La recensione del film "I Roses", di Jay Roach nelle sale dal 27 Agosto distribuito da The Walt Disney Company Italia

Recensione a cura di Mario Turco

Guerra dei sessi, conflitto coniugale, beghe tra sposi: qualunque scala tellurica scelga di utilizzare nel rapporto tra moglie e marito il cinema, per nostra fortuna, continua a mettere il dito. Ed è interessante che quando la settima arte si cimenta nel genere, sin dalla creazione della gloriosa screwball comedy degli anni 30, lo fa recuperando principalmente la dimensione verbale, isolando e circoscrivendo la tensione tra coniugi alla sapida dialettica dialogica. D'altronde, anche William Shakespeare, lo scrittore più tradotto direttamente e indirettamente sullo schermo, si è divertito in tante sue opere a far deflagrare le differenze di genere, ceto e carattere che sussistono tra gli amanti in stoccate verbali passate giustamente alla storia, come questo passaggio di “Molto rumore per nulla”: "Allora, per la verità, mi sembra troppo bassa per un'alta lode, troppo scura per una chiara lode, e troppo piccola per una grande lode. Solo questo posso riconoscerle di buono, che se fosse diversa da com'è, non sarebbe bella, e che, essendo com'è, non mi piace". 


Scriviamo questo preambolo prolettico per dire subito che i pregi e i limiti di "I Roses", di Jay Roach nelle sale italiane dal 27 agosto grazie alla distribuzione di The Walt Disney Company Italia stanno proprio nelle tante, troppe parole (e i pochi fatti) che i due protagonisti si dicono prima e si rinfacciano dopo nell'arco delle quasi due ore di pellicola. Sceneggiato dall'onnipresente Tony McNamara, il film è l'adattamento cinematografico del romanzo del 1981 di Warren Adler “La guerra dei Roses”, già portato sul grande schermo nel 1989 con l'omonimo film, che qui diventa un doveroso aggiornamento più in linea con i tempi. Ivy (Olivia Colman) e Theo (Benedict Cumberbatch) sono due maturi newyorchesi che si piacciono e si amano subito tanto da trasferirsi nella stupenda Mendocino, località della California, per realizzare il loro comune progetto di vita. Lui, finalmente libero dalle pastoie metropolitane, diventa nell'arco di dieci anni un architetto di successo a cui viene affidata la realizzazione del museo navale della città mentre lei può sfogare senza ansie il suo talento culinario nella piccola (massimo 11 coperti!) locanda “We’ve Got Crabs”. Quando una tempesta si abbatte sulla località entrambi subiscono però un capovolgimento professionale: l'edificio progettato da Theo crolla rovinosamente mentre le ambizioni di Ivy decollano dopo la recensione positiva della critica del San Francisco Chronicle occorsa al ristorante per proteggersi dal fortunale. Gli equilibri di coppia saltano così in aria facendo in modo che a poco a poco ma in maniera inesorabile tra i due coniugi si accenda una polveriera di feroce competizione e risentimento nascosto... 


I Roses è una commedia che sin dal titolo intende chiarire la sua natura paradigmatica: scompare la guerra (anche se probabilmente gioca la sensibilità geopolitica dell'attualità),a dimostrazione di come il conflitto tra marito e moglie sia una condizione strutturale del matrimonio. L'intuizione principale del film è addebitare la crisi tra i due protagonisti non all'inaridimento del sentimento, sempre presente anche se mutato nelle forme, ma al cambiamento del rapporto socio-economico causato dall'evento catastrofico. Theo difatti accetta abbastanza pacificamente di trasformarsi in un padre casalingo dall'ossessione salutistica-militaresca ma, allo stesso tempo, non riesce nel corso degli anni ad accettare il suo fallimento professionale, mentre Ivy palesa il suo egoismo concentrandosi più sulla propria carriera mondana/imprenditoriale che sulla propria famiglia. Roach quindi, aiutato dalla strepitosa performance di Colman e Cumberbatch (il film andrebbe visto in originale per il lavoro che i due grandi attori fanno sul ritmo degli scambi verbali e sull’accento deliziosamente british, in contrapposizione alle smargiassate in stile SNL dei comprimari Samberg/McKinnon), è attento nel rendere verosimile questo scambio di potere tra i due, motore primo e unico di una distanza che è di genere prima che affettiva. Paradossalmente è questa vicinanza empatica ai due protagonisti a far perdere forza caustica a una commedia che scoppietta di tantissime punzecchiature (“Sei un pozzo di bisogni senza fondo”) e scene weird (la cena corale nella casa dei sogni) ma senza un fuoco d’artificio di cinismo finale che metta in discussione un rapporto sin troppo sentimentale. A metà strada tra l’ironia british dei due coniugi e la demenzialità statunitense dei loro amici, il film dimostra fin troppa sensibilità non lasciandosi mai andare fino in fondo nei territori di una vera disgregazione di coppia. Senza guerra, i Roses sono solo due borghesi in crisi come tanti altri

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