Recensione: Largo ai sogni. Motel Calivista 3, di Kelly Yang

Titolo:
 Largo ai sogni. Motel Calivista 3
Autore: Kelly Yang
Editore: Emons
Pagine: 350
Anno di pubblicazione: 2025
Prezzo copertina: 14,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Largo ai sogni di Kelly Yang è un romanzo che riesce a parlare con sincerità e calore dell’adolescenza, dell’identità e del bisogno di trovare il proprio posto nel mondo. Leggendolo, si ha la sensazione di entrare in un diario vivo, pieno di contraddizioni e di speranze, dove la protagonista, Mia Tang, cresce davanti ai nostri occhi, affrontando allo stesso tempo le sfide di una ragazza normale e quelle più complesse di chi appartiene a due culture.

Immagine realizzata con l'IA

La storia si apre con un momento che segna un confine: Mia, i suoi genitori e i nonni partono per un viaggio in Cina, dopo anni di vita negli Stati Uniti. Tornare “a casa”, o almeno nel paese da cui tutto è cominciato, è per lei un’esperienza intensa e confusa. In Cina si sente contemporaneamente vicina e lontana: la lingua, i modi, le tradizioni le appartengono solo a metà. È cinese, sì, ma non come gli altri la intendono; è americana, ma non abbastanza per essere accettata del tutto nemmeno lì. È un sentimento di scissione che attraversa tutto il romanzo e che Yang riesce a descrivere con una naturalezza disarmante: l’identità non come qualcosa di fisso, ma come un movimento continuo, fatto di domande più che di risposte. Al ritorno dal viaggio, la famiglia Tang trova ad attenderli nuove difficoltà. Il Motel Calivista, che gestiscono con fatica da anni, deve affrontare la concorrenza di una catena di lusso che rischia di schiacciarli. Gli affari non vanno come sperato, i clienti scarseggiano, e il sogno americano che i genitori di Mia hanno inseguito per così tanto tempo sembra di nuovo vacillare. È in questo contesto che Mia inizia a capire quanto siano fragili gli equilibri della sua famiglia e, allo stesso tempo, quanto siano forti i legami che la tengono unita. A scuola, le cose non vanno meglio. Le amicizie cambiano: Lupe, la sua migliore amica, sembra più distante, e Jason, con cui c’è un’intesa sottile e incerta, le fa provare emozioni nuove che la spaventano e la incuriosiscono. Mia, che sogna di diventare scrittrice, si ritrova anche a confrontarsi con il potere delle parole — quanto possano ferire, curare o cambiare le persone. Quando un suo articolo pubblicato sul giornalino scolastico scatena reazioni inattese, capisce che scrivere non è solo un modo per raccontare, ma anche una forma di responsabilità.

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La cosa che più mi ha colpito è come Yang riesca a intrecciare tutte queste linee — famiglia, amicizia, cultura, lavoro, identità — senza mai perdere la voce autentica di Mia. Ogni pagina vibra del suo entusiasmo e della sua vulnerabilità. Ci sono momenti luminosi, come le descrizioni del viaggio in Cina o le giornate trascorse con i nonni, e altri più dolorosi, come la paura del fallimento, la delusione o l’umiliazione. Ma in ognuno si avverte la stessa energia: quella di una ragazza che impara a credere in se stessa anche quando il mondo le chiede di essere qualcun altro. Inoltre, il libro si fa apprezzare per la capacità di trattare temi complessi come il razzismo, la disparità economica e la gentrificazione senza renderli pesanti o didascalici. Tutto passa attraverso gli occhi di Mia, che osserva, si interroga, sbaglia, cresce. La sua voce è fresca, ironica, ma anche profondamente empatica. È impossibile non affezionarsi a lei, ai suoi genitori sempre in bilico tra orgoglio e preoccupazione, ai loro sogni che sembrano troppo grandi ma che, in qualche modo, continuano a resistere. Largo ai sogni, terzo volume della serie, è un libro sul coraggio di cambiare — non quello eroico, ma quello quotidiano: avere il coraggio di dire la verità, di chiedere scusa, di accettare chi si è, anche quando non si rientra in nessuna categoria precisa. È un romanzo che parla ai ragazzi, ma che ha molto da dire anche agli adulti, perché ricorda che crescere non finisce mai. Kelly Yang scrive con onestà, senza paura di mostrare la fragilità dei suoi personaggi, e con una fiducia profonda nella capacità delle persone di trovare, ovunque si trovino, un piccolo spazio per sognare.

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Kelly Yang è emigrata con la famiglia dalla Cina quando era ancora una bambina, ed è cresciuta in California in circostanze molto simili a quelle di Mia Tang, la protagonista di questo libro. A tredici anni ha abbandonato i motel e si è iscritta all’università. Dopo essersi laureata alla UC Berkeley e alla Harvard Law School, ha debuttato nella narrativa per ragazze e ragazzi con Motel Calivista, buongiorno!, primo volume di una serie di grande successo che ha vinto moltissimi premi. Autrice di romanzi ai primi posti della classifica del “New York Times”, ha fondato The Kelly Yang Project, uno dei più importanti progetti internazionali per insegnare alle ragazze e ai ragazzi a pensare con la propria testa, a scrivere e a parlare in pubblico. www.kellyyang.com

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