Recensione: L’altro d’oltrereno. Percorsi, incontri, conflitti e riconciliazioni in Europa (1870-1945), tra ideologia e letteratura, a cura di Valerio Cordiner e Gabriele Guerra

Titolo:
L’altro d’oltrereno. Percorsi, incontri, conflitti e riconciliazioni in Europa (1870-1945), tra ideologia e letteratura
Autore: Valerio Cordiner, Gabriele Guerra (a cura di)
Editore: Castelvecchi
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2024
Prezzo copertina: 25,00 €

Recensione a cura di Mario Turco

In un’Unione Europea che fino all’invasione della Russia sull’Ucraina e di quella dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza era dominata dai summit a due tra Francia e Germania - la prima come leader politica dei 27 Stati e la seconda come locomotiva economica - non è un esercizio sorpassato dalla Storia documentarsi sullo storico rapporto che intercorre tra le due forze trainanti di questo sempre più vecchio e sempre più bistrattato continente. Ma per farlo non occorre consultare necessariamente un trattatello della sempre più onnipresente geopolitica bensì affidarsi al contributo offerto da diverse figure culturali che tra Prima e Seconda Guerra Mondiale rifletterono in varia misura proprio sul rapporto che divideva ed univa le due nazioni. 


“L’altro d’oltrereno. Percorsi, incontri, conflitti e riconciliazioni in Europa (1870-1945), tra ideologia e letteratura”, a cura di Valerio Cordiner e Gabriele Guerra edito da Castelvecchi nella collana Costellazioni è in questo senso un libro davvero importante che, pur nascendo in ambito accademico, è perfettamente fruibile anche da un pubblico semplicemente desideroso di ampliare l’orizzonte di un tema che ha contrassegnato (e continuerà a farlo) il vissuto di tutti gli europei. Il volume pubblicato grazie ai fondi di ricerca del Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali della Sapienza di Roma infatti raccoglie gli atti del convegno omonimo che, come scrivono i due curatori nell’introduzione, fa innanzitutto una scelta metodologica ben precisa ponendo il fiume Reno come “immagine plastica” dei processi storici che segnano il turbolento rapporto tra Francia e Germania nel periodo preso in esame: "Un fiume scorre come limite e come via di comunicazione allo stesso tempo; nella storia europea dell’Otto-Novecento, il Reno tra Francia e Germania è stato sempre considerato in forme profondamente ambivalenti. “Oltrereno” diventa una vera e propria figura concettuale che rispecchia proprio questa oscillazione di significato politico, culturale, antropologico, un dispositivo paradossale che precipiterà poi negli abissi del secondo conflitto mondiale". 


La raccolta di interventi ospitati dal saggio comincia ad esempio col confronto operato da Simone Costagli tra le posizioni di Thomas ed Heinrich Mann che, dapprima differenziate dall’interventismo ancora fortemente nazionalista del primo (e le sue “Considerazioni di un impolitico” del 1918 furono, come noto, uno dei tanti testi “riletti” dall’aggressivo conservatorismo tedesco del tempo) finirono in seguito per trovare un punto d’incontro nell’universalismo illuministico sempre portato avanti dal secondo. Se i due fratelli Mann, seguendo ognuno un percorso intellettuale peculiare, divennero quindi “ambasciatori della pacificazione franco-tedesca”, molto più complessa fu invece la posizione sostenuta da Maurice Barrès, come argomentato con spirito contestatario da Valerio Cordiner nel suo lavoro “Terra di mezzo: la Renania europea di Maurice Barrès”. Oltre a togliere un po’ di muffa pregiudiziale dall’eredità politica che lo scrittore francese ha lasciato nei (pochi) manuali che ne danno contezza, il saggio esemplifica la dicotomia ancora insolubile tra il razionalismo dell’Esprit francese ed il violento pangermanismo operato soprattutto dagli Junker prussiani che, purtroppo, di lì a breve prenderà il sopravvento. Così, dopo un paio di saggi forse un po’ troppo filosofici e poco leggibili da chi non disponga dell’armamentario specialistico del primo Novecento, L’altro d’oltrereno. Percorsi, incontri, conflitti e riconciliazioni in Europa (1870-1945), tra ideologia e letteratura arriva a tracciare nella figura di un altro dei tanti dimenticati della letteratura la nascita de “l’asse spirituale franco-tedesco”: Ernst Robert Curtius. Gabriele Guerra nel suo intervento infatti ricorda come, pur nell’isolamento di una posizione non debitamente riconosciuta nell’ambiente dell’epoca, il professore di filologia romanza all’università di Bonn avesse richiamato prima del secondo conflitto mondiale la necessità per la sua nazione di giungere ad un pacifico umanesimo di stampo rinascimentale. Molto interessanti infine i saggi finali che, anche se rischiano di esulare dal percorso di ricerca di questo libro, chiariscono con un ottimo lavoro di archivio la visione poetica (e quindi un po’ personalista e per nulla oggettiva) della Russia che riportarono nei loro testi Lou Andreas Salomé e Rainer Rilke – autore Florian Gassner – e quella tormentata di Vladimir Nabokov con la Berlino in cui visse per vent’anni prima dell’esilio – autore Mario Caramitti.

VALERIO CORDINER
Insegna Letteratura francese presso la Sapienza Università di Roma, concentrando le sue ricerche attorno alla nascita e allo sviluppo dell’identità francese, tra letteratura e discorso giuridico e politico.

GABRIELE GUERRA
Insegna Letteratura tedesca presso la Sapienza Università di Roma, avendo al centro dei suoi interessi gli incroci concettuali e letterari tra cultura, politica e religione nel primo Novecento.

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