15 gennaio 2012

Recensione: LA TRILOGIA STEAMPUNK di Paul Di Filippo

Titolo: La trilogia Steampunk
Autore: Paul Di Filippo
Editore: Delos Books
ISBN: 9788865301746
Pagine: 320
Anno di pubblicazione: 2011
Prezzo copertina: 14,90 €

Tra i tanti sottogeneri del fantastico, della fantascienza e del fantasy, lo Steampunk è uno dei più affascinanti, con i suoi scenari vittoriani, con le sue straordinarie tecnologie senza elettronica ed elettricità ma basate su ingranaggi e motori a vapore.
Tra i pionieri del genere, che annoverano nomi come Tim Powers, William Gibson, Bruce Sterling e Alan Moore con la sua Lega degli Uomini Straordinari, un posto particolare spetta a Paul Di Filippo, primo a usare il termine Steampunk in un titolo proprio con il presente libro.
La Trilogia raccoglie tre romanzi brevi ambientati nel diciannovesimo secolo, in una girandola di avventure narrate con l'arguzia e il consueto filo di ironia che caratterizza Paul Di Filippo. Cos'è accaduto alla regina d'Inghilterra? È realmente lei la creatura dagli strani appetiti che da qualche tempo siede sul trono dell'Impero Britannico? 

RECENSIONE
Cos’è il genere Steampunk? E’ questa la domanda che mi sono posto prima di leggere questa raccolta. 
Dalla ricerca in rete, la definizione che meglio sembra riassumere l’essenza di questo filone della narrativa fantastica-fantascientifica è questa: “come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima”. Interessante no? Anche se in realtà il genere è molto più articolato di questa semplice definizione (del resto, se siete interessati, potete acquistare il libro o approfondire la tematica sul web).

La trilogia Steampunk di Paul Di Filippo è una raccolta di 3 romanzi brevi, del tutto slegati tra loro, ambientati nell’800 (come la quasi totalità dei romanzi di genere) e tesi a ironizzare i pregiudizi dell’epoca. 
Nel primo, Vittoria, uno scienziato crea un tritone geneticamente modificato che riproduce la regina Vittoria. Quando quest’ultima scompare, il tritone-Vittoria viene utilizzato al posto della regina. Tuttavia c’è un problema: il tritone-Vittoria ha sviluppato un famelico desiderio sessuale e a farne le spese sarà il primo ministro William Lamb. Per questo lo scienziato Cosmo e il suo giovane assistente si lanciano alla ricerca della vera regina Vittoria, nei bassifondi londinesi, prima che il povero Lamb venga completamente prosciugato.  
Nel secondo, Ottentotti, Louis Agassiz (un naturalista svizzero ipocrita e razzista) e altri due personaggi si lanciano alla ricerca di un potente feticcio, la “Venere Ottentotta”,  prima che venga trovato e utilizzato per scopi malvagi da altri bizzarri personaggi (Cavalieri Teutonici e Seguaci di Dagon). 
Nell’ultimo racconto, Walt ed Emily, i due protagonisti, i poeti Walt Whitman ed Emily Dickinson (una delle caratteristiche del genere è proprio quella di adoperare personaggi storici reali), si lanciano in un viaggio extradimensionale grazie ad una magica pozione. Una volta giunti nella Terra dei Morti, manco a dirlo, incontreranno varie figure del passato fino ad innamorarsi e consumare biblicamente il loro rapporto.   

Personalmente non avevo mai letto niente di questo genere, come si deduce dalla domanda iniziale, e anche alla fine del libro, onestamente, non sono riuscito a inquadrare bene le sue peculiarità e i suoi confini, ammesso che esistano. 
A livello tematico è evidente una critica ad un modello sociale, quello ottocentesco, che l’autore prova a rovesciare utilizzando la fantasia. Il minimo comune denominatore è rappresentato dall’umorismo che rende la lettura divertente. Il linguaggio adoperato, merito soprattutto della traduzione, è abbastanza semplice; tuttavia, nel secondo racconto, l’utilizzo frequente di espressioni come “Io afefo cinque anni a qvell’epoca und, con mio patre lontano e mia matre morta…”  alla lunga rallentano la lettura rendendola poco scorrevole. 
Anche per quest’ultimo aspetto Ottentotti è il racconto che mi è piaciuto meno. Il primo, invece, l’ho trovato molto divertente, mentre l’ultimo è quello che ho amato di più soprattutto per le numerose citazioni poetiche che rendono i dialoghi brillanti e affascinanti. 
Detto questo faccio fatica ad esprimere un giudizio perentorio sul libro, e ancora di più sul genere.  Sicuramente la raccolta è interessante, originale, e merita di essere letta per permettere a chiunque di farsi una propria opinione. Allo stesso tempo devo ammettere che mi aspettavo qualcosa di più e che, in generale, il genere non mi ha convinto e appassionato molto.  

Consigliato? Si per chi ama l’autore o vuole approcciarsi a questo genere letterario.

L'AUTORE

PAUL DI FILIPPO vide la luce nel 1954 a Providence, piovosa cittadina del Rhode Island già nota per aver dato i natali all'oscuro scrittore H.P. Lovecraft. Fin dai suoi primi scritti l'Autore manifestò doti di eclettismo, originalità, e imprevedibilità riconosciuta anche dai più arguti tra i critici. Spaziando le sue storie tra tutti i sottogeneri dell'affabulazione cosmogonica, l'Autore fu tra i primi a raccontare storie fantatecniche del regno della regina Vittoria, fondando con altri il genere Steampunk, di cui la famosa Trilogia che presentiamo è un fulgido esempio. Altre lunghe novelle e antologie di storie più brevi sono state pubblicate anche sul suolo nostrano. Non ultimo il mirabile romanzo Un anno nella città lineare, stampato in questa collana, e acclamato finalista ai premi più rinomati. Esercita inoltre l'attività di severo critico letterario per le più importanti riviste americane. Negli ultimi anni l'Autore è impegnato nella stesura di testi per novelle grafiche.