che decide di abbandonare l'affascinante regione per trovare lavoro. La sua attività sarà quella di vendere il suo corpo.

L'avvenimento travolge e sconvolge Jan di Skrolycka: la solitudine e il dolore lo colpiscono al punto tale che la sua mente si trova in bilico tra follia e fantasia. Infatti, incapace di accettare quella verità troppo dura, decide di reinventare una differente realtà. L'uomo inizia a diffondere la notizia che Klara è diventata imperatrice della lontana Portugallia, regione dove non esiste la povertà, e quindi anch'egli è ora un imperatore. Per questo motivo inizierà ad atteggiarsi e ad abbigliarsi da altolocato. In realtà il suo modo di esprimere l'inconsolabile dolore sfocia ogni giorno nell'attesa della figlia sul molo. Arriverà il giorno del ritorno della sua tanto amata figlia? E quest'ultima sarà ancora bella ed innocente come era rimasta nel cuore e nella mente di Jan?

Questa favola dai tratti realistici riesce a catturarti sin delle prime pagine e la storia si srotola con la lettura in modo scorrevole, divenendo sempre più intensa e coinvolgente. Lo stile, pur sembrando semplice e arido, riesce a far trasparire da un punto di vista emotivo molto più di quello che le singole parole sembrano riferire. La scrittura è pregna di una grande delicatezza nella trattazione dei sentimenti dei protagonisti, e lo svolgimento, a mio parere, non cade mai nella banalità e nella ridondanza. Dall'introspezione psicologica emerge un'estrema tenerezza nelle formule utilizzate da Selma Lagerlöf ed ogni parola si "perde" nella descrizione di paesaggi bucolici, e di una dura realtà contadina. L'autrice riesce a creare un connubio tra realtà e fiaba, storia e leggenda, tenerezza e follia, quotidiano e meraviglioso. 
Un libro consigliato a chi vuole godere di una storia semplice ma intensa e profonda, capace di generare nel lettore sorrisi e commozione.

L'AUTRICE
Selma Lagerlöf. Nata a Mårbacka nel Värmland nel 1858 e morta nel 1940, destinata a diventare, da maestra elementare, primo Premio Nobel svedese nel 1909 e prima donna nominata fra gli Accademici di Svezia nel 1914, è forse la scrittrice svedese più nota e amata nel mondo. Dalla Saga di Gösta Berling (1891), censurata aspramente dalla critica positivista, al Viaggio meraviglioso di Nils Holgersson (1907), indiscusso capolavoro e grande successo editoriale che le valse una fama mai concessa ad alcun connazionale, le sue opere sono state tradotte, filmate, illustrate ovunque. Legata alla tradizione orale della sua terra, come a quella delle saghe e delle leggende värmlandesi raccontatele dalla nonna paterna negli anni dell’infanzia, resta uno dei più vivi esempi dell’arte scandinava per eccellenza: quella del raccontare. 

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