Recensione: IL MIO MIGLIORE INCUBO (2011)

USCITA CINEMA: 30/03/2012
GENERE: Commedia
REGIA: Anne Fontaine
SCENEGGIATURA: Nicolas Lemercier, Anne Fontaine
ATTORI: Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde, André Dussollier, Virginie Efira, Corentin Devroey, Aurélien Recoing, Eric Berger, Philippe Magnan, Samir Guesmi, Serge Onteniente, Jean-Luc Couchard
FOTOGRAFIA: Jean-Marc Fabre
MONTAGGIO: Luc Barnier, Nelly Ollivault
MUSICHE: Bruno Coulais
DISTRIBUZIONE: BIM Distribuzione
PAESE: Belgio, Francia 2011
DURATA: 103 Min
FORMATO: Colore 

TRAMA
Agathe (Isabelle Huppert) vive con figlio e marito (André Dussolier) in un ricco appartamento. Patrick (Benoit Poelvoorde), invece, vive con suo figlio nel retro di un furgone. Sono due persone diametralmente opposte e non tollerano l'uno la vista dell'altro. Non avrebbero mai voluto incontrarsi, ma i loro figli sono inseparabili.

RECENSIONE
Niente di nuovo all'orizzonte!
Potrebbe essere questo lo slogan giusto per l'ultima commedia di Anne Fontaine (Coco avant Chanel).
Il protagonista principale è Patrick, un uomo grezzo, spontaneo, alcolizzato, sboccato, donnaiolo, senza un lavoro, una casa, e con un figlio a carico (un ragazzo brillante), che rischia di perdere per l'impossibilità di mantenerlo.
Tutto il contrario di Agathe, una donna borghese, curatrice di mostre, appassionata di arte e cultura, e anche decisamente acida. Con lei il marito François, un uomo maturo, docile, sempre pronto a sottostare al volere della moglie, e il figlio (non proprio un ragazzo sveglio).
Questi due mondi, decisamente opposti, si incontreranno quando i due ragazzi iniziano a frequentarsi e François deciderà di affidare i lavori di restauro a Patrick.
L'entrata in casa dell'uomo cambierà per sempre la vita di tutti, distruggendo il già precario equilibrio famigliare.

Come detto all'inizio, questa commedia non apporta niente di nuovo al genere. La prima parte è interessante e qualche battuta decisamente brillante, mentre verso la fine il sentimentalismo prende il sopravvento e la banalità esce fuori inesorabile.
La cosa più interessante, anche se già ampiamente trattata da altri film, è la capacità del regista di mettere a nudo e deridere la finta illusione borghese di vivere una vita felice, mostrando all'esterno una faccia sorridente e celando benissimo i problemi irrisolti dei protagonisti. Una maschera, come direbbe qualcuno, che cade senza grandi difficoltà quando il ciclone Patrick si abbatte su tutti. Un ciclone che, alla fine, colpirà lo stesso uomo, costretto a fare i conti con una vita decisamente fallimentare.
La sceneggiatura è abbastanza solida, ma prevedibile, e il film si segue bene, anche se, come detto, verso la fine perde di smalto, ritmo e interesse.
La recitazione degli attori è forse la cosa migliore, soprattutto del duo Isabelle Huppert-Benoit Poelvoorde.

Insomma un film leggero, lineare, che si può anche vedere senza grandi aspettative.

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