Recensione: Sleep Dealer (2008)

In un futuro prossimo il mondo è controllato dal potere militare e ci sono rigidi confini tra gli Stati. La gestione delle macchine avviene attraverso potenti computer e network globalizzati che sfruttano la mente delle persone per funzionare. Memo Cruz (Luis Fernando Peña) vive con il padre coltivando la terra, ma sogna di poter entrare a far parte di questo mondo tecnologico. Per questo decide di creare un ricevitore per intercettare i segnali, la sua piccola finestra sul mondo. Quando viene scoperto però, i soldati provvedono ad eliminare il ricevitore e fanno fuori il padre. Memo si sente colpevole e per mantenere la propria famiglia decide di lasciare il paese per recarsi nella futuristica città di Tijuana, dove spera di trovare un lavoro. Sul bus incontra Luz Martinez (Leonor Varela), una ragazza che ha già fatto gli innesti, dei buchi nella pelle che gli permettono di connettere il proprio sistema nervoso alla rete.

La ragazza è una scrittrice e si mantiene vendendo i propri ricordi. Quando mette in vendita l'incontro con Memo scopre che c'è qualcuno interessato alla sua storia. Per questo decide di conoscerlo meglio. Intanto Memo, dopo aver fatto gli innesti, riesce a trovare un lavoro in una delle fabbriche: gli sleep dealer (distributori di sonno). Qui gli operai connettono la propria mente, attraverso dei tubi inseriti negli innesti, al sistema e dirigono le macchine da lavoro sparse in tutto il mondo. Presto però Memo si rende conto che questo mondo non gli appartiene e che è molto lontanto dai suoi sogni. Intanto il misterioso acquirente chiede sempre più informazioni a Luz. Ma qual è il suo obiettivo? Questo dovete scoprirlo da soli vedendo il film. 

Si tratta di una pellicola interessante, realizzata con un budget limitato in modo intelligente. Gli attori sono tutti molto bravi e credibili e la storia non è affatto scontatata. Il regista, molto bravo, ci presente un mondo cupo, dove la gente vive nella più totale alienazione. A livello tematico infatti, il film si muove in una doppia direzione: da una parte si evidenzia come la tecnologia sta prendendo sempre più il sopravvento sull'uomo (fino al dominio totale, come succede nel film); dall'altra si invita a rivalutare il rapporto naturale con la terra, per farci capire l'importanza di quello che abbiamo e che spesso non sappiamo apprezzare in nome di un futuro tecnologico sempre più alienante. Un bel film che fa riflettere e che mi sento di consigliare a tutti.

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