La recensione di "Arsenico e vecchi merletti" di Joseph Kesserling, regia di Anna Masullo, in scena al Teatro Ciak di Roma fino al 22 novembre
Recensione a cura di Mario Turco
"Arsenico e vecchi merletti", di Joseph Kesserling che per la regia di Anna Masullo e la traduzione di Masolino D’Amico è in scena al Teatro Ciak di Roma fino al 22 novembre, come scritto giustamente nelle note di presentazione è innanzitutto uno dei capolavori assoluti della commedia gialla, una pièce talmente iconica da diventare un classico sia al cinema - il celeberrimo film di Frank Capra - sia nei palchi di tutto il mondo. Di fronte a un meccanismo teatrale talmente oliato che suggerirebbe soltanto di rappresentarlo senza deviazioni, ecco che invece questa produzione firmata da Teatro Stabile del giallo e Ubik Produzioni si prende una certa libertà in alcune situazioni pur restando sostanzialmente fedele alla trama dell'originale. Come detto, difatti, dalla regista Anna Masullo: “La forza drammaturgica di Arsenico e vecchi merletti poggia da sempre su un perno fondamentale, ovvero il contrasto tra la micidiale follia della famiglia Brewster e l’ostentata, rassicurante normalità del loro ambiente domestico”. Per dare vita scenica a questo decoro borghese, fatto appunto di merletti, the inappuntabilmente serviti ai numerosi ospiti e atti di "pura bontà", non si può che partire dalle zie Abby e Martha, interpretate meravigliosamente da Anna Teresa Rossini e Angiola Baggi. La performance delle due attrici strappa le maggiori risate: il disincanto delle loro azioni omicidiarie, perpetuate per un senso di giustizia sentimentale fin troppo etico - curare con la morte uomini rimasti soli al mondo - gioca infatti sul contrasto con la loro bonaria e fragile apparenza di innocue e petulanti vecchiette. Seppur, come accennato sopra, le amnesie di Rossini causino un'interruzione nel primo atto, lo spettacolo non soffre la consistente durata di due ore sorprendendo quasi ad ogni svolta narrativa con trovate ad effetto sia di riscrittura modernista (le entrate rockeggianti di Jonathan, la canzone "Freedom " di Aretha Franklyn cantata dalle due protagoniste come inno alla loro libertà di uccidere chi soffre) che con un ritmo indiavolato che l'indovinato cast riesce ad esaltare. Così il casuale ritrovamento del cadavere del signor Brown, dodicesimo "beneficiato" della pietà cristiana delle due zie, da parte del nipote Mortimer (Patrizio Cigliano, in ruolo in cui il suo estro comico sguazza come non mai), è funzionale alla scoperta di uno dei nuclei familiari più folli ma allo stesso tempo irresistibilmente comici del teatro dell'ultimo secolo.
Ancora una volta un plauso va alla complessa scenografia, qui curata da LT Costruzioni, che con ben quattro punti di ingresso – tra cui l’irreprensibile “Panama” della cantina! - consente agli attori di ampliare il loro frenetico andirivieni in scena. Arsenico e vecchi merletti è allora un altro dei grandi successi del Teatro Ciak e della regista Anna Masullo – la cui fiammeggiante fantasia riesce a trovare sempre un punto d’incontro formidabile tra innovazione e omaggio deferente -, che speriamo venga accolto da un pubblico ancora più numeroso della prima ma altrettanto solidale di fronte alle inevitabili difficoltà che un così monumentale lavoro di memoria di genere comporta

