9 settembre 2020

Recensione: Saggio sul luogo tranquillo, di Peter Handke

Titolo: Saggio sul luogo tranquillo
Autore: Peter Handke
Editore: Guanda
Pagine: 120
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo copertina: 13,00 €


Recensione a cura di Mario Turco

E dopo la morte del romanzo si tratta di annunciare anche il decesso del flusso sensoriale libero in prima persona. Il funerale si svolgerà attraverso la lettura di “Saggio sul luogo tranquillo”, pubblicato da Guanda nel 2014 nella sezione Prosa Contemporanea e riproposto quest'anno in occasione del fatto che l'autore Peter Handke è stato insignito nel 2019 del Premio Nobel per la Letteratura. Un riconoscimento criticato da più parti per via delle sue affermazioni filo-serbe nella sanguinosa Guerra dei Balcani, del revisionismo sul massacro di Srebrenica (ancora una volta i complottisti di pur elevata caratura intellettuale obiettano mancanza di prove!) e il discorso tenuto alle esequie di Slobodan Milosevic. Posizione chiari e nette che evidentemente per l'Accademia non sono state ostative al premio in denaro e alla definitiva investitura di un maestro del secondo Novecento. Ma Handke lo è ancora adesso?

Districarsi nella sua foltissima produzione che varia da film, documentari, testi teatrali e romanzi non è certo facile ma mettendo al centro del discorso questo “Saggio sul luogo tranquillo”, uno dei suoi ultimi lavori che forse meglio rappresenta la direzione intrapresa dalla seconda parte della sua carriera qualche obiezione alla scelta compiuta a Stoccolma si può fare. Una parte considerevole degli scritti di Handke muove dalla rielaborazione dei ricordi per giungere a saggi che non ospitano nessun contributo teorico afferente ad una scienza ma sono semplici sotterfugi per denominare in altri modi i diari di viaggio che fanno parte del corpus della sua produzione. In questo libro che, come dice la quarta di copertina vorrebbe essere “un'intricata e seducente trama di memorie, immagini, pensieri, divagazioni”, il primo poetico luogo tranquillo, lo scriviamo con la maggior grazia possibile, è un cesso pubblico. Lo scriviamo con questo sarcasmo perché l'autore austriaco si prende al contrario troppo sul serio per un lavoro che considerata la sua rivendicata frammentarietà in alcuni scorci accenna invece ad una preparazione teorica di cui non si avverte la presenza. Sì, “Saggio sul luogo tranquillo” utilizza una lingua elegante ed evocativa ma riesce a farlo solo sul breve, brevissimo tratto: “Lo scrosciare dell'acqua intorno alla casa isolata suonava come se la pioggia incedesse con calzature pesanti: dapprima zampettava incerta, poi camminava svelta e infine marciava a grandi passi, per tutta la notte. Non è nevicato, e per quell'unica volta la neve non è mancata”.

La struttura in micro-sezioni di poche righe che si librano liberamente tra sensazioni, reminescenze, accenni ad un possibile doppio e caricate da ricorsi letterari che invece di arricchire la narrazione l'ammantano di una cifra personalistica troppo vicino alla confidenza, fanno di “Saggio sul luogo tranquillo” un collage di partenze false, una rincorsa al buono spunto, un mosaico di insicurezze. Handke in quest'ultimo senso insiste ripetendo come una litania vari “Io non so...”, “Io non sono sicuro...”, “Forse mi sbaglio” che potrebbero anche funzionare come genere letterario (“Nebbia”, di Unamuno tanto per citare uno dei più segnanti) se il libro avesse una qualche tenue linea narrativa. La ricerca dei luoghi tranquilli dove isolarsi dalla gente, volontariamente e non, pur facendo sì che i rumori della vita continuino ad entrare come un sussurro più calmo, più ponderato perde invece ben presto la sua potenzialità letteraria. Traspare dall'opera una certa mancanza d'ispirazione e forse anche una certa stanchezza, un rifiuto quasi della ricerca della bella immagine che da parca diventa presto rarefatta e quasi assente. Così anche il rimuginare sui luoghi dell'infanzia alla luce delle presenti idiosincrasie sembra essere un ulteriore impantanamento in una crisi che da stilistica passa soprattutto ad essere esistenziale. La leggiadria del passo lieve non riesce a nascondere questa pesantezza e non far pensare che il luogo più tranquillo in fondo sia sempre la tomba. Della poesia ma anche di premi letterari come il Nobel che una volta assegnati hanno sempre la maledizione di far diventare lo scrittore postumo.

L'AUTORE
Peter Handke, nato a Griffen (Austria), nel 1942, è romanziere, drammaturgo e poeta. La casa editrice Guanda ha pubblicato Storie del dormiveglia, Falso movimento, Il peso del mondo, La storia della matita, Pomeriggio di uno scrittore, Epopea del baleno, Saggio sul luogo tranquillo, Saggio sul cercatore di funghi, Prima del calcio di rigore, L’ambulante, I giorni e le opere e I calabroni. Nel 2009 gli è stato conferito il premio Franz Kafka e nel 2014 ­l’International Ibsen Award. Ha collaborato in varie occasioni con il regista Wim Wenders, fino a Il cielo sopra Berlino. Nel 2019 gli è stato conferito il Premio Nobel per la Letteratura per “la sua opera influente che ha esplorato con ingegnosità linguistica la periferia e la specificità dell’esperienza umana”.