Recensione: LO STRANIERO MISTERIOSO di Mark Twain

Titolo: Lo straniero misterioso
Autore: Mark Twain
Editore: Mattioli 1885
Pagine: 139
Anno di pubblicazione: 2016
Prezzo copertina: 14,90 €

Recensione a cura di Marika Bovenzi

Lo straniero misterioso è una delle ultime opere a cui lavorò lo scrittore americano Mark Twain tra il 1897 e il 1904, e di cui scrisse diverse versioni, ciascuna delle quali lasciata incompiuta, ma aventi tutte lo stesso protagonista, Satana, conosciuto anche come N. 44. Quindi, Lo straniero misterioso, altri non è che un lavoro redazionale compiuto dal collaboratore di Mark Twain, Paine, e dal redattore della casa editrice Harper, Duneka, sui manoscritti originali -dopo la morte dello scrittore- intitolati: St. Petersburg Fragment, The Chronicle of Young Satan, Schoolhouse Hill e No. 44, the Mysterious
Stranger.

La storia si apre ad Eseldorf, un piccolo e sereno villaggio dell’Austria centrale, isolato nella solitudine dei colli e delle foreste che lo circondano. Qui nel 1590, tre ragazzi, Theodor, Nikolaus e Seppi, incontrano un misterioso straniero, giovane, bello e affascinante di nome Satana che dal nulla riesce a realizzare tutti i desideri dei ragazzi: li intrattiene modellando con l’argilla uomini e donne in miniatura, e gli basta un soffio per accendere la pipa. Inoltre, sostiene di essere in grado di prevedere il futuro e informa il gruppo degli sfortunati eventi che presto accadranno a coloro che amano. I ragazzi non credono alle affermazioni di Satana, fino a quando una delle sue previsioni non si avvera. I tre, impauriti, chiedono al giovane misterioso di intercedere per loro, ma Satana nella sua natura maligna non compie miracoli quanto cattiva misericordia, come ad esempio sostituire una morte lenta e dolorosa ad una immediata. Il libro si conclude con lo svanimento dello straniero dopo un monologo a sfondo religioso sull’esistenza di Dio: “Tutto quello che ti ho rivelato è vero. Non esiste alcun Dio, nessun universo, nessuna razza umana, nessuna vita terrena, né Paradiso, né Inferno. È tutto un sogno…un sogno grottesco e insensato. Non esiste nulla, tranne tu. E tu non sei altro che un pensiero…un pensiero incostante, un pensiero inutile, un pensiero senza casa, che vaga disperato tra vuote eternità!”.

A differenza degli altri suoi scritti, Mark Twain non utilizza il suo tipico linguaggio informale e pregno di slang americani come ne Le avventure di Tom Sawyer, ma al contrario adotta uno stile sofisticato e complesso a favore di una narrazione favolistica e allegorica. Protagonista indiscusso è Satana, una figura diversa da quella comunemente nota nella fede cristiana. È un emissario del caos ed è la voce della verità che giunge sulla terra per svelare ed apprendere tutta la crudeltà, l’ipocrisia, la vigliaccheria, la follia e la fragilità della mente umana, nonché la loro fede mal riposta. Inoltre, voce narrante del racconto è Theodor che, nell’immaginario di Twain, incarna la difficoltà di vivere degli esseri umani in un mondo sopraffatto dal male. Personalmente, ho apprezzato questa storia da un lato per l’irrealtà dell’ambientazione e l’ingenuità dei ragazzi che sottolineano il mood surreale, paradossale e onirico della storia; dall’altro per il darwinismo pessimista di Twain, che vede l’uomo come un animale crudele che infligge dolore per puro e mero piacere. Un romanzo che fa riflettere sulla negatività della realtà umana utilizzando una visione quasi dostojevskiana dell’universo in cui l’uomo è in continuo conflitto tra purezza e peccato, tra caos e senso della vita.

L’AUTORE
Mark Twain è lo pseudonimo di Samuel Langhorne Clemens (1835-1910). Umorista, scrittore e conferenziere, Twain è considerato uno dei padri della narrativa americana. Tra i suoi numerosi capolavori pubblicati da Mattioli 1885 si ricordano:Vita sul Mississippi, In questa Italia che non capisco, Autobiografia del cavallo di Bufalo Bill, Il pretendente americano, Wilson lo Svitato... Questa Casa Editrice confida nel fatto di poter pubblicare l’opera intera del Maestro in lingua italiana prima della Fine dell’Editoria, o della Fine del Mondo, quale delle due avvenga per prima. 

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