Recensione: IL CUORE CORAGGIOSO DI IRENA di Daniela Palumbo

Titolo: Il cuore coraggioso di Irena
Autore: Daniela Palumbo
Editore: Electa
Pagine: 165
Anno di pubblicazione: 2016

Prezzo copertina: 16,90 €


Recensione a cura di Marika Bovenzi

Teodor è un sedicenne con la passione per l’arte, ama disegnare, ama fare murales e non vorrebbe fare nient’altro nella vita, ma suo padre purtroppo non la pensa uguale e nutre per il figlio altre ambizioni che sfociano in una serie di scontri e litigi con il giovane artista. E come se non bastasse, a peggiore l’umore di Teodor e quello dell’ambiente domestico vi è la presenza del nonno Jakub, un uomo taciturno, scorbutico e spesso perso nei suoi pensieri, che gira con un barattolo tra le mani e trova conforto solo nel
suo amico di sempre, Aron.

Teodor lo considera strano e fa di tutto per evitare la presenza dell’anziano, ma si sa, il destino tende a giocare con le nostre vite, ed è ciò che accade al giovane protagonista. Un giorno, Jakub scompare, e a Teodor viene affidato il compito di ritrovarlo, e dopo aver girato in lungo e in largo la città di Varsavia, lo trova davanti al monumento dedicato all’olocausto. Incuriosito, il giovane comincia ad interessarsi alla figura malinconica e divorata dai pensieri che è suo nonno e scopre che il barattolo segreto che il vecchio porta sempre con sé racchiude il terribile dramma della sua infanzia nel ghetto di Varsavia nel 1943. Jakub, inaspettatamente comincia a raccontare l’intera vicenda a suo nipote, mostrandogli i diari di Irena Sendler, una giovane donna, infermiera e assistente sociale che con un immenso coraggio e astuzia, insieme alla resistenza polacca riuscì a salvare oltre duemilacinquecento bambini ebrei nel ghetto di Varsavia- tra cui il nonno di Teodor e il suo migliore amico Aron- donando loro una nuova identità e soprattutto una nuova esistenza. Pagina dopo pagina, la storia viene raccontata ora dall’anziano Jakub, ora dalle pagine del diario di Irena da cui emerge non solo la vita di una donna forte e determinata che osò sfidare il sistema nazista, ma anche il racconto di centinaia di vite infantili, il terrore che li attanagliava, l’angoscia della fuga, e il senso di libertà donato dalle nuove famiglie.

Daniela Palumbo, grazie ad uno stile scorrevole e diretto, racconta la storia di una donna realmente esistita che con un incommensurabile coraggio, non ha accettato e non si è rassegnata agli orrori nazisti, ma al contrario li ha combattuti e documentati in un diario affinché fosse resa giustizia alla memoria di milioni di ebrei polacchi sterminati. Morta nel 2008 a 98 anni, Irena Sendler è stata riconosciuta da Israele già nel 1965 come una dei Giusti tra le Nazioni; nel 2003 è stata insignita a l’Ordine dell’Aquila Bianca; mentre nel 2007, dopo essere stata dichiarata eroe nazionale, il governo polacco l'ha candidata al Nobel per la Pace, che purtroppo non è riuscita a vincere. I personaggi sono descritti in modo magistrala e inseriti in un contesto veritiero: dall’anziano Jakub, sopravvissuto e segnato dai soprusi di una tragica e feroce guerra; ad Aron, animo gentile e ormai arreso ai ricordi pressanti; a Teodor, ragazzo scaltro e intelligente che dimostra un animo sensibile e profondo.

L’ambientazione risulta vivida e quasi reale: la scrittrice passa da una Varsavia odierna -caratterizzata da stress cittadino e benessere- ad una Varsavia degli anni’40 -dilaniata, distrutta, squassata e vittima di una tirannia disumana. Dalla storia emergono tematiche profonde e toccanti: il panico e l’inquietudine provati durante quegli anni bui; il senso di libertà ed indipendenza dovuti alla fuga; lo stento, la fame, la miseria e la morte a cui bisognava assistere. Personalmente, ho apprezzato questo libro non solo per il contatto diretto con un pezzo della nostra storia, ma anche per la volontà dell’autrice di rendere giustizia ad un’eroina che per anni è stata dimenticata. Un romanzo che ci insegna a ricordare, a preservare e ad onorare la memoria di tutte quelle persone che non ci sono più e che si sono battute per rendere il mondo un posto migliore, per noi e le generazioni a venire.

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