1 agosto 2021

Recensione: Il cinema delle meraviglie. Le storie del Marvel Cinematic Universe, di Alex Zaum e Michele Pinto

Titolo:
Il cinema delle meraviglie. Le storie del Marvel Cinematic Universe
Autore: Alex Zaum, Michele Pinto
Editore: Dots
Pagine: 184
Anno di pubblicazione: 2020
Prezzo copertina: 14,00 €

Recensione a cura di Mario Turco

In attesa di The Story of Marvel Studios: The Making of the Marvel Cinematic Universe, il volume da collezione ufficiale annunciato da Marvel composto di 512 pagine contenente dietro le quinte esclusivi sulla creazione dell’Universo Cinematografico Marvel che verrà pubblicato da Abrams Books in America a partire dal 19 ottobre, gli appassionati italiani del fenomeno cinematografico più clamoroso di questo secolo possono rivolgersi al mercato nostrano per saziare la loro sete d'approfondimento. Tra i numerosi saggi usciti sul mercato editoriale si segnala “Il cinema delle meraviglie - Le storie del Marvel Cinematic Universe”, scritto a quattro mani da Michele Pinto e Alex Zaum e pubblicato da Dots Edizioni. Agile nella forma e nel contenuto, il libro dei due autori affronta il composito mondo finzionale cinematografico della Casa delle Idee con un approccio semplice e vivace, da appassionati cultori della materia (anche se fa un po' sorridere la rivendicazione da parte di Pinto di possedere 20000 fumetti Marvel, come se la visuale di studio si potesse misurare quantitativamente e non qualitativamente). 


Il saggio è suddiviso in sei capitoli che possono essere letti anche in maniera non sequenziale ma se questo da una parte agevola la consultazione, dall'altra castra sin da subito una possibile unitarietà del discorso teorico da portare avanti. È proprio questa scelta che salta subito all'occhio: Il cinema delle meraviglie – Le storie del Marvel Cinematic Universe sembra possedere quasi i caratteri di un instant-book che rinuncia alla complessità pur di arrivare ipoteticamente prima nel mercato editoriale. L'impressione in realtà è che gli autori si siano fatti condizionare fin troppo dal target di riferimento – neofiti di cinema e fumetti – e dalle loro volontà ecumeniche rinunciando da subito ad una qualsiasi originalità di proposta e perfino al linguaggio specialistico. Ecco così che durante la lettura spesso si ha l'impressione di trovarsi di fronte a schede wikipediane dove a contare sono più le scontate sinossi che possibili deviazioni (si veda in tal senso lo scarno apparato bibliografico di supporto che fa riferimento a testate web generaliste). Un simile approccio usato per un Moloch filmico così temporalmente lungo e così trasversalmente pervasivo da non poter essere ignorato nemmeno se si avesse in odio il cinecomic fa dubitare dell'opportunità della sua riuscita, anche se siamo consapevoli dell'importanza che continuano ad avere, soprattutto sul lato vendite, questi manuali di largo consumo. 


Andando più specificatamente ai contenuti, di fronte al fenomeno audiovisuale più importante del nuovo millennio, sceso in campo con tutto il suo peso anche nella streaming war degli ultimi anni con le sue serie tv su Disney+, non si può che cominciare dagli impressionanti numeri: “Complessivamente i ventitré film del MCU hanno infatti incassato 22 miliardi di dollari, a fronte di un investimento di 4 miliardi. Anche per Hollywood è stato un dato sconvolgente, se si pensa che la saga di Star Wars, che era il più grande successo commerciale della storia del cinema, ne ha incassati meno della metà (circa 8 miliardi)”. Pinto e Zaum provano a rintracciare i motivi di un successo così inarrestabile facendo nel primo capitolo la cronistoria editoriale della Marvel prima e del suo Cinematic Universe dopo. Vengono presentati succintamente i personaggi principali del suo numeroso pantheon supereroistico, da Captain America a Thor, da Hulk agli X-men, e vengono anche indicati gli autori più famosi e le saghe più importanti. “Le ragioni di un successo senza precedenti” vengono sviscerate nell'omonimo capitolo cinque: mirabolanti effetti speciali con CGI però non invasiva (a differenza del cupo gradind color utilizzato dai rivali della DC comics nei loro film), cast di pregio contrattualizzato per più film, imponenti scenografie, narrazione seriale con l'acme dell'Endgame di Thanos, grande uso dell'ironia, assenza di contenuti scabrosi ed attenzione alle tematiche progressiste (fin troppo ruffiana in alcuni casi, come ricordato giustamente dai due autori, nella scena dell'emporwement femminile della battaglia finale contro il Titano Pazzo). Ecco allora che nonostante le polemiche sollevate da Martin Scorsese che ha definito i film del Marvel Cinematic Universe come dei parchi-divertimento senza dignità cinematografica, il libro si chiude ricordando che “in ogni età c'è stato un regno fantastico che ha aiutato le nuove generazioni a esplorare il loro posto nel mondo, la loro identità e i loro ideali. L'universo cinematografico Marvel è il regno fantastico di questa generazione”.