Recensione: La pedagogia in età moderna, a cura di Monica Ferrari, Giuseppe Cospito, Matteo Morandi

Titolo
: La pedagogia in età moderna
Autore: Monica Ferrari, Giuseppe Cospito, Matteo Morandi
Editore: Scholé
Pagine: 384
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 32,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Il volume La pedagogia in età moderna, curato da Monica Ferrari, Giuseppe Cospito e Matteo Morandi, rappresenta un contributo di grande rilievo alla storiografia pedagogica contemporanea. Inserito nella collana “Itinerari di pedagogia”, il libro prosegue il lavoro di ricerca che da anni contraddistingue il gruppo pavese, volto a indagare le radici culturali dell’educazione europea attraverso un approccio storico-critico e interdisciplinare. Già l’introduzione, firmata dai tre curatori, delinea chiaramente l’impianto teorico del volume. La storia della pedagogia non viene intesa come semplice successione di dottrine o pensatori, ma come intreccio di pratiche, istituzioni, linguaggi e idee che hanno dato forma alla civiltà europea tra Rinascimento e Illuminismo. L’obiettivo non è dunque ricostruire un canone, bensì mostrare come l’educazione abbia agito da forza culturale e politica, attraversando il tempo con una sorprendente capacità di rigenerarsi. Ferrari, Cospito e Morandi propongono un metodo di lettura plurale e non lineare, capace di far dialogare storia, filosofia, teologia e letteratura. In questo orizzonte, la pedagogia appare come uno spazio di mediazione tra l’ideale e il reale: un laboratorio di utopie, ma anche di compromessi sociali, religiosi e istituzionali. L’educazione è vista come pratica viva, collocata al crocevia fra sapere e potere, fede e libertà, individuo e comunità. Il sommario testimonia l’ampiezza di questa prospettiva. I venticinque capitoli che compongono l’opera esplorano figure e contesti emblematici: Erasmo e Lutero, la Ratio studiorum dei gesuiti, l’institutio principis nelle corti europee, le utopie pedagogiche del Seicento e del Settecento, l’università moderna, la pedagogia femminile, fino all’Illuminismo e alla stagione del Neoumanesimo tedesco. Tra gli autori analizzati emergono nomi cruciali come Rousseau, Locke, Condillac, Madame de Genlis e Basedow, ma anche figure meno note che rivelano la densità culturale della modernità educativa. Uno dei fili conduttori dell’opera è il concetto di Bildung, la formazione come processo di costruzione dell’identità personale e collettiva. Tale idea, radicata nell’Umanesimo e rifiorita tra Settecento e Ottocento, viene letta dagli autori come principio capace di unire le diverse esperienze pedagogiche europee, nonostante le fratture confessionali e politiche. Al tempo stesso, il libro invita a riflettere sul ruolo delle istituzioni educative — scuole, collegi, università — nella definizione di nuovi modelli di cittadinanza e nel disciplinamento delle società moderne.

La lettura risulta sempre accessibile, anche quando affronta temi complessi. Ogni capitolo intreccia la riflessione teorica con il racconto delle prassi, dei contesti e delle figure protagoniste, dando così vita a un mosaico di storie che restituisce concretezza all’evoluzione del pensiero pedagogico. La scrittura, pur scientificamente rigorosa, mantiene un tono limpido e narrativo, in linea con l’intento divulgativo della collana. Il valore del volume risiede anche nella sua attualità implicita. L’educazione, qui, non è solo oggetto di analisi storica ma anche strumento per comprendere le sfide contemporanee: l’inclusione, la formazione della cittadinanza, la tensione tra globalizzazione e identità culturale. Come ricordano i curatori, studiare la pedagogia moderna significa misurarsi con le radici stesse della libertà europea, intesa non come concessione ma come forma di convivenza costruita attraverso la conoscenza. In un’epoca in cui la scuola rischia di essere ridotta a macchina amministrativa, La pedagogia in età moderna riafferma con forza la dimensione etica e civile dell’insegnamento. È un testo che restituisce dignità alla storia della pedagogia, intesa come disciplina viva e critica, capace di connettere il passato alle domande del presente. Opera corale, densa e al tempo stesso leggibile, questo libro non si limita a raccontare la modernità: la interroga, ricordandoci che l’educazione, ieri come oggi, è il più potente strumento di libertà.

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