Recensione: La strana storia dell'isola Panorama, di Ranpo Edogawa

Titolo: La strana storia dell'isola Panorama
Autore: 
Ranpo Edogawa
Editore: Marsilio
Pagine: 186
Anno di pubblicazione: 2019
Prezzo copertina: 16,00 €


Recensione a cura di Mario Turco

Edogawa Ranpo, nome d'arte di Hirai Tarō è considerato a pieno diritto uno dei più importanti scrittori della narrativa noir e d'investigazione giapponese. Sebbene la sua opera abbia il merito principale di aver introdotto nel Paese del Sol Levante la letteratura thriller/poliziesca non si può prendere atto dell’inevitabile localizzazione di questi stilemi e l’inevitabile re-interpretazione di temi e suggestioni. Perfino nelle opere che hanno più smaccatamente il tono dell’omaggio ai maestri occidentali (come si può vedere già dalla scelta dell’alias che è una chiara trascrizione nipponizzata del nome di Edgar Allan Poe) i motivi d’interesse
restano molteplici. Ne è una chiara dimostrazione il romanzo breve “La strana storia dell’isola Panorama”, edito dalla casa Marsilio e tradotto dal giapponese da Alberto Zanonato. 

Dopo il successo del manga omonimo, disegnato dalle splendide chine di Suheiro Maruo, finalmente anche in Italia abbiamo l’occasione di leggere un’opera originale di Ranpo che tanta influenza ha avuto nel suo Paese e di cui trasversalmente anche in Italia seguiamo le scie (si veda l’anime del 2015 Ranpo kitan: Game of Laplace basato proprio su alcuni suoi racconti). L’idea principale di questo romanzo prende spunto da due racconti brevi di Poe, il celebre “La sepoltura prematura” dove lo scrittore di Baltimora affrontava di petto la sua paura più grande proponendone un breve ma incisivo casellario, e soprattutto “Le terre di Arnheim”, a cui negli snodi principali deve moltissimo. Il romanzo di Ranpo non è però una mera replica dei libri del suo mentore artistico perché riesce a colorarsi di derive sensuali e immaginifiche proprie. Come nota puntualmente Zanonato nella sua nota introduttiva, il tema ad esempio del doppelgänger ricorre continuamente nei suoi scritti precedenti e sarà una costante di tutta la sua poetica. Anche qui l’inevitabile raffronto scatta con il “William Wilson” di Poe ma la storia dell’improvvisa sostituzione di Hitomi Hirosuke ai danni del morto Komoda Genzaburō assume sfumature psicologiche inedite. Hirosuke nei primi capitoli del libro ci viene presentato quasi alla stregua di un inetto novecentesco: ragazzo di talento, introverso, preferisce rifugiarsi nei suoi sogni utopistici piuttosto che rapportarsi con le altre persone. Quando viene a sapere dell’improvvisa morte del ricco Genzaburō che ai tempi dell’università veniva considerato alla stregua di un gemello per l’impressionante somiglianza fisica, in lui scatta l’ideuzza (alla maniera di Dostoevskij, riferimento meno peregrino di quanto si possa credere considerata l’empatia introspettiva dell’autore verso il disadattato) di sostituirsi al suo vecchio compagno di corsi. Così prendendo a pretesto la sepoltura prematura che vedeva vittime alcuni malati d’epilessia e di cui lo stesso esponente della famiglia Komoda era morto, Hitomi rinasce nei suoi panni e ne prende il posto presso la famiglia e la moglie. 

La strana storia dell’isola Panorama”, come si può vedere da questo sunto, è un racconto che del genere thriller ha in realtà poco e si concentra piuttosto su queste alte suggestioni. Tutta la seconda parte è un tour de force visivo attraverso il nuovo mondo artificiale costruito dal protagonista. Le continue illusioni prospettiche, le meravigliose ri-creazioni di una natura lussureggiante, i panorami che incantano ed allo stesso tempo atterriscono la povera Chiyoko, moglie e vittima designata di questo crudele inganno, aprono la narrazione verso lidi fantastici. Perciò la scelta di inserire nel finale la figura del detective Kogoro Akechi e la risoluzione di un’enigma di cui il lettore è stato edotto sin dall’inizio appaiono francamente stonati, inserite per indubbie esigenze commerciali. Un romanzo minore insomma che come tante opere minori stuzzica però l’attenzione del lettore per i frammenti di talento comunque presenti e gli fa reclamare l’importazione di altri suoi lavori.

L'AUTORE
Ranpo Edogawa, nom de plume di Hirai Tarō, è stato uno dei più rappresentativi e prolifici scrittori di detective stories giapponesi. Vissuto tra il 1894 e il 1965, debutta nel 1923 sulle pagine della rivista «Shinseinen» (Gioventù nuova) scegliendo uno pseudonimo che nella pronuncia giapponese richiama il nome di Edgar Allan Poe, uno dei suoi punti di riferimento letterari. Negli anni successivi scriverà più di cento opere tra racconti brevi e romanzi, fra cui La moneta da due sen, Il delitto della salita D. e La belva nell’ombra. Maestro del genere mystery e poliziesco, i temi principali intorno a cui è imperniata la sua poetica sono la problematizzazione del concetto di identità e il disagio indotto dalla modernizzazione e dal nuovo stile di vita metropolitano, intrisi di un’estetica decadentista macabra e grottesca.

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