sabato 12 aprile 2014

Recensione: ELISABETTA E IL CONTE DI ESSEX di Lytton Strachey

Titolo: Elisabetta e il conte di Essex
Autore: Lytton Strachey
Editore: Castelvecchi
Pagine: 238
Anno di pubblicazione: 2014
Prezzo copertina: 17,50 €


Recensione a cura di Alice Schiochet

Elisabetta e il conte di Essex. Il titolo da solo ci svela in un colpo solo l'ambientazione e il contenuto principale del libro. Siamo nell'Inghilterra tra gli ultimi decenni del sedicesimo e i primi anni del diciasettesimo secolo. Il trono ormai da anni è occupato da una donna, Elisabetta I, figlia del noto Enrico VIII e Anna Bolena, la donna per la quale il re ha aperto una scissione nella chiesa cattolica. Sorella di Maria la sanguinaria e cognata di Filippo di Spagna, quando sale al trono, il mondo intero si aspetta grandi cose da lei. Elisabetta si mette subito all'opera sul piano politico, economico, ma anche privato.

Attua una serie di riforme per garantire la tolleranza nei confronti dei differenti orientamenti religiosi, cerca stratagemmi per riempire le casse dello stato, all'epoca vuote, ma rifiuta per 30 anni di sposarsi e quindi di assicurare a se stessa, ma cosa più importante all'Inghilterra, un erede al trono. I motivi di questa scelta tuttora sono molto discussi; alcuni ipotizzano che la regina avesse sul corpo cicatrici orribili dovute al vaiolo, altri che fosse sterile e quindi temesse che il matrimonio la limitasse nell'esercizio del proprio potere, ma c'è perfino chi sostiene che Elisabetta I fosse in realtà un uomo vestito da donna. Le ipotesi quindi sono molte, ma l'unica cosa certa è che Elisabetta prevalse sul Consiglio di Stato e non si sposò mai, e proprio per questo motivo una dei soprannomi più usati per riferirsi a lei era (ed è) La Regina Vergine. Gli studiosi, tuttavia, su questo concetto sono tutti d'accordo nell'affermare che Elisabetta I non era vergine, almeno non nel vero senso della parola; infatti la lista dei favoriti, nonchè amanti sembra essere di tutto rispetto: Thomas Seymur, già all'età di quindici anni, Robert Dudley, Walter Raleigh e il giovane Robert Devereux.

Ed è proprio il rapporto tra Elisabetta I e Robert Devereux che viene analizzato e descritto in ogni minimo dettaglio all'interno di questo libro. Da questa analisi emergono due caratteri molto simili; uno di una donna, determinata forte, testarda, ma anche confusa, irritabile e soggetta a scoppi d'ira immotivata; l'altro di un uomo scaltro, deciso, ambizioso, ed è proprio quest'ultima caratteristica che irriterà in modo irrimediabile la regina, tanto che il conte affronterà una dipartita alquanto inaspettata (o forse no?).

L'affresco storico è notevole, così come l'accuratezza dei dettagli e l'introspezione psicologica dei protagonisti, tanto che il romanzo va inserito di diritto tra quelli imperdibili per gli appassionati dell'età elisabettiana. Allo stesso tempo, però, proprio per la precisione dei contenuti, in riferimento al contesto e ai personaggi, diventano fondamentali delle conoscenze storiche di base, affichè la lettura non risulti complicata e confusa.

L'AUTORE
Lytton Strachey (Londra, 1880-1932) Scrittore, critico letterario e saggista britannico, appartenente al cosiddetto gruppo di Bloomsbury, è considerato l’iniziatore di una nuova forma di biografia in cui l’intuizione psicologica e l’empatia si combinano con arguzia e irriverenza. Tra le sue opere: Eminent Victorians (1918), Portraits in Miniature (1931), Ermyntrude and Esmeralda (1969); grazie alla biografia Queen Victoria (1921) ha vinto il premio letterario James Tait Black Memorial Prize.

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