Recensione: Fare scuola con le nuove Indicazioni Nazionali, di Giacomo Mondelli

Titolo
: Fare scuola con le nuove Indicazioni Nazionali
Autore: Giacomo Mondelli
Editore: Anicia
Pagine: 288
Anno di pubblicazione: 2026
Prezzo copertina: 28,00 €

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Recensione a cura di Luigi Pizzi

Fare scuola con le nuove Indicazioni Nazionali di Giacomo Mondelli è un volume che affronta una delle questioni più importanti per la scuola italiana dei prossimi anni: comprendere che cosa cambierà con le nuove Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo e, soprattutto, capire come quel cambiamento potrà tradursi nella vita reale delle scuole. Non siamo però davanti a un semplice commento del documento ministeriale, né a un manuale che riassume novità e prescrizioni. Mondelli sceglie una strada più impegnativa: interrogare le nuove Indicazioni, confrontarle con quelle precedenti e ricostruire l’idea di scuola, di alunno, di insegnamento e di conoscenza che si trova dietro le parole del testo. È una scelta evidente fin dall’introduzione, dove l’autore dichiara di voler mettere temporaneamente da parte giudizi e prese di posizione per concentrarsi innanzitutto sulla lettura e sull’interpretazione del documento. Un atteggiamento tutt’altro che scontato, soprattutto quando si parla di scuola, terreno sul quale ogni cambiamento finisce rapidamente per dividere. Prima di stabilire se le nuove Indicazioni siano migliori o peggiori delle precedenti, Mondelli invita quindi a comprendere che cosa dicano davvero, quali elementi introducano e quali, invece, mantengano o trasformino. 


Il libro è organizzato in due grandi parti. La prima ricostruisce il quadro generale: il cambiamento annunciato, le difficoltà che il sistema scolastico italiano ha storicamente incontrato di fronte alle riforme, il confronto con le Indicazioni precedenti, la premessa culturale e le matrici pedagogiche che sostengono il nuovo impianto. La seconda entra invece nel cuore del lavoro scolastico: le finalità della scuola dell’infanzia e del primo ciclo, il profilo dello studente, gli obiettivi generali del processo formativo, la costruzione del curricolo e il ruolo delle discipline. Uno dei passaggi più interessanti riguarda il cosiddetto “cambio di paradigma”. Mondelli non accetta questa espressione come uno slogan, ma prova a capire che cosa significhi davvero. Per farlo ricostruisce il concetto stesso di paradigma e lo applica alla scuola, individuando una rete di elementi strettamente collegati: il modello educativo, il profilo dell’alunno, il curricolo, le finalità formative, le metodologie e il valore attribuito alle conoscenze. Cambiare paradigma, dunque, non significa modificare qualche obiettivo o sostituire alcune parole nei documenti ufficiali, ma intervenire sulla concezione stessa dell’insegnamento e dell’apprendimento. Particolarmente stimolante è il tema del rapporto tra conoscenze e competenze. Nel nuovo impianto i saperi disciplinari tornano ad avere un ruolo centrale, senza però cancellare la prospettiva delle competenze: le conoscenze vengono considerate il terreno necessario sul quale esse possono svilupparsi. È un nodo importante, perché permette di superare una contrapposizione che negli ultimi anni ha spesso irrigidito il dibattito scolastico. Ma è nelle conclusioni che il senso complessivo del volume emerge con maggiore chiarezza. Le Indicazioni, sottolinea Mondelli, non possono trasformarsi in un insieme di disposizioni da eseguire automaticamente. Ogni scuola deve leggerle alla luce della propria autonomia, del territorio, degli alunni, delle risorse disponibili e della propria identità educativa. Servono gradualità, confronto, formazione e soprattutto collegialità. Non esistono riforme capaci di cambiare la scuola da un giorno all’altro: ogni trasformazione richiede tempo per essere compresa, adattata e resa realmente praticabile. Anche l’apparato finale conferma questa impostazione concreta. Attraverso appositi QR code è possibile consultare direttamente alcuni documenti fondamentali: le nuove Indicazioni Nazionali, il decreto relativo ai modelli di certificazione delle competenze e le Raccomandazioni europee del 2018 sulle competenze chiave per l’apprendimento permanente e del 2022 sulla valorizzazione delle conoscenze. A questi materiali si aggiunge una bibliografia ampia, che consente di approfondire i riferimenti pedagogici, didattici e culturali richiamati nel testo. 

Immagine generata con l'IA

Lo stile di Mondelli è rigoroso e argomentativo. Non offre ricette pronte, ma costruisce domande, confronta documenti, mette in evidenza continuità e discontinuità. È una lettura che richiede attenzione, ma proprio per questo può diventare uno strumento utile non soltanto per i docenti, ma anche per dirigenti, staff e gruppi di lavoro chiamati a ripensare il curricolo. Fare scuola con le nuove Indicazioni Nazionali, quindi, non cerca di spiegare soltanto che cosa c’è scritto in un nuovo documento ministeriale. Cerca di capire che cosa accadrà quando quelle parole entreranno nelle scuole. Ed è qui che il titolo trova il suo significato più profondo: le Indicazioni possono stabilire una direzione, ma a trasformarle davvero in scuola saranno le persone che ogni giorno progettano, insegnano, osservano gli alunni e costruiscono insieme il percorso educativo.

Giacomo Mondelli, già Dirigente Scolastico, laureato in Pedagogia, si occupa da anni di temi riguardanti l’Educazione e la Formazione dei Docenti e dei Dirigenti scolastici.

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