13 dicembre 2020

Recensione: Us, di Michele Cocchi

Titolo:
Us
Autore: Michele Cocchi
Editore: Fandango
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo copertina: 17,00 €

Recensione a cura di Daniela

Tommaso ha sedici anni, vive con i genitori ed il fratello Cosimo ad Airole, in Liguria, ha una passione per il basket che pratica con ottimi risultati e come tutti i ragazzini della sua età, adora giocare ai videogiochi. Un ragazzo come tanti, se non fosse per il fatto che non vuol saperne di mettere il naso fuori casa, neppure per andare a scuola. Da diciotto mesi ormai, Tommaso non esce neppure più dalla sua stanza, se non per recarsi in cucina mentre tutti dormono, per prendere le porzioni di cibo che la mamma, con pazienza, lascia nel frigorifero espressamente per lui. Chiuso nella sua stanza, Tommaso inizia a giocare ad un nuovo gioco il cui nome è Us (noi). Il gioco consiste nell'affrontare 100 campagne, una al giorno, in 365 giorni, l'obiettivo è vincere le 100 campagne prima delle altre squadre, ai vincitori va un premio in denaro di dieci milioni. La particolarità di Us consiste nell'essere un gioco a squadre, ma i giocatori non possono conoscere l'identità dei propri compagni, se non la voce e l'avatar con il quale interagiscono durante il gioco. Prima e dopo ogni missione, i giocatori hanno a disposizione quindici minuti di "anticamera" per discutere esclusivamente sulle strategie di gioco, parlare delle loro vite private è severamente vietato dal regolamento.


Così Tommaso inizia a vestire i panni di Logan e insieme a Rin e Hud, ripercorrendo virtualmente i peggiori massacri del novecento, senza mai avere la possibilità di scegliere se stare dalla parte della vittima o del carnefice. Le giornate di Tommaso scorrono lentamente, seguendo bene o male la solita noiosa routine, quando non è impegnato a guardare video delle partite di basket dei suoi giocatori preferiti o ad impersonare Logan, cerca di stabilire un contatto con un tasso che è solito osservare dalla finestra della sua stanza, nella quiete notturna. I genitori, esasperati dal comportamento del figlio, contattano una psicologa nella speranza che possa stabilire un contatto con lui e capire la causa del suo isolamento. Le missioni del gioco risultano man mano più spietate ed è quasi impossibile non lasciarsi coinvolgere emotivamente, benché sia solo un gioco, le dinamiche e le storie affrontate mettono a dura prova la sensibilità di Tommaso e soprattutto della compagna di squadra Rin, che dopo l'ennesima campagna cruenta, decide di abbandonare il gioco, precludendo a Logan e Hud, la possibilità di continuare a giocare. L'abbandono di Rin, getta Tommaso in uno stato di grande inquietudine e si rende conto che forse è arrivato il momento di affrontare le proprie paure.


Us tratta una tematica importante, descrivendo minuziosamente il fenomeno psichiatrico denominato hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente stare in disparte e si manifesta attraverso l'isolamento del soggetto colpito e il rifiuto totale non solo per ogni forma di relazione, ma anche per la luce del sole. Gli hikikomori evitano qualsiasi tipo di relazione e comunicazione diretta con altri individui, le uniche interazioni con l’esterno avvengono attraverso internet, l’utilizzo di chat, social network e videogame. Lo stile di scrittura è molto fluido e accessibile, il racconto si svolge prevalentemente tra le mura domestiche, ma è intervallato dalle scenografiche ambientazioni del gioco, dove il ritmo di scrittura diventa più dinamico, alternando brevi dialoghi concitati ad operazioni audaci, emozioni e riflessioni del protagonista sono una costante della narrazione, allo scopo di chiarire i motivi che persuadono Tommaso a chiudersi nel suo scafandro.


Di fatto il gioco ha vietato ai giocatori di parlare di sé stessi, questo forse è il motivo per cui Tommaso è riuscito ad instaurare un legame con i suoi compagni. Si è sentito libero di relazionarsi con loro, senza dover sottostare all'altrui giudizio ed inevitabilmente, ha iniziato ad affezionarsi alle persone con cui ha condiviso delle emozioni, talvolta anche molto forti, al punto da obbligarsi ad affrontare i propri demoni per vivere la più vera delle avventure, all'insegna dell'altruismo e dell'amicizia, scoprendo che il vero eroe è colui che sceglie di vivere la propria vita ogni giorno.

L'AUTORE
Michele Cocchi (Pistoia, 1979) lavora come psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza. I suoi racconti sono apparsi su riviste e su antologie. Nel 2010 ha pubblicato la raccolta Tutto sarebbe tornato a posto (Elliot), finalista come libro dell’anno di Fahrenheit. Il suo primo romanzo è La cosa giusta (Effigi, 2016). Con La casa dei bambini (Fandango, 2017) ha vinto la XXXVII Edizione del Premio Comisso.