Recensione: Filmacci. 100 film italiani da evitare dal 2000 a oggi, di Filippo Morelli e Cesare Paris

Titolo:
 Filmacci. 100 film italiani da evitare dal 2000 a oggi
Autore: Filippo Morelli, Cesare Paris
Editore: Bibliotheka 
Pagine: 364
Anno di pubblicazione: 2024
Prezzo copertina: 18,00 €

Recensione a cura di Mario Turco

Da quando il web è diventato il canale comunicativo più importante per farsi ascoltare e leggere, la critica cinematografica ha mutato forma e perfino il suo stesso statuto identitario. Se prima si arrivava al vertice della professione soltanto attraverso l’esercizio elitario delle redazioni della carta stampata o la possibilità, data ai soli addetti ai lavori, di poter seguire i festival in giro per l’Italia ed il mondo, con l’affermazione del digitale le porte si sono spalancate anche per i cinefili meno titolati o fuori dai circuiti accademici. Le nuove figure nate all’interno di questa forzata democratizzazione hanno ampliato sia i linguaggi – si pensi ai nuovi modi di esercizio della pratica cinefila aperta dai social e dalle piattaforme – sia le modalità di intersezione con gli altri ambiti dell’audiovisivo - e qui si può citare il fecondo intreccio con i videogiochi e altri media audiovisivi. Ma, al contempo, la rete ha esasperato anche un modo personalistico ed iconoclasta di approccio alla visione dei film che spesso si traduce in uno sterile e onanistico “blast” del lungometraggio, tutto proteso alla brillantezza della singola demolizione ma senza nessuna riflessione o aggancio coi discorsi critici dell’oggi e sottesi al prodotto industriale o d’autore. 


“Filmacci. 100 film italiani da evitare dal 2000 a oggi”, di Filippo Morelli Cesare Paris edito da Bibliotheka Edizioni è davvero, nel bene e nel male, il non plus ultra della critica cinematografica post-Internet perché segnala il limite estremo a cui può tendere una sana ribalderia prima di passare il segno ed annoiare come il più conservatore e palloso satiro che mentre il mondo viene sconvolto dal cambiamento climatico fa ancora battute, per citare gli autori stessi, “su corna e cognati”. Filmacci è un dizionario filmico dell’orrore, una specie di Mereghetti del trash in cui i due autori, senza firmarle (meglio così, come ammesso anche da loro stessi nell’introduzione), compilano 100 schede di 3-4 pagine l’una in cui si divertono a demolire i film italiani più brutti, insulsi, vacui e orripilanti sfornati dalla fin troppo prolifica industria italiana. A mettere/scrivere il cappello introduttivo è uno dei critici italiani che più hanno segnato proprio questo modo di intendere l’analisi filmica, ovvero Boris Sollazzo che con fin troppa generosità riassume questa operazione come “una terza via tra l’accademia insopportabile di anziani soloni in servizio permanente effettivo e il vento nuovo della critica social”. Sempre secondo l’attuale direttore di The Hollywood Reporter “l’ironia alla base dell’operazione si rispecchia in ogni tappa del libro, decisa a terremotare l’attuale consociativismo critica-registi, rompendo le schiere di un buonismo diffuso (o a volte, cosa peggiore, di una neutralità innocua, fatta di racconti di trame e spoiler e interviste sdraiate)”. 


Tutto giusto, forse, se retrodatassimo Filmacci proprio all’anno da cui prende l’abbrivio. Perché dopo 25 anni di cinefili nell’era di Internet, per citare una famosa pagina social che ha anch’essa fatto il giro per trasmutarsi in una populistica presa in giro di qualunque forma di intellettualismo, i due autori di questo dizionario sembrano fermi all’adolescenza della critica social. Si veda ad esempio l’ossessione per la filmografia di Dario Argento, i cui titoli degli ultimi vent’anni – alla stregua di qualunque ragazzo che divora terabyte di cinema nella propria cameretta - sono naturalmente meritevoli di essere spernacchiati come filmacci. Nella scheda su “Non ho sonno”, ad esempio, si legge “Il protagonista, Stefano Dionisi, è l’unico cameriere occidentale di ristorante cinese esistente sulla faccia della Terra. Voi pensavate non esistesse un cameriere occidentale in un ristorante cinese, e invece c’è: è lui”. Ora, andando anche oltre l’ammiccante stile colloquiale da blog che ha smesso di essere innovativo dal loffio pericolo rappresentato dal Millenium Bug, questo giudizio tranchant che non ammette prigionieri è una cannonata a vuoto ben più grossa di quella supposta nel film di Argento. Come in un componimento poetico vergato nell’età della scoperta, Filmacci è quindi pregno di giudizi apodittici su chi ha capito tutto dell’industria cinematografica italiana e si può permettere di scornarlo con fiera ferocia: “Tutto è all’insegna del carino spinto a mazzetta, della bontà glicemica, dello zucchero filato che fa cariare i denti e marcire le gengive. E tutto, dai personaggi alle ambientazioni, sa di falso lontano un chilometro, puzza di operazione realizzata a tavolino solo per spillare i soldi a qualche quindicenne rincretinita dalla prime cotte”. È davvero questo il più interessante punto di vista da proporre per un prodotto dichiaratamente di consumo come “Bianca come il latte, rosso come il sangue”, di Giacomo Campiotti? L’amichettismo da censori/critici cinefili che parla solo ai propri arrabbiati colleghi e pensa che una quindicenne di Roccaraso debba sentire le emozioni come l’urbano provinciale che picchetta dal bar del quartiere LGBT friendly è un’operazionaccia culturale.

Filippo Morelli nasce a Civitavecchia nel 1974. Ha scritto sul quotidiano Il Manifesto e sulle riviste Videotecnica, Cinema in casa, Tutto Digitale e sull’edizione italiana della britannica Hotdog. Nel 2003 è fondatore, scrittore e unico lettore del sito Morelli’s Movie Guide, morto di stenti ormai da anni. A un certo punto decide che è ora di mangiare e inizia a lavorare nelle librerie Feltrinelli.

Cesare Paris, 1973, laureato in Storia e Critica del Cinema presso La Sapienza di Roma. Giornalista pubblicista, ha collaborato come critico cinematografico per il sito Kataweb Cinema (La Repubblica), la rivista Film e il quotidiano Rinascita. Collabora con il mensile il Millimetro. Con Bibliotheka ha pubblicato La risata amara - La morte della Commedia all’Italiana (2021).

LIBRI & CULTURA CONSIGLIA...