Recensione: Ettie e lo stagno di Mezzanotte, di Julia Green

Titolo
: Ettie e lo stagno di Mezzanotte
Autore: Julia Green
Editore: Uovonero
Pagine: 256
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 16,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Ettie e lo stagno di Mezzanotte è un romanzo che cresce pagina dopo pagina, portando il lettore dentro un mondo silenzioso e denso di suggestioni. La storia segue Ettie, una ragazzina che vive con la nonna ai margini di tutto: una casa piccola, isolata tra alberi e vento, una routine fatta di gesti ripetuti e un passato che gli adulti si ostinano a non spiegare. Ettie è obbediente, abituata a non fare domande, ma allo stesso tempo è attraversata da una curiosità che la spinge oltre i confini del “si è sempre fatto così”. Il suo mondo cambia quando incontra Cora, una coetanea che porta addosso un’energia diversa: più selvaggia, più libera, più disobbediente. Cora non si accontenta dei divieti e mostra a Ettie il luogo che ribalta tutto: lo stagno della cava, una cavità naturale colma d’acqua scurissima, immersa in un silenzio quasi sacro. Per Ettie quell’acqua è allo stesso tempo attrazione e paura: è un confine che sente di voler attraversare ma che la nonna le ha sempre proibito.

Cora diventa una sorta di specchio rovesciato: dove Ettie è cauta, Cora è impulsiva; dove una cerca ordine, l’altra porta caos; dove Ettie vive nel dovere, Cora vive nel desiderio. Il rapporto tra loro non è solo amicizia: è una collisione di mondi, un catalizzatore che costringe Ettie a mettere in discussione tutto — dalle regole della casa ai silenzi della nonna, fino all’origine di alcune ferite emotive che la famiglia ha nascosto sotto strati di abitudine. La nonna, pur rimanendo un personaggio silenzioso, è centrale nella storia. È una donna forte, concreta, segnata da un passato che non ha mai avuto il coraggio di condividere. La sua preoccupazione per Ettie, il suo bisogno di proteggerla, il suo modo rigido di gestire la quotidianità non nascono dal caso: c’è qualcosa che teme, qualcosa che la cava rappresenta e che Ettie ancora non conosce. Questo crea un conflitto che non esplode mai in grandi litigi, ma vive in mezze frasi, in sguardi trattenuti, in porte chiuse prima di fare domande scomode. 

Il romanzo esplora con delicatezza questo passaggio, dal sentirsi al sicuro al desiderare libertà, dall’essere protetti all’essere parte attiva di un segreto che chiama. Ettie non è un’eroina da manuale: è una ragazza curiosa, con paure genuine, con memorie non dette e dubbi che si insinuano come radici. La nonna ha motivi per tenere il silenzio, tradizioni che Ettie non comprende fino in fondo, e proprio questo silenzio diventa il vero ostacolo da affrontare. Cora porta in scena temi più ampi: la differenza, la ribellione, la fascinazione per qualcosa di oscuro e profondo. Lo stagno non è solo acqua gelida: è metafora di verità sommerse, memorie sepolte, temi che la protagonista deve affrontare. La natura attorno ad Ettie — foresta, acqua, cielo — non è solo sfondo, è presenza attiva: accompagna, incalza, riflette il tumulto interno di un’anima che vuole uscire dalla zona sicura. Lo stile di Julia Green è poetico ma accessibile: le frasi scorrono fluide, le descrizioni ambientali sono ricche senza essere lente, la tensione emotiva è costante ma non urlata. Le emozioni emer­gono nei gesti — un salto nell’acqua, una frase non detta, una notte sotto gli alberi — piuttosto che in spiegazioni logorroiche. Le illustrazioni di Pam Smy sono davvero notevoli: il suo tratto in bianco e nero dona uno spessore visivo che arricchisce la tensione narrativa e valorizza l’atmosfera misteriosa del paesaggio naturale e delle cavità d’acqua della storia. Il risultato è un libro che parla di coraggio silenzioso, di libertà che fa paura, di segreti che possono essere affrontati solo quando si diventa abbastanza grandi da guardare sotto la superficie — proprio come succede con l’acqua scura dello stagno di mezzanotte.

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