Titolo: Luce del mio occhio
Autore: Nicola Brunialti
Editore: Lapis
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 13,50 €
Recensione a cura di Luigi Pizzi
Luce del mio occhio è uno di quei romanzi che riescono a far sorridere mentre affrontano questioni molto serie. Nicola Brunialti prende in prestito l'immaginario dei miti antichi, popolandolo di ciclopi, amazzoni e avventure rocambolesche, ma dietro la leggerezza e l'umorismo costruisce una riflessione sorprendentemente attuale sul rispetto, sulla libertà e sulla capacità di mettere in discussione ciò che abbiamo sempre considerato normale. La storia si svolge su una piccola isola abitata dai ciclopi, un popolo che vive seguendo tradizioni antichissime senza mai fermarsi a chiedersi da dove arrivino o se abbiano davvero senso. Le cose si fanno in un certo modo perché si sono sempre fatte così. È una regola non scritta che nessuno sembra voler discutere. In questo mondo fatto di certezze assolute vive Fileno, un giovane ciclope che appare subito diverso dagli altri. Non è il più forte, non è il più coraggioso, non è nemmeno quello che ama mettersi in mostra. Anzi, spesso sembra fuori posto nel suo stesso villaggio. Fileno è un protagonista che conquista lentamente. Non perché compia imprese straordinarie, ma perché assomiglia a tanti ragazzi che si sentono inadeguati rispetto alle aspettative degli altri. Cresce in una società che gli ha già spiegato come dovrebbe essere un vero ciclope, ma lui fatica a riconoscersi in quel modello. E forse è proprio questa sua diversità a renderlo il personaggio ideale per intraprendere un percorso di cambiamento. A sconvolgere il suo mondo arriva Antea, una giovane amazzone che non assomiglia a nessuna delle persone che Fileno abbia mai incontrato. È impulsiva, intelligente, ironica e soprattutto incapace di accettare qualcosa solo perché qualcuno sostiene che sia sempre stato così. Fa domande, contesta, provoca. In altre parole, costringe chi le sta intorno a pensare. Il rapporto tra i due è il vero motore della narrazione. I loro dialoghi sono vivaci, spesso esilaranti, e danno vita a una serie di situazioni che mantengono il ritmo sempre alto. Ma sotto i battibecchi e le gag si nasconde qualcosa di più profondo: l'incontro tra due modi completamente diversi di guardare il mondo. Ed è proprio questo confronto che permette a Fileno di iniziare a vedere la realtà con occhi nuovi.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è il modo in cui Brunialti utilizza la figura del ciclope. L'unico occhio di questi giganti non è soltanto una caratteristica fisica presa dalla mitologia: diventa una metafora efficace di chi osserva la realtà da una sola prospettiva. I ciclopi vedono il mondo in un unico modo e faticano persino a immaginare che possano esistere alternative. Fileno, invece, grazie all'incontro con Antea, scopre che esistono altri punti di vista e che cambiare idea non è una sconfitta, ma una forma di crescita. Il romanzo affronta temi importanti come gli stereotipi di genere, il rispetto reciproco e la libertà personale, ma lo fa senza mai trasformarsi in una lezione. Brunialti preferisce affidarsi all'avventura, all'ironia e alla forza dei personaggi. I lettori vengono così accompagnati a riflettere quasi senza accorgersene, seguendo una storia che diverte prima ancora di insegnare qualcosa. Particolarmente interessante è anche il modo in cui il libro racconta il cambiamento collettivo. Non è soltanto Fileno a modificare il proprio sguardo: poco alla volta l'intera comunità viene costretta a confrontarsi con idee nuove. Le trasformazioni più significative nascono infatti quando qualcuno trova il coraggio di fare una domanda che nessuno aveva mai osato porre. Lo stile di Brunialti è uno dei punti di forza del romanzo. La scrittura è rapida, brillante e attraversata da un umorismo continuo che rende la lettura estremamente piacevole. Il narratore dialoga spesso con il lettore, commenta gli eventi, scherza sui comportamenti dei personaggi e crea una complicità che ricorda le migliori avventure per ragazzi. Dietro la leggerezza, però, si nasconde una riflessione tutt'altro che superficiale: il romanzo affronta temi come i pregiudizi, la libertà di scelta e il rispetto reciproco senza mai trasformarsi in una lezione morale. Le illustrazioni di Francesco Fagnani completano perfettamente l'atmosfera del libro: con un tratto essenziale, colorato e immediatamente riconoscibile, trasformano i ciclopi in figure buffe e memorabili, contribuendo a mantenere quell'equilibrio tra avventura, comicità e riflessione che caratterizza l'intero romanzo. Alla fine della lettura resta una sensazione piacevole: quella di aver seguito un'avventura divertente, ma anche di aver incontrato personaggi capaci di lasciare una traccia. Luce del mio occhio parla di libertà, di amicizia e di cambiamento. Parla del coraggio necessario per guardare oltre i pregiudizi e della forza che serve per scegliere la propria strada quando tutti si aspettano che tu percorra quella già tracciata. È un romanzo che fa ridere, riflettere e discutere. E forse il suo merito più grande è proprio questo: ricordare che le domande giuste possono essere molto più rivoluzionarie delle risposte.
Nicola Brunialti, pubblicitario e scrittore. Dopo aver firmato campagne pubblicitarie cult come quella di "Paradiso Lavazza", dal 2010 si dedica a tempo pieno alla scrittura per ragazzi pubblicando romanzi di successo. È stato tra gli autori del programma TV “Chi ha incastrato Peter Pan?”, ha scritto “Dormono tutti”, una ninna nanna per Renato Zero ed è coautore con Simone Cristicchi della canzone “Abbi cura di me”. Incontra ogni anno i suoi numerosi e affezionatissimi lettori in festival letterari e scuole.
Autore: Nicola Brunialti
Editore: Lapis
Pagine: 208
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 13,50 €
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Luce del mio occhio è uno di quei romanzi che riescono a far sorridere mentre affrontano questioni molto serie. Nicola Brunialti prende in prestito l'immaginario dei miti antichi, popolandolo di ciclopi, amazzoni e avventure rocambolesche, ma dietro la leggerezza e l'umorismo costruisce una riflessione sorprendentemente attuale sul rispetto, sulla libertà e sulla capacità di mettere in discussione ciò che abbiamo sempre considerato normale. La storia si svolge su una piccola isola abitata dai ciclopi, un popolo che vive seguendo tradizioni antichissime senza mai fermarsi a chiedersi da dove arrivino o se abbiano davvero senso. Le cose si fanno in un certo modo perché si sono sempre fatte così. È una regola non scritta che nessuno sembra voler discutere. In questo mondo fatto di certezze assolute vive Fileno, un giovane ciclope che appare subito diverso dagli altri. Non è il più forte, non è il più coraggioso, non è nemmeno quello che ama mettersi in mostra. Anzi, spesso sembra fuori posto nel suo stesso villaggio. Fileno è un protagonista che conquista lentamente. Non perché compia imprese straordinarie, ma perché assomiglia a tanti ragazzi che si sentono inadeguati rispetto alle aspettative degli altri. Cresce in una società che gli ha già spiegato come dovrebbe essere un vero ciclope, ma lui fatica a riconoscersi in quel modello. E forse è proprio questa sua diversità a renderlo il personaggio ideale per intraprendere un percorso di cambiamento. A sconvolgere il suo mondo arriva Antea, una giovane amazzone che non assomiglia a nessuna delle persone che Fileno abbia mai incontrato. È impulsiva, intelligente, ironica e soprattutto incapace di accettare qualcosa solo perché qualcuno sostiene che sia sempre stato così. Fa domande, contesta, provoca. In altre parole, costringe chi le sta intorno a pensare. Il rapporto tra i due è il vero motore della narrazione. I loro dialoghi sono vivaci, spesso esilaranti, e danno vita a una serie di situazioni che mantengono il ritmo sempre alto. Ma sotto i battibecchi e le gag si nasconde qualcosa di più profondo: l'incontro tra due modi completamente diversi di guardare il mondo. Ed è proprio questo confronto che permette a Fileno di iniziare a vedere la realtà con occhi nuovi.

