Recensione: Piazze d'Italia. Dal foro alla città contemporanea, di Gilberto dal Cengio

Titolo:
Piazze d'Italia. Dal foro alla città contemporanea
Autore: Gilberto dal Cengio
Editore: Editoriale Programma
Pagine: 176
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 9,90 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Piazze d’Italia. Dal Foro alla città contemporanea di Gilberto dal Cengio non si limita a raccontare le piazze: invita a entrarci, a sostare, a respirarle. Fin dalle prime pagine si capisce che la piazza, per l’autore, non è uno spazio urbano qualunque. Le vie si percorrono, scrive, portano altrove. Le piazze invece sono sospensione, fermata, respiro, attesa. Sono il luogo in cui la città si raccoglie e si riconosce. E non è un caso che venga citato Marcello Piacentini: «La bellezza delle città è dovuta alle piazze. La città vive per la sua piazza». 


Il volume accompagna il lettore in un viaggio ampio e ambizioso: dall’agorà greca al foro romano, dalle piazze medievali del mercato, del municipio e del duomo alle città ideali del Rinascimento; dagli splendori barocchi alle trasformazioni ottocentesche fino alle sperimentazioni contemporanee. È un percorso cronologico, ma anche culturale. La piazza diventa lo specchio delle epoche, delle tensioni politiche, delle aspirazioni civili. Dal Cengio, forte di una formazione solida in storia dell’arte, non scrive come un semplice divulgatore. La sua prosa è precisa, talvolta analitica, ma mai fredda. Si avverte una passione autentica per l’architettura e per la città come organismo vivo. Ogni piazza è letta nella sua stratificazione: funzione, impianto urbanistico, simbologia, trasformazioni nel tempo. L’indice stesso rivela l’ampiezza dello sguardo: si passa da Pomponesco a Pienza, da Lecce a Bologna, da Milano a Napoli, fino a Gibellina e al Grande Cretto di Alberto Burri. Non solo capolavori celebrati, ma anche luoghi meno noti, piccoli centri che raccontano un’idea di spazio pubblico spesso più intima, ma non meno significativa. Particolarmente riuscite sono le pagine dedicate alle trasformazioni moderne e contemporanee. Qui il libro mostra un volto quasi meditativo: cosa accade alla piazza quando la città cambia ritmo, quando l’automobile invade lo spazio, quando il centro storico si svuota o si musealizza? E cosa significa progettare una piazza oggi? La riflessione su Gibellina e sul Grande Cretto, ad esempio, apre a una dimensione più concettuale: la piazza come memoria, come ferita, come gesto artistico.


Il libro è anche un oggetto visivamente curato. Le immagini non sono semplici illustrazioni, ma parte integrante del racconto. Aiutano a cogliere proporzioni, prospettive, relazioni tra edifici e vuoti. Perché, come suggerisce l’autore, la piazza è prima di tutto uno spazio vissuto, e lo sguardo è fondamentale. Quello che colpisce, però, è il tono complessivo. Pur fondato su riferimenti storici e artistici puntuali, il testo non si chiude mai nell’erudizione. Si percepisce l’intenzione di accompagnare il “viaggiatore”, come recita la sinossi. È un libro che si può leggere in poltrona, ma che viene voglia di portare con sé, di consultare prima di una visita, di riaprire dopo aver camminato in una piazza reale. In fondo, Piazze d’Italia è anche una riflessione sulla nostra identità collettiva: ogni borgo, villaggio, città o metropoli ha il suo centro, la sua piazza. È lì che si sono tenuti mercati, processioni, rivolte, feste, comizi, incontri quotidiani. È lì che la comunità si è mostrata e riconosciuta.

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Gilberto dal Cengio, nato a Milano nel 1976, è ricercatore indipendente e saggista. Dopo la laurea quadriennale in Arti Visive, ha ottenuto una seconda laurea magistrale cum laude in Storia dell’Arte presso il Dipartimento di Culture e Civiltà dell’Università di Verona. In seguito ha frequentato, a Venezia, il biennio universitario di Specializzazione all’Insegnamento Secondario.

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