Recensione: Leggere per vivere meglio. Gli effetti della lettura sul cervello a ogni età, di Maria Garraffa e Giuditta Smith
Titolo: Leggere per vivere meglio. Gli effetti della lettura sul cervello a ogni età
Leggere per vivere meglio. Gli effetti della lettura sul cervello a ogni età di Maria Garraffo e Giuditta Smith è un saggio agile ma molto documentato che parte da un gesto apparentemente semplicissimo – leggere – per mostrarne tutta la complessità. Non è un libro che celebra genericamente il piacere della lettura né l’ennesimo invito a leggere “perché fa bene”. Le autrici seguono piuttosto la lettura lungo l’intero arco della vita, dall’apprendimento infantile all’età adulta e all’invecchiamento, interrogandosi su ciò che accade nel cervello, sulle competenze necessarie per comprendere un testo e sul ruolo che libri e biblioteche possono avere nella salute individuale e nella partecipazione sociale. Uno dei punti più interessanti arriva subito: non siamo nati per leggere. A differenza del linguaggio orale, la lettura è un’invenzione culturale troppo recente perché il cervello umano abbia potuto sviluppare strutture biologiche specificamente destinate a essa. Imparare a leggere significa quindi “riciclare” circuiti nati per altre funzioni e metterli progressivamente in comunicazione tra loro. È un passaggio importante, perché permette di capire quanto sia straordinario ciò che facciamo quasi automaticamente quando scorriamo una pagina: riconosciamo segni, li trasformiamo in suoni e significati, recuperiamo conoscenze dalla memoria, costruiamo inferenze e manteniamo l’attenzione abbastanza a lungo da creare una rappresentazione coerente di ciò che stiamo leggendo.
Maria Garraffa, professore associato di Salute pubblica internazionale alla University of East Anglia (UK), si occupa degli effetti che le competenze linguistiche hanno sul benessere e sulla salute nell’arco della vita.
Giuditta Smith, ricercatrice in Psicolinguistica all’Università di Modena e Reggio Emilia, si occupa di apprendimento della lettura, promuovendone l’educazione nei luoghi della cittadinanza come scuole e biblioteche.
Autore: Maria Garraffa, Giuditta Smith
Editore: Carocci
Pagine: 144
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 14,00 €
Puoi acquistare il libro su Amazon: https://link.amazon/B0ezm5Aq9
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Editore: Carocci
Pagine: 144
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 14,00 €
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Recensione a cura di Luigi Pizzi
Il secondo capitolo entra proprio nel “cervello che legge” e forse è quello che rende meglio l’impostazione del volume. Le autrici spiegano come l’apprendimento modifichi progressivamente l’organizzazione cerebrale, soffermandosi sulle aree coinvolte nel riconoscimento delle parole e sulla cosiddetta visual word form area. Ma il punto non è individuare un fantomatico “centro della lettura”: al contrario, viene mostrato come leggere richieda una rete distribuita di processi visivi, fonologici, linguistici e semantici. Interessante anche la distinzione tra chi sta imparando e il lettore competente: ciò che all’inizio richiede uno sforzo consapevole diventa progressivamente automatico, liberando risorse mentali per la comprensione profonda. Molto attuale è la parte dedicata al digitale. Il libro evita la solita contrapposizione semplicistica tra carta “buona” e schermo “cattivo”. Leggere su dispositivi digitali può comportare maggiore distrazione o favorire modalità più rapide e superficiali, soprattutto davanti a testi lunghi e complessi; allo stesso tempo, però, gli strumenti digitali possono rappresentare un aiuto concreto per persone con dislessia, difficoltà visive o linguistiche e possono facilitare l’accesso ai contenuti. Il problema, quindi, non è il supporto in sé, ma come viene utilizzato e quali strategie di lettura attiva si riescono a mantenere. La parte che mi è sembrata più originale è quella sull’invecchiamento. Con l’età cambiano velocità di elaborazione, movimenti oculari, attenzione e accesso lessicale, ma questo non significa semplicemente “leggere peggio”. I lettori anziani mettono in campo strategie diverse, sfruttano maggiormente esperienza e conoscenze pregresse e possono continuare a comprendere testi complessi. Soprattutto, la pratica della lettura viene inserita nel più ampio concetto di riserva cognitiva: un’attività accessibile e flessibile che, se mantenuta nel tempo, può contribuire a sostenere alcune funzioni cognitive e il benessere. Le autrici sono però attente a non trasformare la correlazione in una promessa miracolosa: leggere non impedisce automaticamente il declino cognitivo e non cura la demenza. Gli studi indicano associazioni interessanti e possibili effetti protettivi, ma entrano in gioco istruzione, condizioni socioeconomiche, salute generale, relazioni sociali e molti altri fattori. Il libro allarga poi lo sguardo dalla mente alla società. Comprendere un testo non significa semplicemente decodificare parole: servono conoscenze pregresse, capacità inferenziali, memoria di lavoro e un testo costruito in modo sufficientemente chiaro. Da qui nasce una riflessione molto concreta sull’inclusione. Testi amministrativi, sanitari o istituzionali troppo complessi possono diventare vere barriere, soprattutto per persone con bassa alfabetizzazione, migranti o lettori con difficoltà cognitive. Scrivere in maniera comprensibile, quindi, non significa banalizzare, ma rendere possibile l’accesso alle informazioni e, in alcuni casi, perfino ai propri diritti.
Interessanti anche le pagine dedicate a ciò che leggiamo. Narrativa e testi informativi non vengono messi in competizione: attivano esigenze differenti e sviluppano competenze diverse. La narrazione permette di organizzare esperienze, comprendere punti di vista e costruire significati; la lettura informativa richiede invece una particolare capacità di valutare fonti, attendibilità e coerenza, oggi ancora più importante davanti alla quantità di informazioni disponibili online. L’ultimo passaggio porta naturalmente alle biblioteche. Non semplici depositi di libri, ma luoghi di accesso alla conoscenza, alfabetizzazione, inclusione e socialità. Gruppi di lettura, attività per anziani, servizi rivolti alle persone fragili, strumenti digitali e progetti di lettura condivisa possono contrastare isolamento e disuguaglianze, fino a far intravedere una funzione delle biblioteche anche nella promozione della salute e dell’autonomia. Leggere per vivere meglio riesce quindi a fare una cosa non scontata: parlare dei benefici della lettura senza idealizzarla. Garraffo e Smith tengono insieme neuroscienze, psicologia cognitiva, linguistica, salute pubblica e dimensione sociale, mostrando che leggere non è soltanto un passatempo e neppure una medicina miracolosa. È una competenza costruita faticosamente dal cervello, capace però di accompagnarci per tutta la vita e di modificare il nostro modo di comprendere informazioni, persone e mondo. Dopo averlo letto, il gesto di aprire un libro appare decisamente meno semplice di prima – e proprio per questo ancora più affascinante.
Maria Garraffa, professore associato di Salute pubblica internazionale alla University of East Anglia (UK), si occupa degli effetti che le competenze linguistiche hanno sul benessere e sulla salute nell’arco della vita.


