Recensione: Sulle sponde del Silver Lake. La casa nella prateria vol.3, di Laura Ingalls Wilder

Titolo: Sulle sponde del Silver Lake. La casa nella prateria vol.3
Autore: Laura Ingalls Wilder
Editore: Gallucci
Pagine: 240
Anno di pubblicazione: 2021
Prezzo copertina: 13,50 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Sulle sponde del Silver Lake di Laura Ingalls Wilder è forse il volume della saga in cui il mondo di Laura cambia più profondamente. Dopo la natura ancora quasi intatta de La casa nella prateria e la vita faticosamente costruita lungo il Plum Creek, qui la frontiera comincia a trasformarsi sotto i suoi occhi. Arriva la ferrovia, compaiono accampamenti di operai, nuovi coloni, agrimensori, edifici che sorgono in pochi giorni. La prateria resta immensa e affascinante, ma non è più soltanto il luogo selvaggio nel quale una famiglia cerca di mettere radici: è una terra che sta cambiando rapidamente, e Laura cresce insieme a quel cambiamento. L’inizio è più doloroso rispetto ai romanzi precedenti. La famiglia Ingalls è stata colpita dalla scarlattina e Mary ha perso la vista. A questo si aggiunge la morte di Jack, il cane che aveva accompagnato Laura fin dall’infanzia. Sono due perdite molto diverse, ma segnano entrambe un passaggio: qualcosa del mondo conosciuto fino a quel momento è definitivamente finito. Laura si ritrova così ad assumere nuove responsabilità, soprattutto nei confronti di Mary, cercando di raccontarle ciò che non può più vedere. Da questo momento il suo sguardo diventa ancora più importante: osservare non significa soltanto soddisfare la propria curiosità, ma prestare i propri occhi alla sorella. 


Al centro della storia troviamo ancora la famiglia Ingalls, ma i suoi equilibri sono cambiati. Laura è ormai lontana dalla bambina impulsiva dei primi volumi. Conserva la sua passione per gli spazi aperti, per gli animali e per tutto ciò che si muove nella prateria, ma è più consapevole di ciò che accade attorno a lei. Mary, nonostante la cecità, non viene ridotta alla propria condizione: continua a studiare, ad ascoltare, a partecipare alla vita familiare e coltiva la speranza di poter un giorno proseguire la propria formazione. Mamma Caroline rimane la figura capace di trasformare qualsiasi sistemazione provvisoria in una casa, mentre Papà Charles continua a guardare verso Ovest, convinto che un nuovo inizio possa finalmente garantire alla famiglia maggiore sicurezza. L’occasione arriva attraverso zia Docia, che propone a Charles un lavoro presso la ferrovia nel Dakota. Per la prima volta Laura viaggia in treno, esperienza che Wilder racconta con autentico stupore: la velocità, le stazioni, i passeggeri, i vagoni sembrano appartenere a un mondo modernissimo rispetto ai lunghi trasferimenti sul carro. E proprio la ferrovia diventa uno degli elementi centrali del libro. Gli Ingalls raggiungono un territorio in piena trasformazione, dove centinaia di uomini stanno costruendo binari destinati a collegare luoghi che fino a poco prima erano semplicemente prateria. La trama accompagna quindi Laura nella vita del campo ferroviario e poi sulle rive del Silver Lake, tra baracche, tende, operai, cavalli e nuove conoscenze. Tra queste spicca la cugina Lena, vivace e spericolata, con la quale Laura condivide momenti di libertà e divertimento, soprattutto quando può cavalcare nella prateria. Ci sono poi il misterioso Big Jerry, i cavalli rubati e una comunità provvisoria nella quale persone provenienti da luoghi diversi si incontrano per qualche settimana prima di ripartire. Wilder riesce ancora una volta a costruire l’avventura senza bisogno di una trama artificiosa: basta seguire la vita quotidiana perché qualcosa di nuovo accada continuamente.

Immagine dall'omonima serie Netflix (2026)

Il personaggio più interessante rimane però Laura. In questo volume comincia a percepire con maggiore chiarezza il peso delle aspettative familiari. Mamma vorrebbe che diventasse maestra, anche perché il suo lavoro potrebbe contribuire agli studi di Mary. Laura non sente quella professione come una vocazione e il pensiero di dover insegnare non la entusiasma affatto, ma comprende che crescere significa anche assumersi responsabilità che non si sono scelte. È una sfumatura importante, perché segna il passaggio da un’infanzia dominata dalla scoperta a un’adolescenza in cui cominciano a comparire il futuro, il dovere e le decisioni. Molto riuscito è anche il rapporto tra la natura e l’avanzare della civiltà. Laura guarda il Silver Lake ricoperto di uccelli, ascolta i lupi nella notte, osserva il cielo e la prateria vuota; nello stesso tempo vede arrivare la ferrovia, gli agrimensori e i coloni. Dove prima non c’era nulla sorgono edifici, attività commerciali e intere strade. In un capitolo dedicato alla vita nel nuovo paese, la bambina osserva quasi incredula una città prendere forma intorno a lei. Non c’è un giudizio esplicito, ma si avverte una sottile nostalgia per quella solitudine che sta scomparendo. La scrittura di Laura Ingalls Wilder conserva la semplicità e la limpidezza dei volumi precedenti, ma qui sembra acquistare una nota più malinconica. Il paesaggio rimane centrale: gli stormi sul lago, il vento, il ghiaccio, le notti illuminate dalla luna, i lupi che si muovono nella neve. Accanto a queste immagini entrano però il fischio delle locomotive, il rumore dei cantieri e il movimento degli uomini che stanno modificando quel territorio. Sulle sponde del Silver Lake è quindi un romanzo di crescita e di trasformazione. Cambia Laura, costretta a diventare più responsabile; cambia la famiglia, segnata dalla malattia ma ancora capace di ricominciare; cambia soprattutto la prateria, attraversata ormai dai binari e dalle nuove città. È forse meno avventuroso dei primi due volumi nel senso tradizionale del termine, ma più maturo e ricco di sfumature. Un libro di passaggio, in cui l’infanzia comincia lentamente a restare alle spalle e il grande spazio selvaggio dell’Ovest lascia intravedere il mondo che verrà.

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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